Negligenza “green”Il centrodestra continua ostinatamente a ignorare la crisi climatica e ambientale

La coalizione di Giorgia Meloni si è distinta per una costante sottovalutazione di un’emergenza impossibile da non vedere. Ora gli elettori devono mettere in fila le proprie priorità: scegliere la destra significa (anche) avere le voci “clima e ambiente” in fondo alla lista. L’importante è esserne consci

LaPresse

Poteva essere la prima campagna elettorale con la crisi climatica al centro delle proposte dei partiti e del dibattito politico sui social e sui giornali, in televisione e nelle piazze. Ma non è stato così, in (quasi) nessun caso. Sia in termini quantitativi, sia in termini di qualità delle idee e delle dichiarazioni sull’argomento. È questa la doverosa premessa da fare nel momento in cui, a pochi giorni dalle elezioni del 25 settembre, si traccia un bilancio dell’attenzione alla questione ambientale e climatica da parte delle forze politiche più influenti nel Paese. 

Lo si intuiva già a metà agosto, a più di un mese dal voto e con le promesse elettorali appena sfornate e infiocchettate: la crisi climatica, oltre a essere raramente menzionata, è stata trattata come un problema comune e non come un’emergenza dagli effetti pervasivi che stanno mettendo a rischio la nostra sopravvivenza. Quest’estate nefasta, chiusa con l’alluvione nelle Marche, ne è la conferma. In più, le discussioni sui temi “verdi” si sono spesso limitate all’ambito energetico: nucleare sì o no, rigassificatori galleggianti sì o no, termovalorizzatori sì o no. Clima, ambiente ed energia sono tre aspetti tra loro collegati ma differenti, e spesso i partiti si sono focalizzati solo sull’ultimo.

Raramente, sui social e nei programmi televisivi, abbiamo sentito parlare di strategie di adattamento alla crisi climatica; di giustizia intergenerazionale riferita al clima; di stop totale ai sussidi all’industria fossile; di piani seri e strutturati per rendere la mobilità più sostenibile e ridurre l’inquinamento atmosferico; di una legge contro il consumo del suolo. Lo dimostra il recente monitoraggio di Greenpeace, secondo cui lo 0,5 per cento delle dichiarazioni dei leader politici nei telegiornali ha riguardato la crisi climatica (6,2 per cento nei talk show e 0,2 per cento su Facebook). 

Guarda caso, abbiamo appena citato tre spazi ormai ignorati dai giovani che vogliono informarsi e guardare in faccia ciò che li attenderà nei prossimi decenni. Perché i giovani (e i giovanissimi) parlano, e anche tanto, di crisi climatica e ambiente, ma lo fanno su altre piattaforme e nelle piazze (venerdì 23, per la cronaca, ci sarà il prossimo sciopero dei Fridays for Future). Secondo un sondaggio di Cnc Media, in collaborazione con il Sole 24 Ore, per gli elettori della fascia 18-34 l’ambiente è il secondo tema più rilevante dopo il lavoro. 

Tirando le somme, quasi nessun partito si salva in termini di proposte green. Anche perché non basta parlare di ambiente e di clima: bisogna farlo con onestà e lungimiranza, senza slogan vuoti e senza ridurre la questione a un battibecco con gli avversari. Ma se c’è qualcuno che ha fatto peggio degli altri, quel qualcuno sono i politici della coalizione di centrodestra (Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati). 

Per loro, semplicemente, la crisi climatica e l’ambiente non esistono. Ignorare un problema significa, di fatto, negarne l’esistenza, o quantomeno l’urgenza. Silvio Berlusconi ha goffamente provato a invertire la tendenza – quantomeno nella comunicazione -, promettendo di piantare un milione di alberi in caso di vittoria (il Pnrr ne prevede già 6,6 milioni): una proposta generica e priva di senso che è lo specchio dell’attenzione del suo partito verso la questione ecologica. È lo stesso Silvio Berlusconi che il 20 settembre, su Twitter, ha criticato i recenti passi avanti di Milano dal punto di vista della mobilità sostenibile: «Penso alla politica del traffico, che in nome di un falso ambientalismo sta rendendo la mobilità sempre più difficile per molti milanesi». 

