Il futuro impensabileI problemi climatici e la nostra incapacità di vedere nel lungo periodo

Come spiega Luciano Canova nel suo ultimo libro (Il Saggiatore), tra i limiti del cervello umano c’è la capacità di concentrarsi nell’hic et nunc, a svantaggio del futuro. Questo impedisce di fare calcoli lucidi su scelte e investimenti, ma anche su cose molto più importanti

di Fernando Gomez, da Unsplash

La saggezza popolare ripete da secoli l’adagio: meglio un uovo oggi che una gallina domani…

È il design della versione attuale dei cervelli di Sapiens a offrire la migliore spiegazione di questo modo di pensare. Gli uomini delle caverne, all’interno di comunità di cacciatori e raccoglitori, avevano una sola preoccupazione fondamentale: cercare qualcosa da mettere sotto i denti per sopravvivere fino all’indomani. Di fronte a un input così stringente, non c’era molto spazio per la pianificazione a lungo termine.

Anche a distanza di milioni di anni, come conseguenza di questa componente del progetto originario, vediamo molto chiaramente ciò che accade ora (o nell’arco temporale che consideriamo come ora) mentre facciamo più fatica quando si tratta di azioni relative a un futuro percepito come lontano. Uno dei fattori per cui ci affanniamo a resistere alla tentazione di un dessert ipercalorico annegato nella panna è che non vediamo ancora l’aumento di peso che avverrà in seguito al suo consumo né la fatica di bruciare i grassi che ci costerà l’esercizio fisico programmato per l’indomani mattina.

Perché molte persone risparmiano poco? Perché vedono con molta chiarezza i soldi che hanno a disposizione oggi e non riescono lucidamente a intuire i benefici dell’accantonamento, pure se si tratta di piccole somme, in vista di un futuro più sereno. Un articolo pubblicato su una rivista importante di scienze sociali, il Journal of Consumer Research,1 ha studiato proprio questo meccanismo. Uno degli esperimenti svolti dai ricercatori ha riguardato due gruppi di contadini indiani, cui venivano presentate delle opzioni di risparmio con programmi della durata di sei mesi. Il prospetto era identico per i due gruppi, fatta eccezione per un elemento del contesto: il primo gruppo riceveva la proposta a luglio per completare il piano di risparmio entro dicembre; il secondo la riceveva in agosto per concludere a gennaio dell’anno successivo. I dati mostrano che gli appartenenti al primo gruppo risparmiano quote significativamente maggiori rispetto a quelli del secondo e l’interpretazione è che dicembre, nell’orizzonte temporale del risparmiatore, fa ancora parte dell’anno in corso e rientra nell’intorno di «adesso» (l’ora citato poco fa), mentre gennaio dell’anno successivo, facendo riferimento all’anno venturo, viene percepito come un termine più lontano.

I fan di Harry Potter non faranno fatica a riconoscere questo pattern all’interno di uno degli episodi della saga, Harry Potter e il Calice di fuoco: di fronte all’enigma dell’uovo d’oro che contiene l’indizio per la nuova sfida del Torneo Tremaghi, il maghetto mostra il tipico comportamento dello studente svogliato, che tarda fino all’ultimo ad attivarsi fino a che un pungolo cognitivo riesce nell’intento: il Natale è alle porte e l’anno si sta chiudendo senza che il nostro eroe sia riuscito a risolvere l’indovinello che lo tormenta. È proprio l’occorrenza della festività che sveglia il nostro e rimette la trama in movimento.

Il problema della procrastinazione è molto comune quando si studia e, appunto, si deve preparare un esame. Fino a che la data è lontana, e questo vale anche per la consegna di un lavoro qualsiasi, la nostra mente ragiona come se prevedesse il carico di lavoro necessario per prepararsi al meglio secondo gli istogrammi della figura 1 nella pagina seguente.

Tuttavia, alla prova dei fatti, la reale distribuzione dei nostri sforzi funziona più spesso come in figura 2:

È la validazione empirica di una striscia del celebre fumetto Calvin e Hobbes, in cui Calvin sta tranquillamente giocando nella sabbia quando l’amico Hobbes gli chiede: «Hai qualche idea per la storia che stai scrivendo?» Calvin risponde, sempre continuando a giocare: «Ancora no, sto aspettando l’ispirazione. Non puoi accendere la creatività come un interruttore. Devi essere dell’umore giusto». E quando la tigre lo incalza domandando: «E quale sarebbe l’umore giusto?» Calvin si risolve in una risposta leggendaria: «Panico da ultimo minuto».

I dati sul riscaldamento globale e, soprattutto, sull’inerzia con cui Sapiens non sembra avere preso, ad oggi, sufficientemente sul serio questa sfida con le difficoltà che essa comporta, si inseriscono perfettamente tra gli esempi di tale trappola mentale.

E il guaio è che il riscaldamento globale porta con sé un’idea di futuro reso ancora più vago dalla quantità di decisioni interdipendenti che dobbiamo prendere come singoli elementi di un sistema complesso qual è l’umanità. Se vi ricordate il calendario dei 90 anni riportato nell’introduzione di questo libro, tale confusione di piani decisionali e temporali risulta ora ancora più evidente.

Non è semplice prendere decisioni sul futuro quando lo stesso non è così vivido nella nostra attenzione.

Il funzionamento della mente è tale da farci riconoscere immediatamente i benefici di ciò che ci gratifica subito e meno i benefici che sono di là da venire. Se a ciò aggiungiamo il fatto che, con il miglioramento degli standard di vita, è aumentata anche la quantità e la complessità delle scelte che dobbiamo prendere ogni giorno più o meno consapevolmente, il quadro si fa più intricato.

