Una rivoluzioneAppunti sul partito liberal democratico di Calenda, Renzi e, si spera, di molti altri

Il processo di formazione del nuovo soggetto politico è cominciato, ma per riuscire nell’impresa dovrà fissare i pilastri portanti e aprirsi, con giudizio, a tutti quelli che ci staranno

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Il processo è avviato, Italia Viva e Azione hanno scelto i vertici della federazione (Carlo Calenda presidente, Elena Bonetti vicepresidente) che dovrà fondare il nuovo partito liberal democratico ancora senza nome ma appartenente alla famiglia politica di Renew Europe.

Il 14 gennaio il piccolo ma agguerrito mondo liberale si riunirà a Milano, capitale del riformismo italiano, per provare ad allargare la base del nuovo partito oltre il perimetro assicurato dai due fondatori. Prima o poi si uniranno i radicali di Più Europa e altri ancora si aggiungeranno, a cominciare dai delusi del bipopulismo perfetto italiano.

Molti attendono la deflagrazione prossima ventura di Forza Italia per aggiungere al nuovo partito altri settori di centrodestra seri e responsabili dopo il trio Carfagna-Gelmini-Moratti. Altri aspettano l’esito del congresso del Pd che potrebbe ridurre il grande partito a vocazione maggioritaria a movimento di testimonianza identitaria e soprattutto a vassallo dei Cinquestelle, uno scenario non auspicabile per il paese ma ghiotto per un Terzo polo che non è né sovranista come il polo di governo né populista come quello guidato da Conte e modellato su Travaglio, D’Alema e le fabbriche dei troll di San Pietroburgo.

Non sarà una passeggiata costruire un nuovo grande partito unitario, federandone due fondati da leader abituati a comandare, e allo stesso tempo trovare lo spazio agibile per altre forze politiche e sociali, per associazioni, fondazioni e personalità esterne.

Sarà un percorso altamente acrobatico, anche perché non esistono indicazioni esatte per creare uno strumento politico che sia contendibile ma anche, perlomeno all’inizio, gestibile dai due leader.

L’unico modello che viene in mente è quello del Partito radicale di Marco Pannella, un partito totalmente aperto, democratico e scalabile ma perfettamente sincronizzato col carisma di Pannella.

Renzi e Calenda non sono Pannella, non sono nemmeno una sola persona e, al contrario del leader radicale, hanno l’ambizione di guidare un progetto politico maggioritario e non di accontentarsi semplicemente di guidare una piccola pattuglia per mobilitare l’opinione pubblica su singoli temi.

Auguri sinceri, quindi, a chi si dovrà occupare di studiare la forma del nuovo partito (consiglio di rivolgersi ai ricercatori californiani della fusione nucleare, anche se mettere d’accordo tutti non sarà facile come riprodurre in laboratorio l’energia solare).

Se le regole faranno venire il mal di testa, dovrebbe essere invece più facile individuare i contenuti della nuova formazione politica. Ma a due condizioni: intanto che la luna di miele di Calenda e Renzi continui e poi che le altre forze politiche e sociali non si mettano a valutare con altezzoso sopracciò il grado di liberalismo contenuto nelle proposte e nei programmi, anche perché a fare i rigidi si trova sempre qualcuno più rigido che si irrigidisce e manda tutto a carte quarantotto.

Basterebbe concentrarsi sui pilastri portanti del nuovo partito, come l’adesione all’Alleanza atlantica, all’Unione europea e al mondo libero e globalizzato, pilastri ben piantati su fondamenta repubblicane, laiche e democratiche capaci di sostenere una sicura casa dei diritti, del progresso, della crescita sostenibile, della protezione sociale e della libera circolazione delle idee, delle persone e delle merci.