La destra, si sa, non è nota per una spiccata tradizione ecologista, ma dinanzi alla gravità di questa emergenza abbiamo tutti sperato in una ridiscussione dei valori e delle priorità. Non è successo. Basti pensare al fatto che il tema ambientale è presentato al punto numero 12 del loro programma elettorale. Oppure a Giorgia Meloni che parla di «ecologia conservatrice» come soluzione per contrastare «la cieca ideologia green che tutto blocca e tutto impedisce». 

Secondo un’indagine realizzata da Pierluigi Vitale (social media analyst e docente di information design all’Università di Salerno) e Serena Pelosi (linguista computazionale e assegnista di ricerca Icar Cnr), il topic più trattato dai politici sui social durante la campagna elettorale è stato… l’avversario. A completare il podio sono l’economia e i diritti, mentre in quarta posizione figurano l’ambiente e il clima. Va specificato che in questa voce, come ci ha confermato Pierluigi Vitale, può rientrare anche l’energia: «I temi possono coesistere e si lavora di disambiguazione. Se la parola rigassificatore è usata esclusivamente in discussioni sulle implicazioni economiche, non rientra anche nel tema ambientale. In altri casi sì». 

Scorrendo lo studio, che ha preso in considerazione 124.824 contenuti su Facebook, 6.436 su Instagram e 2.234 su TikTok, notiamo che le questioni green sono state quelle più menzionate dal centrosinistra (nel 50,9% dei contenuti social). Per quanto riguarda il Terzo Polo e il Movimento 5 Stelle, invece, il tema ambientale è risultato il terzo più trattato. E nel centrodestra? La voce “ambiente e clima” è assente dal grafico che mostra i cinque argomenti più frequentemente menzionati sui social. 

Una panoramica soddisfacente viene fornita anche dall’Indice di impegno climatico dell’Italian climate network, realizzato da «un gruppo super partes di 20 scienziati ed esperti di politiche sul clima e l’energia». La pagella del centrodestra contiene un 9,1 su 10 alla voce “negazionismo”, 8,1 in “inattivismo” e 1,7 in “fuoriuscita dai fossili”, per un punteggio medio di 4,1: il più basso. Italexit è a 5,1; Terzo Polo 5,8; Impegno Civico 6,3; Movimento 5 Stelle 6,5; +Europa 6,8; Unione Popolare 7,8; Pd 8,6; Verdi-Sinistra Italiana 9,3. 

Indice di impegno climatico dei singoli partiti: i risultati definitivi (Credits: italiaclima.org)

Tra le analisi più esaustive sulla presenza dei temi ambientali in campagna elettorale c’è quella di Ecco, think tank indipendente dedicato alla transizione energetica e al cambiamento climatico. Nelle conclusioni si legge che «non sempre i programmi parlano di cambiamenti climatici in maniera esplicita», e che il clima «è presente anche se ancora non abbastanza integrato nelle politiche economiche, occupazionali, sociali e di politica estera». Il loro studio ha messo sotto la lente d’ingrandimento le proposte climatiche e ambientali dei vari partiti, divise per i loro «pilastri principali». Osservando le tabelle di ciascun pilastro, si notano le lacune (o, per meglio dire, voragini) nei programmi del centrodestra. 

Un esempio: la neutralità climatica e i nuovi obiettivi climatici per il 2030, la legge sul clima e l’aggiornamento del Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec) non sono nemmeno menzionati da Fratelli d’Italia. E ancora: nessun partito di centrodestra ha dichiarato di voler azzerare le emissioni del settore elettrico; Forza Italia e Noi Moderati non prevedono alcun tipo di politica contro il consumo del suolo; nessun partito di centrodestra cita la plastic tax o il piano per la transizione del settore dell’acciaio. E sulla sostenibilità del trasporto pubblico e privato ci sono solo proposte generiche o inutili menzioni, che equivalgono al nulla più assoluto. 

“Emissioni, legge e partecipazione” è uno dei pilastri climatici dell’analisi di Ecco (Credits: eccoclimate.org)

Parlando di crisi climatica e lotta al riscaldamento globale, la campagna elettorale che sta volgendo al termine è stata scadente sotto ogni fronte. Ma c’è chi ha fatto meglio e chi ha fatto peggio. In tal senso, il centrodestra si è distinto per la sua ostinata sottovalutazione di un’emergenza che è sotto i nostri occhi ogni giorno. Ora sta agli elettori mettere in fila le proprie priorità. E scegliere il centrodestra significa oggettivamente avere le voci “clima e ambiente” in fondo alla lista. L’importante è esserne consci.