Inside RigaIn Lettonia alle elezioni vince soprattutto il sentimento anti-Russia

Nuova Unità, il partito del premier uscente Arturs Krišjānis Kariņš, è in vantaggio nelle previsioni di voto: il suo esecutivo di falchi nei confronti del Cremlino sembra destinato a proseguire la corsa, ma a questo giro forse sarà costretto a farsi accompagnare da altri partiti moderati o conservatori

AP/LaPresse

Obiettivo Riga. Anche se l’attenzione sarà rivolta quasi esclusivamente alla possibile reazione ucraina dopo l’annunciata annessione di quattro regioni separatiste, gli occhi di Mosca per una volta saranno rivolti anche altrove.

Infatti, oggi ci sono le elezioni per rinnovare il Saeima, il Parlamento monocamerale lettone composto da 100 membri. Un’elezione che può sembrare quasi marginale, se consideriamo che la Lettonia ha poco meno di 2 milioni di abitanti ed è più piccola della città di Roma, ma non lo è: nel Paese, infatti, vive una forte minoranza russofona, che rappresenta il 25% della popolazione totale. Il rapporto con loro, spesso conflittuale, racconta molto di questa giovane democrazia baltica, presente soltanto dal 1992.

Il rapporto con i russi
Per capire un rapporto tanto difficile con una delle comunità russe più popolose dell’Europa dell’est serve partire dalla fine. La parziale mobilitazione delle truppe da parte del Cremlino, con la conseguente fuga dei coscritti, ha portato Riga a dichiarare lo stato di emergenza fino a fine anno, con la conseguente chiusura della frontiera di Pededze e l’intensificazione dei controlli sul confine lettone-russo, dove il governo ha deciso di piazzare le forze armate nazionali, la polizia e il servizio di sicurezza dello Stato per assistere la guardia di frontiera.

Il timore è che un flusso incontrollato di russi all’interno del Paese possa portare a problemi di sicurezza interna. «Per motivi di sicurezza, la Lettonia non rilascerà visti umanitari o di altro tipo a quei cittadini russi che evitano la mobilitazione», ha twittato il ministro della Difesa lettone Edgars Rinkevics.

Questa è solo la punta dell’iceberg di un rapporto da sempre difficile tra Riga e Mosca: non è un caso che la Russia abbia più volte puntato il dito negli ultimi mesi contro quei Paesi ideologicamente avversari come la Lettonia che, non più tardi dello scorso agosto, aveva condannato il governo di Putin come sponsor del terrorismo.

«Considerando che non c’è sostanza, se non la xenofobia animalesca, dietro questa decisione, è necessario chiamare gli ideologi nient’altro che neonazisti», aveva scritto su Telegram la portavoce del ministro degli esteri Maria Zakharova. Ancora aperta è poi la questione dei cosiddetti non-cittadini, russi presenti sia in Lettonia che in Estonia che non godono dei diritti politici.

A Riga il loro status è regolato sin dal 1995 in quanto, dopo l’indipendenza del Paese ad inizio anni ’90, il governo decise di non concedere autonomamente la cittadinanza lettone a tutti, rendendo questo processo più complesso. Questo fece sì che molti russi, arrivati nel Paese in epoca sovietica, riuscissero comunque ad acquisire la cittadinanza (nel gennaio 2017, la stragrande maggioranza dei russi di etnia lettone, il 71,1% o 398549 persone, godeva dei pieni diritti) ma anche che molti ne fossero esclusi: ad oggi vengono considerati non-cittadini quasi 237 mila persone.

Nonostante l’Unione europea abbia più volte operato per far sì che a loro e ai loro discendenti venissero garantiti i diritti, ancora oggi sono assenti molte tutele. La posizione ufficiale del governo è che nessuno li ha mai resi apolidi e che sono semplicemente «non cittadini di questo Paese o di qualsiasi altro. In ogni caso loro hanno gli stessi diritti degli altri». Qualcosa di falso, se si considera che il dato viene riconosciuto sia dalle istituzioni comunitarie che da quelle internazionali.

