La farsa di successoLa verità è che Putin ha messo in mostra le debolezze dell’Occidente

Il presidente americano Joe Biden ha adottato un approccio dilettantesco alla crisi ucraina, mentre gli Stati europei hanno pagato la dipendenza energetica che è figlia di una trentennale mancanza di visione strategica. Il risultato è stata una crisi dei missili a Cuba al contrario, con il presidente russo nel ruolo che fu di Kennedy

AP Photo/Vadim Ghirda, File

Tutto è ancora fluido sul fronte orientale, ma la sensazione è che Vladimir Putin stia raggiungendo tutti gli obiettivi. In più pare proprio essere riuscito col suo Fsb, che ha passato alcune “polpette avvelenate” agli agenti americani, a far fare una figura al limite dell’avanspettacolo ai servizi segreti americani e a Biden che gli ha fatto da cassa di risonanza.

Mercoledì 16 febbraio infatti è passato e invece della invasione dell’Ucraina denunciata come certa per questo giorno dai servizi americani, le truppe russe stanno lentamente ritornando nelle caserme e Putin si può permettere di fare battute salaci chiedendo quando gli Stati Uniti invaderanno il Canada dei camionisti ribelli.

Dunque, il Cremlino sta ottenendo che America, Europa e Nato inizino a definire le modalità per garantire che l’Ucraina non entrerà mai nell’Alleanza Atlantica, che non installerà mai missili occidentali e che il governo di Kiev ingoi il rospo di una trattativa per dare esecuzione agli accordi di Minsk. Di fatto, un lasciapassare a tutte le richieste avanzate settimane fa per iscritto dal Cremlino e che l’Occidente aveva rigettato con sdegno nel nome della libertà dell’Ucraina di decidere le sue alleanze. Libertà che ora le nazioni dell’Occidente conculcano.

Non solo, Putin ha anche appurato che nessuno in Occidente, ma proprio nessuno, è disposto a “morire per l’Ucraina” e che ancora una volta il fronte occidentale è frantumato con i paesi europei dell’ex Patto di Varsavia emarginati e zittiti dalla Realpolitik prona davanti a Mosca di Francia, Germania e Italia.

Ma quel che più conta è che la lunga processione di leader occidentali che è corsa da Putin per trattare sul lungo tavolo bianco costruito da un artigiano di Cantù considera la Russia una grande potenza alle cui ragioni di sicurezza si deve portare rispetto. In questa crisi, Putin ha dimostrato di mantenere in pieno il vantaggio dell’iniziativa – elemento dirimente nelle crisi internazionali – perché i suoi antagonisti sono sempre costretti a mosse difensive a fronte delle sue decisioni.

Ma non basta, resta forte le sensazione di una amministrazione americana poco lucida e in preda a un’inedita sindrome da wishful thinking che le ha fatto desiderare che si concretizzasse una mossa provocatoria russa contro l’Ucraina per recuperare consenso interno. Mai vista una amministrazione democratica così dilettantesca. Nel frattempo abbiamo assistito alla figura meschina dei leader europei che al tavolo bianco del Cremlino hanno inscenato la farsa di chi minaccia durissime sanzioni economiche alla Russia subito dopo aver supplicato Putin di aumentare il flusso del gas russo in Europa e dì far funzionare il metanodotto North Stream 2. Un paradosso incarnato anche somaticamente dal cancelliere tedesco Olaf Scholz, che sa bene di non potersi fidare neanche del suo partito. Nella Spd, infatti, ha sempre un peso notevole la componente che fa riferimento all’ex cancelliere Gerhard Schröder che di Putin e della sua politica di potenza è un sodale, oltre che a libro paga con appannaggi milionari.

Una debolezza intrinseca che dimostra come negli ultimi trent’anni l’Europa abbia agito come se il fallimento epocale dell’Unione sovietica imponesse alla Russia di non essere più quella che è stata da Caterina la Grande in poi: ovvero una grande nazione con aspirazioni egemoniche e espansive a tutti i suoi confini.

Solo questo marchiano errore di analisi può aver portato l’Europa a consegnare a Putin, considerato evidentemente inoffensivo come un emiro arabo, addirittura il 40 percento del proprio approvvigionamento energetico. L’Europa, purtroppo, non ha un cervello politico, ragiona solo sul metro limitato dello sviluppo economico senza alcuna capacità di visione strategica.

Infine, una notazione storica: Putin non ha fatto altro che replicare le mosse che fece John Fitzgerald Kennedy nel 1962 quando dispiegò al massimo il potenziale militare americano per impedire che si installassero missili russi a Cuba. Come dovette fare Mosca allora, specularmente ora l’Occidente si piega e assicura il Cremlino che non installerà missili ai confini russi.

Ancora una volta la storia si ripete, ma con una farsa. Purtroppo una farsa dell’Occidente.