Immunità a intermittenzaLa battaglia giudiziaria di Puigdemont non smette di complicarsi

A inizio 2023 è attesa una nuova sentenza sui ricorsi del leader indipendentista contro le autorità spagnole ed europee. Continua il riavvicinamento a Madrid, che ha eliminato il reato di sedizione

Carles Puigdemont al Parlamento europeo
Foto: Alain Rolland/EP

La scorsa settimana il Tribunale dell’Unione europea è tornato a discutere sull’immunità garantita al leader dell’indipendentismo catalano Carles Puigdemont, eletto nel 2019 al Parlamento europeo. Le udienze che si sono svolte giovedì e venerdì scorso sono le ultime di una lunga battaglia giudiziaria che di recente è diventata ancora più complessa a causa dell’approvazione della riforma della legge di sedizione in Spagna e delle segnalazioni di irregolarità nell’elezione all’Eurocamera di Puigdemont e di altri esponenti della coalizione Lliures per Europa.

Il braccio di ferro tra le autorità spagnole ed europee è iniziato nel 2017, quando Puigdemont e altri sei politici indipendentisti sono fuggiti a Bruxelles per evitare le conseguenze giudiziarie dell’organizzazione del referendum illegale del 1° ottobre 2017 e della successiva dichiarazione unilaterale di indipendenza della Catalogna. A inizio 2018, la giustizia spagnola ha accusato Puigdemont di ribellione, sedizione e malversazione (ovvero di rivolta contro l’ordine costituzionale e l’ordine pubblico e di uso illecito di fondi pubblici) e ha emesso un mandato di arresto europeo e internazionale nei suoi confronti.

L’ex president della Generalitat catalana è stato successivamente arrestato e processato in Germania, dove è stato giudicato colpevole solo di malversazione: la giustizia spagnola ha quindi rifiutato l’estradizione in mancanza di un verdetto che tenesse conto anche delle altre accuse. Dal 2019 a oggi, Puigdemont ha goduto quasi incessantemente dell’immunità garantita ai membri dell’Eurocamera, con alcune interruzioni che hanno portato a momenti di tensione politica e giudiziaria tra gli Stati dell’Unione e le istituzioni europee, come nel caso dell’arresto in Sardegna nel settembre del 2021.

Nell’udienza di giovedì scorso, l’avvocato di Puigdemont Gonzalo Boye si è soffermato su una decisione dell’ex presidente del Parlamento europeo David Sassoli, che secondo lui avrebbe potuto evitare il suo arresto in Italia. Nel 2019 infatti, trentotto eurodeputati avevano firmato una lettera che chiedeva l’immunità per Puigdemont, ma Sassoli si era rifiutato di portare la questione di fronte all’Eurocamera.

Secondo Boye, l’inizio di un processo di valutazione dell’immunità avrebbe impedito al Tribunale Supremo spagnolo di emettere l’ordine di arresto europeo nei confronti dell’ex president. Si tratta di una questione molto tecnica e decisamente secondaria, ma che serve all’avvocato a mettere in discussione la legalità dell’annullamento dell’immunità parlamentare di Puigdemont, che è stata anche al centro dell’udienza di venerdì.

Nel gennaio del 2020 infatti il Tribunale Supremo spagnolo ha inviato al Parlamento europeo la richiesta di annullare l’immunità di Puigdemont. Nello stesso giorno, Sassoli aveva invece deciso di confermargliela basandosi su di una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea che nel 2019 aveva stabilito che l’immunità parlamentare di un altro leader dell’indipendentismo, Oriol Junqueras, doveva essere garantita dal momento stesso della proclamazione dei risultati delle elezioni europee.

Durante l’udienza di venerdì, Boye ha difeso la necessità dell’ex president di mantenere la sua immunità parlamentare perché vittima di persecuzione politica in Spagna. «È risaputo che molti ministri spagnoli e lo stesso presidente Pedro Sánchez negli ultimi giorni hanno detto che la riforma [del reato di sedizione] serve a far consegnare Puigdemont alla Spagna», ha affermato l’avvocato, riferendosi alla modifica del Codice penale approvata lo scorso venerdì dal Congresso dei Deputati. In realtà, la riforma prevede l’eliminazione del reato di sedizione e l’introduzione di quello di disordini pubblici aggravati, che prevede pene molto inferiori rispetto alle precedenti.

Non è ancora chiaro quale sarà il suo impatto sulle condanne ai leader del procés, ma si tratta in ogni caso dell’ennesimo passo avanti nel percorso di riavvicinamento tra lo Stato spagnolo e le autorità catalane voluto dal presidente Pedro Sánchez e sostenuto dall’attuale presidente del Parlamento catalano Pere Aragonès di Esquerra Republicana (Erc).

Come è accaduto per molte altre decisioni di Sánchez sulla questione catalana, la riforma ha attirato le critiche dei suoi avversari, tra i quali si contano anche gli esponenti di Junts per Catalunya, il partito fondato da Puigdemont, che vedono nella manovra un modo per silenziare le loro rivendicazioni e creare «soluzioni ad personam» per i dirigenti di Erc condannati dalla giustizia spagnola.

Nella sua difesa, l’avvocato di Puigdemont non ha risparmiato neanche il Parlamento europeo, che ha accusato di esser stato imparziale nei confronti del leader indipendentista durante la plenaria di marzo 2021. In risposta alle numerose accuse di Boye, l’avvocato Norbert Lorenz ha affermato che pretendere che il Parlamento europeo sia completamente imparziale è «praticamente impossibile» perché «tutti i suoi membri hanno le proprie opinioni politiche», aggiungendo che riconoscere Puigdemont e gli altri leader indipendentisti come eurodeputati è stato «probabilmente illegale».

A inizio novembre, infatti, la Junta Electoral Central (Jec), l’organo che si occupa della trasparenza dei processi elettorali in Spagna, ha segnalato all’Eurocamera che né Puigdemont, né gli altri eletti della coalizione indipendentista Lliures per Europa alle elezioni europee del 2019 avevano giurato sulla Costituzione di fronte alla giunta, un requisito fondamentale per accedere alle cariche pubbliche secondo la legge spagnola.

La segnalazione della Jec è arrivata sulla scrivania della presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, che non si è ancora pronunciata sulla questione. Nel frattempo, la decisione del Tribunale dell’Unione europea sulle due udienze della scorsa settimana è attesa per inizio 2023, ma la battaglia giudiziaria potrebbe non finire qui: Puigdemont potrebbe infatti decidere di fare ricorso davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea, prolungando il braccio di ferro ben oltre la fine dell’attuale legislatura dell’Eurocamera, prevista per il 2024.

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