La previsione del voto
La situazione internazionale e la questione dei russi non possono ovviamente non influire sulle elezioni parlamentari. Le intenzioni di voto sembrano premiare Nuova Unità, il partito del premier Arturs Krišjānis Kariņš, che secondo i sondaggi di Politico è dato al 21%. A seguire ci sono Alleanza Nazionale, affiliato in Europa ai Conservatori, con l’11% e l’Unione dei Verdi e degli agricoltori, dato al 9%.

Colpisce soprattutto il distacco tra il partito del premier, aggregato in Europa ai Popolari, e il resto della maggioranza di governo: Alleanza Nazionale, con l’11% è quello che va meglio ma risultati peggiori sono previsti per tutti gli altri, come “Sviluppo/Per!”, dato al 6%, i Conservatori al 4% e addirittura Lettonia per la dignità umana sotto l’1%.

Nonostante questo, è immaginabile che il generale spirito antirusso che c’è nel Paese resti anche dopo le elezioni. «Qual è stato il problema per coloro che parlano russo, negli ultimi 30 anni, per cui non hanno imparato il lettone, la lingua di Stato? Se non l’hai fatto, non vuoi essere un membro a pieno titolo della società», ha dichiarato a Reuters Rihards Kols, vice capo del partito conservatore Alleanza Nazionale.

Il primo a beneficiarne sarà soprattutto Kariņš, che sembra evidentemente premiato dagli elettori per la volontà di farsi sentire nei confronti di Mosca. La probabile assenza però di alcuni suoi interlocutori fino a poco tempo fa lo costringerà ad aprire ad altri partiti moderati o conservatori, come l’Associazione lettone delle Regioni, una sorta di “Lega lettone” che combatte contro il centralismo della capitale, Riga, dove si concentra la maggior parte della popolazione del Paese e anche i maggiori investimenti economici.

Saranno invece stabilmente all’opposizione movimenti civici, come i Verdi, e altri di sinistra, come invece i Progressisti e il Partito Socialdemocratico “Armonia”, da sempre portatore delle istanze della comunità russofona ma non diretta emanazione di Mosca. Infatti, se a destra si fa esplicita menzione di Putin e dell’atteggiamento internazionale da tenere nei suoi confronti, discorso diverso riguarda invece la sinistra, dove ci si appella a una maggiore cooperazione in ambito Ue e NATO ma non si parla di Russia. L’unico riferimento, presente nel programma di Armonia, è la possibilità di concedere ai non-cittadini di poter votare quantomeno per i governi locali.

Le certezze e il voto anticipato dei cittadini
I sondaggi mostrano una generale tendenza dei cittadini a preferire i falchi nei confronti della Russia e a garantire una certa stabilità di governo, vista soprattutto la situazione internazionale esistente.

«In questa situazione molto instabile in cui ci troviamo ora, la gente preferisce Karins semplicemente perché lo vede come una figura affidabile», ha affermato Pauls Raudseps, editorialista della rivista lettone IR al Washington Post. Per questa ragione, dall’altra parte, è ipotizzabile anche un magro risultato di Armonia, dato appena al 5,1% dai sondaggi, a causa soprattutto della ferma condanna dell’attacco russo all’Ucraina. «Per loro è tutto finito. Nessun altro partito che si rivolge a persone di lingua russa sembra però in grado di prendere il loro posto», ha affermato Juris Rozenvalds, professore di scienze politiche all’Università della Lettonia sempre al giornale statunitense.

E dire che i pretendenti non mancano: a questo giro si presenteranno 19 partiti con oltre 1.800 candidati in corsa, ma saranno solo otto partiti a superare la soglia del 5%. Molti cittadini sono già andati a votare, sfruttando le finestre di voto anticipato presenti lunedì 26, mercoledì 28 e venerdì 30 settembre. L’impressione è che Kariņš, il cui ultimo governo è stato il più longevo della storia della Lettonia, sia destinato ad allungare il suo record.

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