GialloverdiQuesta volta il Movimento 5 stelle potrebbe entrare davvero nel gruppo dei Verdi europei

L’eurogruppo Greens/Efa vorrebbe far entrare il partito di Giuseppe Conte per rafforzare la sua presenza nel Sud Europa, ma Europa Verde non ci sta: «Scelta di convenienza»

Il leader cinquestelle Giuseppe Conte in visita ai deputati M5S a Bruxelles
Foto: Twitter/@M5S_Europa

Dopo lunga ricerca di una famiglia politica al Parlamento europeo, i deputati del Movimento Cinque Stelle potrebbero trovare casa nell’ultima parte della legislatura. Il gruppo dei Verdi/Alleanza libera per l’Europa sta discutendo internamente la possibilità di aprire le sue porte: anche se al momento non è arrivata nessuna richiesta ufficiale, i contatti informali sono ben avviati e la recente visita a Bruxelles di Giuseppe Conte è stato l’ultimo tassello di un puzzle in composizione. Non è tanto la pattuglia pentastellata al Parlamento europeo, ridotta ora a sei elementi, a interessare ai vertici del gruppo, quanto la prospettiva di un partito solido nei consensi, che possa apportare un buon numero di membri al gruppo alle prossime elezioni europee nel 2024.

Il Movimento cerca casa
L’avvicinamento degli ultimi tempi è confermato a Linkiesta da entrambe le parti e il feeling in crescita tra Giuseppe Conte e il co-presidente del gruppo, il belga Philippe Lamberts, è cosa piuttosto nota a Bruxelles. Per il momento il dialogo continua sottotraccia, e sembra probabile che una richiesta formale di adesione verrà effettuata solo a fronte della certezza di una risposta positiva. Certo non è la prima volta che la delegazione M5S cerca di accasarsi in questa legislatura. Proprio con il gruppo ambientalista ci furono ammiccamenti a cavallo tra il 2019 e il 2020, mai concretizzati. 

Ai tempi, un rapporto interno ai Verdi/Ale, visionato dall’AdnKronos, criticava aspramente il Movimento su diversi aspetti: la sua struttura organizzativa, con la piattaforma Rousseau e la presenza ingombrante della Casaleggio Associati, la partecipazione al governo giallo-verde insieme alla Lega, e la formazione nella precedente legislatura europea di un gruppo con l’Ukip di Nigel Farage, l’alfiere della Brexit.

Tutte condizioni oggi superate, con l’attuale leader Giuseppe Conte che ha persino definito «errori di gioventù» le alleanze euroscettiche, durante una visita a Bruxelles in cui ha incontrato a porte chiuse una delegazione dei Verdi. Che tornano a essere l’approdo più probabile dopo un flirt prolungato con il gruppo dei Socialisti e democratici, con tanto di apertura del segretario del Pd Enrico Letta a novembre 2021.

I cambi di orientamento, del resto, non sono alieni alla storia europea della delegazione pentastellata, che nella sua prima legislatura comunitaria abbandonò il gruppo Efdd (Europa della libertà e della democrazia diretta), per tentare di approdare nell’Alde, ma la formazione liberale ne respinse la domanda di adesione a ottobre 2017.

In quella attuale, invece, il M5S è sempre rimasto fra i non iscritti, bussando a più riprese alle porte dei due grandi gruppi del centro-sinistra. Nel frattempo però la truppa si è dimezzata: dai quattordici eurodeputati eletti nel 2019 ai sei attuali, tra chi è passato proprio al gruppo dei Verdi (Piernicola Pedicini, Ignazio Corrao, Rosa D’Amato ed Eleonora Evi, poi eletta al Parlamento italiano e quindi sostituita), chi ai Popolari (Isabella Adinolfi), chi ai Socialisti (Daniela Rondinelli), chi ai Liberali (Marco Zullo) e chi ha abbandonato il Movimento senza trovare un altro approdo, come Chiara Gemma e Dino Giarrusso.

Obiettivo 2024
Anche per questo nel gruppo dei Verdi/Ale l’interesse per un apparentamento è più funzionale a un progetto futuro che alla necessità immediata di ingrossare le proprie fila. «Siamo stati contattati dal Movimento Cinque Stelle per discutere di una possibile alleanza al Parlamento europeo. Al momento non c’è nessun impegno per una futura collaborazione e la discussione rimane aperta». La nota della presidenza del gruppo non fornisce indicazioni significative sullo stato della trattativa, ma da fonti interne risulta una fazione dei Verdi/Ale favorevole, capeggiata proprio dal co-presidente Philippe Lamberts.

L’obiettivo è quello di avere un bastione verde in Italia e più in generale aumentare la scarna presenza di partiti del gruppo nel Sud Europa, come aveva fatto capire ai suoi colleghi proprio Lamberts in una riunione di parecchi mesi fa. Da tempo i vertici dei Greens sono insoddisfatti dei risultati elettorali dei Verdi italiani, ora ribattezzati Europa Verde, e cercano di allargare il fronte ambientalista del nostro Paese ad altre realtà.

Come rivelato a Linkiesta da fonti vicine al gruppo, il piano politico sarebbe quello di puntare sul Movimento Cinque Stelle per eleggere un corposo numero di europarlamentari nelle circoscrizioni Centro, Sud e Isole, dove i verdi «tradizionali» hanno poca presa. Al contrario, nelle regioni del Nord dove il M5S è meno popolare, si spera di ottenere qualche deputato da Europa Verde: il risultato delle ultime politiche (3,5 per cento) è difficile da leggere perché ottenuto in una lista unitaria con Sinistra italiana, ma il 5,1 per cento nelle comunali del 2021 a Milano lascia discrete aspettative.

Peccato che proprio Europa Verde sia ferocemente contraria a un ingresso del Movimento Cinque Stelle. Il partito nato nel luglio 2021 non ha formalmente voce in capitolo nella decisione, perché al momento non conta nessun rappresentante eletto nel gruppo, ma è membro storico del Partito Verde Europeo, che un’entità diversa dal gruppo parlamentare e riunisce tutte le formazioni affiliate del continente.

I co-presidenti di Europa Verde Eleonora Evi e Angelo Bonelli hanno convocato una conferenza stampa il 27 gennaio per esprimere pubblicamente la propria contrarietà, sostenendo che la presenza dei deputati pentastellati potrebbe condizionare negativamente l’attività del gruppo.

Con critiche taglienti e una netta presa di posizione sono stati evidenziati quei lati del M5S che lo renderebbero incompatibile ai valori dei Verdi: la politica estera di Conte da presidente del Consiglio, ammiccante verso Trump, Putin e Bolsonaro, il sostegno al governo Draghi e all’agenda poco ambientalista del ministro Cingolani, la tendenza a cambiare di frequente orientamento politico. «Il Movimento segue la convenienza del momento», ha detto Eleonora Evi, che proprio dai 5 Stelle si era separata a dicembre 2020. Ora le loro strade potrebbero tornare a incrociarsi. 

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