La lingua salvataGli ucraini russofoni che studiano ucraino per prendere le distanze da Mosca

Nati nell’est del Paese, usano il russo nella vita di ogni giorno. Ma adesso, con l’aiuto di insegnanti e volontari, vogliono perfezionare la conoscenza della lingua ufficiale del loro Paese, per mandare un segnale politico e identificarsi meglio con la madrepatria

AP/Lapresse

Molti ucraini stanno imparando a parlare ucraino. Proprio in questi giorni. Come conseguenza dell’invasione russa. Può sembrare assurdo, ma un ucraino su tre è abituato a parlare russo in casa propria e nella vita di tutti i giorni: un popolo di circa 15 milioni di persone che adesso, disgustati dalla violenza dell’invasione di Mosca, ha deciso di abbracciare la lingua ucraina per mandare un segnale e prendere le distanze dal Paese vicino, quello governato da Vladimir Putin, quello che invade un Paese libero con carri armati e droni.

Questa enorme fetta di popolazione di lingua russa in Ucraina è un’eredità di secoli di dominio da parte del grosso vicino, un periodo che va dall’età dell’Impero russo all’ascesa dell’Unione Sovietica. Verso la metà del secolo scorso la rapida industrializzazione sovietica ha impresso un’ulteriore accelerazione, con il trasferimento di numerosi ingegneri e tecnici russi nell’Ucraina orientale, che hanno continuato a usare il russo come lingua comune, diffondendolo sul territorio.

Molti, soprattutto tra i giovani cresciuti nelle famiglie con almeno uno dei due genitori russi, trovano entrambe le lingue perfettamente intelligibili: alcuni sarebbero in grado di rispondere in russo a chi parla ucraino senza rendersene conto. Tra i 15 milioni di abitanti di lingua russa in tanti hanno una certa familiarità con la lingua ucraina. Ma, sebbene siano entrambe lingue slave, in realtà russo e ucraino sono diversi e non per tutti il passaggio dall’uno all’altro è facile: fare questa transizione significa, più che semplicemente imparare un’altra lingua, costruire nuovi percorsi neurali in poco tempo.

Il New York Times, in un articolo a firma di Erika Solomon, racconta il lavoro delle scuole – «club linguistici», le chiama il quotidiano – che stanno insegnando ucraino sul territorio. «L’insegnante scandisce le parole lentamente, attenta a mostrare quale sillaba accentare: “sopracciglio”, “zigomi”, “capelli”. Gli studenti, disposti a semicerchio intorno a lei, ripetono a ruota. Ma non sono lì per imparare una lingua straniera: sono ucraini dagli 11 ai 70 anni che cercano di padroneggiare la lingua ufficiale del loro Paese».

Dall’invasione della Russia, sono stati aperti molti club linguistici nelle città dell’Ucraina occidentale. Insegnanti e volontari stanno contattando milioni di sfollati che sono fuggiti verso la sicurezza – sempre molto relativa – di città occidentali come Leopoli, per salvarsi dalle atrocità che stanno accadendo nell’est del Paese.

Li incoraggiano a praticare e abbracciare l’ucraino come lingua della loro vita quotidiana. «Capisco l’ucraino, ma non riesco proprio a parlarlo», ha detto al quotidiano americano Anna Kachalova, 44 anni, di madre russa, costretta a fuggire dall’orrore di Chernihiv. «Dal momento in cui siamo stati costretti a spostarci, io e i miei figli siamo stati d’accordo: avremmo parlato solo ucraino. Cerco persino di pensare in ucraino», ha detto. Anna Kachalova ha trovato aiuto in un club linguistico che si trova in una biblioteca di Leopoli, gestita da un’organizzazione di volontariato privata, la Yamova.

Le persone che si offrono di insegnare la lingua ucraina, come i volontari della Yarmova, vedono in questo percorso di apprendimento un’opportunità unica nello spostamento verso ovest del Paese. Non solo politicamente, anche nella percezione dei singoli cittadini: «Cambiare lingua è come cambiare identità», dice Natalya Fedechko, che ha fondato il club linguistico Yedyni, termine traducibile con “Uniti”. «Ora che queste persone si trovano in una regione di lingua ucraina, abbiamo pensato che sarebbe stato più facile effettuare questo cambiamento. Con questi club, vogliamo che sentano che tutti li accettano, indipendentemente dal modo in cui parlano ucraino».

Già prima dell’invasione russa a febbraio, molte persone si dedicavano all’insegnamento e alla diffusione della lingua ucraina sul territorio. Yamova e Yedini ad esempio sono nate dopo l’annessione della penisola di Crimea da parte della Russia, nel 2014.

Dopo il crollo dell’Unione Sovietica e la dichiarazione di indipendenza nel 1991, in tutto il Paese c’è stata più di un’ondata di “ucrainizzazione”. Lo stesso presidente Volodymyr Zelensky è stato uno degli ispiratori di una delle più recenti ondate: l’ex comico è cresciuto parlando russo, ma ha iniziato a prediligere l’ucraino nel 2017, poco prima di candidarsi alle elezioni.

Da quando Zelensky è salito al potere, Kiev ha dato una stretta con la legge sulla lingua ucraina nel 2019, stabilendo che nelle scuole e nei luoghi pubblici si usi l’ucraino. Tra l’altro questa stessa legge è stata poi strumentalizzata dalla Russia: il Cremlino l’ha indicata tra le motivazioni che hanno spinto all’invasione del 24 febbraio, intendendola come un modo per cancellare la cultura russa. «Invece – scrive il New York Times – il russo rimane ancora una lingua molto conosciuta e diffusa nel Paese», e di certo l’insegnamento della lingua ucraina ai cittadini ucraini non può essere un attacco alla Russia, alla sua storia, alla sua cultura o al suo popolo.