Complicato (cum‐plicato alla latina) vuol dire «con le pieghe», proprio come una camicia stropicciata che ci sta scomoda addosso. Il problema è trovare il ferro da stiro giusto per semplificare il contesto in cui prendiamo le nostre decisioni.

Scontare il futuro non è un’abilità insita nel Dna umano ed essa va dunque allenata. Facciamo un altro esperimento mentale: immaginate che mi presenti a voi sulla porta di casa e, insieme alla copia di questo libro che avrò con me come dono, vi faccia la seguente offerta:

«Insieme al libro, ti offro una scatola da 5 cioccolatini ora. Oppure riceverai una scatola da 10 cioccolatini tra una settimana».

Voi cosa fareste?

Non c’è una risposta esatta e molte persone decideranno di aspettare i sette giorni. Altri, più impazienti e golosi, preferiranno invece ricevere il premio immediato.

In una seconda versione dell’esperimento, io mi presenterei sempre con una copia del libro, ma accompagnandola con un’offerta differente:

«Oltre al libro, tra un anno riceverai una scatola di 5 cioccolatini. Se però aspetterai un anno e una settimana da oggi, riceverai una scatola che ne contiene il doppio».

Di nuovo, voi che fareste?

Sono abbastanza sicuro che la gran parte dei lettori, in questo secondo caso, non farà fatica ad accettare l’offerta che porta a ricevere una scatola con dieci cioccolatini, nonostante le due proposte siano sostanzialmente equivalenti. Sia nel primo che nel secondo setting, infatti, si ricevono 5 cioccolatini o 10 se si è in grado di aspettare una settimana. Il problema è che una settimana a partire da oggi, ai nostri occhi, non sembra avere lo stesso peso di una settimana tra un anno da ora.

Se avete mai ricevuto in regalo una Smartbox, sapete che questo errore di valutazione è piuttosto diffuso: un libro pieno di tante opzioni per un weekend in una spa con massaggio shiatsu da prenotare nei prossimi dodici mesi rilassa la nostra mente anche troppo. Un anno intero ci sembra lunghissimo e non sarà un problema trovare il weekend migliore scegliendolo con calma sul calendario. Nel frattempo i giorni, le settimane e infine i mesi passano e, spesso, capita di ridursi all’ultimo secondo per prenotare il weekend (con poche opzioni rimaste sul tavolo) o addirittura di dover riscattare la Smartbox che, nel frattempo, è scaduta.

La miopia decisionale in virtù della quale diamo poco peso al domani può essere sostanzialmente dovuta a due fattori: da un lato una persona potrebbe decidere di avere tutto subito perché, in qualche modo, sa che non sarà tra i paraggi nel momento in cui il futuro diventerà presente. Se io sapessi di essere malato, per esempio, e di non avere molte chance di sopravvivere da qui a dieci anni, sarebbe tutto sommato comprensibile, da un punto di vista razionale, lo scenario in cui dovessi prendere scelte auto‐interessate in cui il mio unico obiettivo sia ottenere il massimo delle risorse nel più breve tempo possibile. Dall’altro lato, appunto, l’impazienza può invece essere dovuta a questa distorsione nella percezione del futuro che, economicamente, si traduce in un peso eccessivo dato all’oggi e in un tasso di sconto eccessivo di quello che accadrà in un futuro lontano.

Dal punto di vista del riscaldamento globale, questo è un tema importantissimo che ha dato il via a rilevanti progetti di ricerca, tra i quali un punto di riferimento è rappresentato dal Rapporto Stern.2 Sir Nicholas Stern, economista allora al servizio del governo britannico, fu il coordinatore di un lavoro scientifico che pose le basi per la quantificazione in termini monetari dei danni connessi al cambiamento climatico. Pubblicato nel 2006, il rapporto indicava la necessità di destinare circa l’1‐2 per cento del Pil mondiale (che vale circa 80 trilioni di dollari, per inserire un numero) ogni anno per evitare costi che possono raggiungere, a causa dei danni del cambiamento climatico, il 20 per cento del valore della produzione totale.

Di nuovo, è in atto il conflitto oggi vs. domani e, infatti, uno dei punti più controversi del dibattito che ha interessato le stime della ricerca concerne proprio il valore del tasso di sconto intertemporale: che peso dare al futuro? Che tasso di interesse si applica al benessere delle generazioni non ancora nate quando lo si confronta con quello di chi attualmente è vivo e vegeto sul pianeta?

Sono domande difficili e, in un mondo in cui la gratificazione istantanea è dominante, non è semplice definire in modo netto i contorni di un futuro di per sé incerto, tanto più quando molte delle nostre scelte sono incorniciate in modo da renderle veloci e, a volte, impulsive.

Il mondo delle piattaforme digitali, ad esempio, è costruito attorno a un’idea di soddisfazione real time che vive di like, cuoricini, stories che spariscono dopo sole ventiquattro ore finendo nel dimenticatoio delle emozioni. L’esperienza di acquisto online è tesa a ridurre il più possibile le frizioni tra il momento dell’abboccamento e la decisione di acquisto, il che di nuovo si traduce in una riduzione della quantità di tempo necessaria a compiere una determinata operazione.

Interrogarsi sul design di questi spazi di interazione è fondamentale perché incorniciano la nostra vita di tutti i giorni e indubbiamente contribuiscono a rendere il contesto delle nostre scelte più sfidante.

Da “L’elefante invisibile. Come affrontare l’inatteso ed evitare di esserne travolti”, di Luciano Canova, Il Saggiatore, 2022, pagine 204, euro 19