AutosabotaggioL’esercito russo non sa prendersi cura dei suoi stessi soldati

Gli scarsi risultati ottenuti da Mosca nei tre mesi di conflitto sono lo specchio di un apparato militare che abbandona il suo personale, lo coinvolge in piani imprecisi, senza adeguati rifornimenti e con equipaggiamenti di pessima qualità

AP/Lapresse

L’esercito russo ha portato per la prima volta nel Donbass i nuovi BMPT-72 Terminator. Sono veicoli blindati con una grande potenza di fuoco: montano quattro lanciamissili anticarro, due cannoni, una mitragliatrice e anche due lanciagranate.

Sono sistemi ancora non utilizzati nel conflitto prima di questa settimana, segnale che il Cremlino vorrebbe alzare il tiro. Una mossa non necessariamente disperata, ma comprensibile per un esercito che fin qui ha ottenuto davvero poco rispetto alle aspettative iniziali.

Nonostante il suo sofisticato equipaggiamento militare e tutti i vantaggi sulla carta, la Russia è inciampata strategicamente, operativamente e tatticamente in Ucraina. Colpa di una pianificazione errata, scadenze non realistiche, obiettivi poco pratici. Ma anche di forniture inadeguate, cattiva logistica e uno scarso coordinamento delle sue forze.

Dall’inizio dell’invasione sono stati sottolineati più volte i limiti dell’armata russa dovuti a corruzione e strumenti obsoleti. Ma Dara Massicot su Foreign Affairs evidenzia un altro aspetto determinante: «I problemi non si limitano alle apparecchiature tecniche, alla scarsa formazione o alla corruzione, c’è un tema di fondo fondamentale: la mancanza di interesse dei vertici militari per la vita e il benessere del proprio personale».

Una cultura dell’indifferenza totale nei confronti dei soldati che starebbe compromettendo l’efficacia delle operazioni militari. L’alto comando russo si comporta come se le sue truppe fossero numeri su una tabella, prendendo decisioni come se potesse semplicemente lanciare le persone verso obiettivi mal progettati finché non ci riesce.

L’esercito russo, si legge su Foreign Affairs, ha una lunga storia di maltrattamenti dei suoi soldati: «Durante la guerra dell’Unione Sovietica in Afghanistan, molti coscritti furono informati all’ultimo momento dell’inizio del combattimento, e quando morivano le autorità sovietiche erano brusche e sprezzanti nei confronti dei genitori in lutto. Negli anni ’90, l’esercito russo ha inviato coscritti impreparati in Cecenia per estenuanti guerre urbane, e molte di queste truppe furono uccise, ferite o catturate. Le madri dei soldati che cercavano di ottenere il rilascio dei loro figli catturati erano facilmente ignorate dai comandanti».

Lo stesso atteggiamento si può ritrovare in questa campagna ucraina. I russi avrebbero potuto preparare e addestrare meglio le proprie forze per i conflitti urbani che sapevano di dover affrontare. Ma poiché erano preoccupati soprattutto delle fughe di notizie, i vertici militari hanno mantenuto i piani segreti a quasi tutti i soldati, mettendo a repentaglio la stessa realizzazione dei piani.

E non è un caso che le truppe russe abbiano iniziato a saccheggiare ciò che potevano dalle abitazioni in Ucraina per spedire tutto a casa, comprese lavatrici, padelle, televisori e persino cosmetici usati; hanno fatto irruzione nei minimarket ucraini per carne, sigarette e alcol.

Il 12 marzo l’intelligence ucraina ha riferito che l’esercito russo ha concesso il saccheggio indiscriminato, con questa motivazione: «A causa di significativi problemi logistici e comunicazioni allungate, non sono in grado di fornire adeguatamente carburante, cibo, equipaggiamento, munizioni e rotazione alle loro unità».

Come scrive Lucian Staiano-Daniels su Foreign Policy, «alcune delle motivazioni sono da ricercare nella scarsa retribuzione e nella mancanza di forniture: i coscritti russi ricevono uno stipendio mensile pari a 31 dollari – al tasso di cambio prebellico– e prima della guerra i soldati a contratto ricevevano 62mila rubli al mese, circa 961 dollari al mese. Se questi uomini muoiono, le loro mogli riceveranno 10mila rubli, l’equivalente di circa 153 dollari».

È una situazione di precarietà, incertezza e debolezza sistematica, quella dell’esercito russo. Una condizione che lo psichiatra Robert Jay Lifton definisce una «situazione che produce atrocità». Non deve stupire che i soldati russi, fiaccati e frenati dai loro stessi superiori, siano arrivati a commettere crimini come i massacri pienamente documentati di Bucha e altre città ucraine.

Anche il coordinamento delle operazioni sul territorio ucraino è stato di livello piuttosto scarso: la mancanza di copertura e di supporto ad alcuni assalti costringe l’esercito russo a dover muovere convogli di rifornimenti attraverso territori ostili, con scarse comunicazioni e indicazioni improvvisate.

«Nonostante abbia un esercito più grande, più armato e più potente, la Russia aveva aspettative irrealistiche», ha scritto David Ignatius sul Washington Post a inizio maggio. Anche per una incapacità di valutazione delle proprie forze: l’aggiornamento, o ammodernamento, dell’esercito russo negli ultimi anni, ad esempio, è stato alquanto incompleto.

«Tra gli errori più costosi della Russia – prosegue Ignatius nel suo articolo – è stato pensare che avrebbe dominato la parte della battaglia di guerra elettronica. Lo scopo dell’arte militare della guerra elettronica è manipolare lo spettro elettromagnetico attraverso il disturbo, l’intercettazione o l’alterazione di comunicazioni, radar, Gps o altri segnali, e i russi hanno sopravvalutato le proprie capacità, ha sottovalutato quello dell’Ucraina e non ha tenuto conto del potere del supporto militare della Nato a Kiev».

Ma se nel 2014 gli strumenti russi in questo campo erano molto validi in senso assoluto, e sicuramente superiori a quelli ucraini in termini relativi, oggi Kiev ha notevolmente migliorato le sue capacità, dotandosi degli strumenti necessari per bilanciare le forze nemiche.

Questi errori di valutazione che nascono nel passato, nella storia e nella cultura della società prima ancora che dell’esercito russo, possono essere un fattore determinante nell’indirizzare le sorti di un conflitto che teoricamente avrebbe avuto Mosca nella parte del favorito.

«L’esercito russo – è la logica conclusione dell’articolo su Foreign Affairs – potrebbe quindi non avere altra scelta che cambiare la propria cultura alla radice, ma sarebbe comunque troppo tardi per raggiungere i suoi obiettivi più grandi in Ucraina. Sarebbe troppo tardi anche per salvare le migliaia di soldati che vengono sacrificati con noncuranza per il tentativo di conquista della Russia».