Cosa è cambiatoPerché le due serie più importanti di questo periodo non sono su Netflix

“House of the Dragon” si trova su Hbo, mentre “Gli Anelli del Potere” è di Amazon Prime Video. Il mercato si è allargato e la competizione nello streaming è cresciuta. E se la società di Reed Hastings può ancora puntare sul seguito di “Squid Game”, sembra che un’epoca sia finita

di Stephen Leonardi, da Unsplash

Fino a pochi anni fa, guardare serie tv voleva dire – nella maggior parte dei casi – aprire Netflix. Il servizio disponeva di centinaia di prodotti originali ma anche di proprietà storiche della “vecchia” televisione, da “The Office” a “Breaking Bad”. Lentamente, a partire dal 2020, molti di questi titoli sono stati ritirati dalla piattaforma, finendo per entrare nel bouquet di lancio di servizi di streaming come Peacock (NBC/Universal), Hulu, AppleTV, Prime Video, HBO Max e Disney+.

Un’erosione che ha cambiato il panorama dell’intrattenimento, soprattutto quello statunitense, con ovvie ripercussioni globali, consegnandoci lo scenario odierno, in cui il pubblico digitale sembra diviso tra due prodotti molto attesi: House of the Dragon e Gli Anelli del Potere. Il primo è un prequel di Game of Thrones (Il trono di spade), mentre il secondo è ambientato nella lore del Signore degli Anelli. Particolare cruciale: nessuno dei due è disponibile su Netflix; a giocare questa partita sono rispettivamente HBO e Amazon Prime Video.

Lo scorso luglio, inoltre, la stessa Netflix ha registrato il più grave calo di utenti trimestrale della sua storia, perdendo poco meno di un milione di abbonati (970mila), a causa di un panorama sempre più frastagliato, nel quale le persone passano da un servizio all’altro, a seconda delle proposte del momento. La società fondata da Reed Hastings può comunque contare nel successo di Stranger Things 4, ma è evidente che il modello fondato sulle hit in grado di conquistare il pubblico globale non è più sostenibile. Fenomeni come il citato Stranger Things o Squid Game sono imprevedibili e non esiste una ricetta per coltivarli in laboratorio. Avvengono, e basta, e non solo su Netflix. Questo apre ulteriormente la strada a una concorrenza che gode perlopiù di un catalogo “classico”, fatto di programmi, serie e reality show del piccolo schermo, in grado di attirare il pubblico mainstream.

Netflix non è di certo abituata a inseguire, tanto meno a essere sola tra due fuochi come le serie fantasy del momento. In questi giorni, complice la morte di Elisabetta II e l’incoronamento di Carlo III, la schermata principale di Netflix ha strombazzato The Crown, la cui quinta stagione è data “coming soon” (chissà se la fiction riuscirà a reggere il passo della realtà). Per il resto, non può che aspettare la seconda stagione di Squid Game, che l’azienda ha annunciato sarà solo l’inizio dello “Squid Game Universe”, una sorta “Cinematic Universe” à la Marvel con cui spera di sfruttare al massimo la popolarità della serie coreana.

Sarà dura, anche perché gli Studios di Amazon hanno un budget annuo di dieci miliardi di dollari e, negli Stati Uniti, ha spento 13 miliardi per un contratto decennale con la NFL per i diritti legati al football americano. Quanto al jolly rappresentato dalla serie sul Signore degli Anelli, il gigante dell’e-commerce non ha badato a spese, investendo un miliardo di dollari nel prodotto (particolarmente voluto dal fondatore ed ex ceo Jeff Bezos, grande tolkeniano). Sono cifre che Amazon può permettersi di spendere perché il suo core business è altrove – nella vendita online e, ancor di più, nei servizi di cloud computing. 

La funzione de Gli Anelli del Potere è quella di portare più persone nell’ecosistema Prime, che include Prime Video ma va ben oltre il binge watching. E stando ad alcuni dati pare esserci riuscita, anche se pare che sia stata superata dal prequel di Game of Thrones di HBO, a conferma ulteriore di quanto imprevedibile sia questo mercato.

E pensare che nel 2017, appena cinque anni fa, Hastings aveva annunciato che il vero competitor di Netflix era il sonno. Fu una dichiarazione spiazzante che è rimasta inevitabilmente alla storia – in realtà si riferiva al fatto che le serie migliori sono quelle che ti tengono alzato perché vuoi continuare a guardarle. In quella stessa occasione, il fondatore di Netflix non si disse preoccupato della crescente concorrenza di HBO e Prime, «perché il mercato è così vasto. Siamo in concorrenza con il sonno, sul margine». C’era spazio per tutti, insomma. 

Che fosse hybris o semplicemente un’analisi fin troppo ottimista, la verità è una sola: oggi i competitor di Netflix sono tanti, ricchi e agguerriti. Il sonno non è più un problema.