Mariti straziantiGiambruno e la maledizione dei coniugi imbarazzanti (cioè di tutti)

Il compagno della premier è talmente incapace di stare in video da far venire il dubbio che a Mediaset ci sia una fronda anti Meloni, come a Repubblica contro Elkann figlio

LaPresse / Roberto Monaldo

Non esistono congiunti non imbarazzanti. Cioè, esistono, ma sono talmente eccezionali da non fare media. Perlopiù, tutti nascostamente esultiamo quando un nostro amico ci dice che la moglie a cena non potrà esserci, o un’amica ce lo dice del marito.

Poi siamo persone garbate, e alla nostra amica senza gusto per la scelta del coniuge non lo diciamo fino alla separazione, quanto le barzellette di suo marito facciano ridere solo lui. Le separazioni sono un florilegio di gente che improvvisamente ti dice quanto le faceva schifo la persona che avevi sposato, dopo aver fatto finta di niente per anni o decenni.

Il coniuge imbarazzante è peggio della madre o del figlio imbarazzanti, perché loro non te li sei scelti: ma cosa mi dice di te il fatto che tu abbia sposato un cretino, una che non si sa vestire, uno che usa lo stuzzicadenti, una con una dialettica da seconda media, uno col marsupio, una mitomane, uno che pretende di scegliere il vino senza capire niente di vini – eccetera?

Ho un’amica con cui faccio questa discussione da anni: la persona con cui ti accoppi è parte dei parametri con cui valutarti? Lei dice di sì, ma secondo me lo dice solo perché ha uno dei pochi mariti fighi in circolazione, ed è come tutti convinta d’essere misura del mondo e che quindi sia normale che la gente con delle qualità si accoppi con altra gente con delle qualità.

Io dico di no: le ragioni per cui t’incastri in una coppia con qualcuno sono misteriose e perlopiù nevrotiche, l’idea che si possano pianificare gli accoppiamenti in base alle caratteristiche è una semplificazione da Tinder. Gente favolosa sta con gente orrenda quasi sempre, per motivi che spesso neanche sanno loro due, figuriamoci se li possiamo conoscere noialtri osservatori.

Tutto questo per dire che non credo che Giorgia Meloni abbia deciso di figliare con Andrea Giambruno perché le pareva un talentuoso uomo di televisione: non funziona così, non si fa un business plan e una valutazione oggettiva delle qualità dell’altro, prima di accoppiarsi (lo facevano una volta le famiglie reali, e finivano per accoppiarsi solo tra consanguinei, il che presenta altri svantaggi).

Né il povero Giambruno poteva prevedere che la sua scarsa resa televisiva sarebbe stata valutata, una volta diventata sua moglie presidente del Consiglio, com’egli fosse il conduttore della notte degli Oscar e non quello d’una striscia informativa di Rete4 che nessuno di noi sapeva esistesse fino a tre quarti d’ora fa (sì, lo so che non sono sposati, ma sono lieta d’informarvi che “marito” e “moglie” sono ruoli: se due dividono un mutuo e dei figli, sono marito e moglie).

Quindi lunedì Giambruno ha detto, di fronte alle immagini del tifone milanese, «questa è la notizia: che in luglio ci siano questi eventi è ’na notizia e noi la diamo». L’ha detto in romanesco, giacché i romani sono convinti che quello che parlano sia italiano; l’ha detto dopo aver negato d’essere negazionista e prima di dire che il caldo a luglio non è una notizia. Il meteorologo con cui era collegato, che diversamente da Giambruno ha un’idea della differenza tra stare in tv e stare in tinello, ha proceduto a spiegare che le cose sono collegate, la tempesta è l’effetto del carico di calore nell’aria, ma Giambruno non lo stava ascoltando. Come faccio a saperlo? Perché il collegamento era a tutto schermo.

Negli strazianti quarantacinque minuti che avevano preceduto quel momento, infatti, ogni volta che il collegamento era a tutto schermo Giambruno ne aveva approfittato per comunicazioni di servizio. Senza però farsi chiudere il microfono (o forse la regia non gliel’aveva chiuso per dispetto? Le regie di Mediaset boicottano il marito della presidente del Consiglio come la redazione di Repubblica boicotta gli articoli del padre dell’editore?).

Il risultato è che ogni collegamento ha in sottofondo Giambruno che bisbiglia. Pulcino, sono troppi minuti che fai televisione per non sapere che, se sei microfonato, il bisbiglio viene comunque captato. Il risultato è che, quando quello spiega il tifone, Giambruno non lo ascolta e conclude: «Almeno la scienza mi supporta».

D’altra parte il programma è fatto per mandare Giambruno a schiantarsi (si rafforza l’ipotesi Repubblica/Alain Elkann): Giambruno è in piedi, in uno studio vuoto, e parla a braccio. Una situazione da cui esce vivo Enrico Mentana e non so bene chi altro, forse nessuno, certo non gli Andrea Giambruno del mondo. Quando Giambruno dice «cominceranno a essere pesanti il resoconto di quanto si dovrà sborsare» o «un fatto che scosse di fatto le redazioni tutte», io penso: certo, sbaglia le concordanze, certo, ha un vocabolario di duecento parole, ma la colpa è vostra che l’avete mandato allo sbaraglio.

L’altro giorno ho ascoltato un giornalista ben più noto di Giambruno, ben più retribuito di Giambruno, ben più abituato a parlare in pubblico di Giambruno dire, a proposito del lino stazzonato indossato da Alain Elkann, che lui non ha mai capito cosa significhi «stazzonato», e che non lo si sentiva dire dai tempi di Gozzano. Nessuno se n’è scandalizzato, perché ormai evidentemente è reputato normale che chi lavora con le parole abbia un vocabolario più limitato di quello del barista, dell’ingegnere, del calciatore, e ritenga pure di rivendicare le proprie voragini di lacune. Nessuno se n’è scandalizzato anche perché quello che deve cercare sul dizionario «stazzonato» non divide il mutuo con la presidente del Consiglio.

Giambruno è così incapace di capire i diversi registri lessicali che introduce i collegamenti con frasi come «dovrebbe essere buono anche il ministro», cioè il modo tecnico in cui lui e la regia si dicono che il collegamento è attivo sia in video che in audio. Se qualcuno guardasse la tv con una qualche attenzione, si chiederebbe se Giambruno stesse facendo una valutazione delle doti morali del ministro, invece no: parla gergo tecnico, come la De Filippi quando dice «mandate l’rvm» – solo che non è la De Filippi, lui.

Meno male che le elezioni le ha vinte una donna, almeno possiamo sfogarci. Almeno possiamo trattare la scarsezza televisiva di Giambruno, o i suoi capelli non donanti, o il suo lessico traballante, come fossero eccezionali e meritevoli del nostro sarcasmo, e non la media in un mondo in cui quelli che non sanno fare il loro lavoro sono la schiacciante maggioranza.

Meno male che le elezioni le ha vinte una donna, perché sto cercando da giorni d’immaginarmi cosa sarebbe successo se una frazione delle cose che vengono disinvoltamente dette di Giambruno qualcuno avesse provato a dirle di una qualche moglie. Ma, per carità, non è mai successo che le congiunte degli uomini di potere avessero un piccolo ruolo pubblico che non ricoprivano con inarrivabile talento. Tutte al di sopra d’ogni sospetto, le mogli di Cesare.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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