Giorgia come ConteLa (mica tanto) curiosa inadeguatezza di Meloni e lo sciopero dei benzinai

Il gigantesco errore politico e di comunicazione della premier sulle accise. Quando si comincia a manipolare la realtà è segno che butta male

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La faccia feroce meloniana ha sortito uno sciopero dei benzinai il 25 e il 26, un bel guaio (oltretutto, non sono elettori suoi?). E quindi ora il governo proverà a mediare: un classico di chi non sa leggere la bussola del buongoverno. Ma la frittata è fatta. Forse inebriata dagli editoriali entusiasti come quello di Ernesto Galli della Loggia di cui abbiamo parlato qui, Giorgia Meloni ha creduto di poter incantare il Paese con i videomessaggi, ma mal gliene incolse. Il problema dei videomessaggi è che lo sguardo deve essere fiero e le parole nette. Non contestabili. Non contraddittorie.

E invece il video della premier che voleva spiegare agli italiani che in fondo la benzina non è aumentata ma se è aumentata è colpa dei benzinai (e già qui c’è una contradditorietà del messaggio) è stata un flop, un boomerang, un crash comunicativo che da lei, a soli ottanta giorni dall’insediamento a palazzo Chigi, nessuno si aspettava.

Per di più non si è capito niente sull’argomento secondo il quale togliere o diminuire le accise sarebbe un regalo ai ricchi mentre lei, novella Robin Hood, vuol dare ai poveri: e allora perché nel programma di Fratelli d’Italia e nel famigerato suo video dal benzinaio del 2019 si dice che vanno abolite? Siamo dunque di fronte a un mix tra inesperienza e delirio di onnipotenza. Se n’è cominciato ad accorgere persino il Corriere della Sera.

La risposta al videomessaggio non poteva essere più dura: uno sciopero dei benzinai, sentitisi trattati come criminali. Ora, è chiaro che non si scivola sulla sola comunicazione ma sulla politica, e gli errori di Meloni sulla storia del caro-carburanti sono errori po-li-ti-ci, a partire dalla faciloneria tipica dei populisti quando si trovano a governare. Cose note.

Più sorprendente è invece tutta l’impreparazione della premier e della sua squadra proprio sulla comunicazione: non si è lavorato per tempo a un dossier specifico, non si è predisposta una campagna per il grande pubblico, non sono stati chiamati esperti per spiegare cosa sta avvenendo sui prezzi, non si è unificato il messaggio dei ministri. Ed è clamorosamente mancata lei, Giorgia. Giorgia che qualcuno dice che si stia autoesaltando, Giorgia in mezzo ai potenti del mondo, Giorgia-faccio-tutto-io, Giorgia che non si fida, Giorgia che vuole un giornale tutto per sé (forse il Giornale comprato da Angelucci?), Giorgia che dà ascolto solo alla piccola cerchia di familiari-amici, da Lollobrigida in giù, Giorgia che, come dicono i romani, «si sta allargando».

Qualcuno le dovrebbe consigliare di abbandonare il finto “maternalismo” da sorellina d’Italia che raggiunge il culmine con il “Taccuino” poi diventato “Quaderno”, un’immagine abbastanza penosa perché suggerisce dilettantismo (Aldo Moro aveva un taccuino, Mario Draghi un quaderno?), che mescolato con l’invincibile nota arrogante della premier mai totalmente dismessa produce un mix insopportabile.

E infine la supercazzola, quella proprio no, Giorgia, quella si addice all’avvocato Giuseppe Conte esperto delle tre carte ma dalla nuova leader, prima-donna-al-governo, una che parla chiaro dà fastidio il doppio: come fai a negare di aver proposto l’abbassamento, addirittura l’eliminazione delle accise, quando è tutto scritto nel programma elettorale. Già, perché smentire una cosa non smentibile è una roba da Aboubakar Soumahoro, non da presidente del Consiglio.

Ora è difficile dire che sia già finita la luna di miele tra il governo e la maggioranza degli elettori (anche perché, come ha ricordato Giuseppe De Rita, serve tempo affinché si stratifichino dei cambiamenti significativi di opinione). Ma il tocco magico comunicativo pare essersi inceppato, a partire da una di quelle cose concretissime – i costi del carburante – che hanno fatto la fortuna delle destre populiste rispetto alla maggioranza dei gruppi dirigenti delle sinistre troppo distanti e noncuranti rispetto a questi aspetti. Chi di benzina colpisce, di benzina non perisce ancora, ma certo può scivolarci sopra.

Quel che è certo è che quando si comincia a mentire è segno che butta male. Un primo segno di sbandamento. Quando poi lo si fa con la faccetta un po’ incazzata è meglio se rivedi un attimo la comunicazione e forse per qualche tempo è meglio se non ti fai vedere più di tanto. Fino al prossimo incidente. Per ora le resta nelle orecchie un’accusa non da poco: di essere una bugiarda.