Il taccuino della creativitàLa missione di Moleskine Foundation per potenziare la cultura milanese

L’editrice dei famosi quaderni punta su education e confronto tra culture con il suo braccio istituito per sviluppare progetti creativi in tutto il mondo, che pubblica anche podcast e iniziative editoriali molto curate

Le agende, i taccuini e i quaderni di viaggio di Moleskine sono oggetti di culto diffusi in Italia e nel mondo; resistenti alla transizione digitale, continuano a diffondersi e a raccogliere note, impegni e pensieri tra i loro eleganti bordi arrotondati. Accanto all’azienda, nata a Milano nel 1997, e in totale indipendenza da essa, dal 2016 esiste la Moleskine Foundation, una fondazione istituita per sviluppare progetti creativi in tutto il mondo, soprattutto con i giovani provenienti da complicate situazioni socio-geografiche. «I valori più alti della marca, che sono la cultura, la condivisione dei saperi, la creatività, la spinta allo sviluppo del genio umano, sono gli stessi della fondazione, dove li trasformiamo in impatto sociale»  racconta Adama Sanneh, Ceo e co-fondatore di Moleskine Foundation, davanti a un caffè nel bar del Base, l’hub creativo vicino a Porta Genova in cui Moleskine si è trasferita di recente.

Trentotto anni, nato a Monza, una laurea in Mediazione linguistica e culturale, un doppio master in business tra Milano e Ginevra, e in mezzo un’esperienza di due anni prima in Tanzania e poi in Uganda nel mondo della cooperazione, nemmeno venticinquenne. «A un certo punto ho iniziato ad avere la sensazione di essere dalla parte sbagliata della storia, perché nonostante raggiungessimo tutti gli obiettivi che ci eravamo dati, questi non per forza si trasformavano in una vera crescita del paese».

Da qui ha deciso di studiare business, «per costruire delle esperienze dove il mondo profit e no-profit si unissero», e ha lavorato nel mondo della consulenza, dove ha conosciuto la Fondazione Lettera 27. «La chiamavamo the unconventional cultural incubator. Era una fondazione piccola ma molto dinamica, creata dall’executive team originale di Moleskine». Quando nel 2016 l’azienda di taccuini è stata venduta a un gruppo belga, Adama, insieme con Maria Sebregondi (ideatrice del brand Moleskine e attuale presidente della Fondazione) e un gruppo di persone, ha trasformato Lettera 27 in Moleskine Foundation, un soggetto indipendente dal brand, da cui riceve solo una donazione annuale per i costi strutturali, oltre al nome.

La missione di Moleskine Foundation si esplicita nell’espressione «creativity for social change», utilizzare cioè la creatività come strumento di cambiamento sociale. Come? Attraverso tre canali, principalmente. Il primo sono i programmi educativi, in cui «sosteniamo lo sviluppo di skills creative come il pensiero critico e quest’idea della change making attitude, dell’attitudine al cambiamento, principalmente nei giovani con difficoltà di accesso». Tutto questo viene portato avanti in linea con l’agenda delle istituzioni internazionali come l’Unesco, l’Onu e i suoi obiettivi di sviluppo sostenibile. «Il mondo ha finalmente realizzato l’importanza della creatività per favorire una trasformazione sociale, ma non sa bene come fare: noi vogliamo dare gli strumenti», mi dice Adama, diviso tra l’entusiasmo per un impegno «molto stimolante ma anche molto frustrante, perché vedi questo patrimonio gigante di soluzioni, ma manca uno sguardo con cui capire il valore esistente».

Uno di questi programmi educativi è At Work, uno workshop di una settimana guidato dall’intellettuale, scrittore e curatore Simon Njami. Arrivato ormai al settimo anno, ha coinvolto 25 città di tutto il mondo e oltre 500 alunni da 40 paesi. Nel workshop, 25 giovani riflettono collettivamente su un tema (quest’anno è “What comes first”) e da lì sviluppano un processo individuale di creazione che si trasforma in un oggetto, un taccuino personalizzato. «L’idea di At Work è di fare un percorso personale, un lavoro su noi stessi: le nostre abilità creative ci permettono di fare le nostre scelte», racconta Adama Sanneh, con alle spalle in mostra i taccuini dell’ultima edizione del workshop, organizzata proprio al Base, mentre mi cita una delle sue definizioni preferite di istruzione, quella dell’autrice e attivista americana Bell Hooks: Education as a practice of freedom.

Accanto ai programmi educativi, in cui rientra tra gli altri anche WikiAfrica Schools (un’iniziativa con cui viene promossa l’alfabetizzazione e l’accesso degli studenti africani a dei sistemi di informazione globali), ci sono gli altri due pilastri del lavoro di Moleskine Foundation: il supporto alle organizzazioni esterne e la divulgazione. Quest’ultima avviene attraverso vari canali, con progetti editoriali moderni e curati, come il podcast “Creativity for social change”, la rivista Folios e altre pubblicazioni. L’appoggio alle organizzazioni esterne invece viene portato avanti principalmente con il Creativity pioneers support fund, un fondo con cui Moleskine Foundation aiuta degli organi culturali e creativi che operano in aree svantaggiate nel mondo.

«Ci sono delle organizzazioni fantastiche che affrontano grandi sfide come l’accesso all’istruzione, la parità di genere, il cambiamento climatico con approcci nuovi, non convenzionali, ma che spesso però vengono considerate non finanziabili. La nostra intuizione è invece che in un momento in cui i pilastri del mondo sono stati smossi, le risposte devono essere trovate in luoghi non convenzionali. La cultura deve essere più in alto rispetto a dov’è ora nell’agenda mondiale». Nelle prime tre settimane in cui è nato, il fondo ha ricevuto 548 application da 72 paesi del mondo, la maggior parte «di organizzazioni super interessanti: una di Mogadiscio che usa l’arte come costruzione identitaria delle donne in un paese dilaniato dalla guerra, un’altra attiva al confine tra Croazia e Serbia attraverso progetti di musica rock, un’altra ancora che usa l’opera lirica come strumento di trasformazione a Città del Capo. Noi possiamo sostenerle e imparare da loro a trovare soluzioni ai grandi problemi che tutti noi affrontiamo».

In tutta questa attività in giro per il mondo, Moleskine Foundation ha trovato di recente una casa al Base, luogo simbolo del cambiamento e del fermento culturale milanese, una sintonia perfetta con la fondazione: «Abbiamo trovato una casa non nel senso di house, di edificio, ma di home, in cui trasferire molti significati personali e collettivi. Per maturare, dovevamo riuscire ad avere una casa in cui fermarci per poi rilanciare e ripartire, un hub in cui costruire nuovi linguaggi, esperienze». È l’idea di glocal, di creare valore locale attraverso un approccio globale e viceversa, quello che Adama Sanneh e Moleskine Foundation hanno fatto e vogliono continuare a sviluppare.