Spazio vitaleIl preoccupante monopolio di Elon Musk sull’internet satellitare

Starlink permette di accedere alla Rete anche nelle regioni più impervie e sotto dittatura. Ma il suo fondatore può decidere di interrompere l’accesso alla rete per un cliente o un Paese, come è accaduto in Ucraina. Al momento l’unica impresa in grado di pluralizzare questo mercato è Amazon

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Attualmente, intorno al nostro pianeta orbitano circa ottomila satelliti artificiali. Di questi, più della metà appartiene a Starlink, la costellazione creata dall’azienda aerospaziale di Elon Musk, SpaceX, che dal 2019 manda in orbita quasi ogni settimana apparecchi in grado di garantire Internet ad alta velocità in ogni angolo del pianeta. Negli ultimi quattro anni, il patron di Tesla e Twitter (pardon, di «X») ha cambiato la fisionomia del cielo sopra di noi, diventando titolare di un vero e proprio monopolio a centinaia di chilometri di altitudine dalla superficie terrestre. Le ragioni dietro a questo strapotere sono ovvie. Spesso, Starlink rappresenta il solo modo per accedere al web nelle regioni più remote, nelle aree colpite da disastri naturali e nelle zone di guerra. In Ucraina, per esempio, viene utilizzata dal governo per coordinare gli attacchi dei droni e in generale ha giocato un ruolo fondamentale per la resistenza militare di Kyjiv (e continuerà a farlo, grazie all’accordo sottoscritto a giugno tra Musk e il Pentagono). Il dipartimento della Difesa statunitense è un grande cliente del servizio e in alcuni Paesi autoritari come l’Iran e la Turchia, gli attivisti che protestano contro il governo lo sfruttano come forma di copertura per aggirare i controlli. Persino l’esercito giapponese starebbe testando questa tecnologia, con l’obiettivo di adottarla a breve.

Le paure attorno al monopolio spaziale
Come spiegato in un approfondito articolo del New York Times, il controllo quasi totale di Musk sull’Internet via satellite sta destando sempre più allarme. L’imprenditore più famoso del mondo può infatti decidere da solo di interrompere l’accesso alla rete per un cliente o un Paese – come in effetti è già accaduto in Ucraina – e ha la possibilità di sfruttare le informazioni sensibili raccolte dal servizio. Nell’ultimo anno e mezzo, almeno nove Paesi tra Europa e Medio Oriente hanno parlato con funzionari americani, esprimendo preoccupazioni in merito alla gestione Musk su questo fronte.

Nessun altro evento ha dimostrato il potere di Starlink quanto l’invasione russa dell’Ucraina. Lo scorso 17 marzo, il generale statunitense Mark A. Milley, presidente degli Stati Maggiori Riuniti, e il generale Valeriy Zaluzhnyi, capo delle forze armate ucraine, si sono collegati per discutere della guerra. In quell’occasione, non si sono limitati a parlare della situazione sul campo di battaglia e delle perdite russe: Zaluzhnyi ha sollevato il tema Starlink, sottolineando come le successive mosse militari del suo Paese sarebbero dipese anche dalla disponibilità dell’apparato satellitare di Musk, un individuo «che ha interessi commerciali molto vasti e una politica torbida». Stando al Times, la controparte americana non avrebbe proferito risposta.

I timori del generale erano tutt’altro che infondati: dall’inizio della guerra, il servizio ha limitato più volte il proprio accesso, negando a un certo punto anche la richiesta di attivazione vicino alla Crimea, territorio controllato da Mosca, influenzando notevolmente la strategia dell’esercito ucraino. Come se non bastasse, l’anno scorso Musk aveva presentato pubblicamente un «piano di pace» a dir poco discutibile, che sembrava strizzare l’occhio più agli interessi della propaganda del Cremlino che altro.

I nove Paesi che hanno espresso preoccupazione rispetto a questo monopolio, a ogni modo, lo avrebbero fatto in privato, durante alcuni colloqui con funzionari statunitensi. Questo per evitare di correre il rischio di «alienarsi» Musk, secondo due esponenti dell’intelligence a stelle e strisce. Taiwan, che possiede un’infrastruttura Internet potenzialmente vulnerabile in caso di invasione cinese, è comunque riluttante a utilizzare il servizio, in parte anche per i legami commerciali che Musk ha con Pechino. La Cina, a sua volta, è sospettosa: il Dragone per primo avrebbe chiesto garanzie sul fatto che Starlink non diventi operativo all’interno del proprio territorio, dove Internet è sottoposto al controllo del Partito comunista di Xi Jinping e compagni.

Anche l’Unione Europea non ha perso occasione per manifestare diffidenza. Lo stanziamento dello scorso anno di 2,4 miliardi di euro per costruire una costellazione di satelliti destinati all’uso civile e militare è frutto, in parte, dei timori legati al dominio spaziale di Musk.

Lo stesso governo Biden avrebbe parlato pubblicamente di Starlink il meno possibile, cercando di mantenere un dialogo con l’azienda, utile alle priorità interne e geopolitiche del Paese (la Casa Bianca è anche uno dei maggiori clienti di SpaceX e sfrutta i suoi razzi per alcune delle missioni della Nasa). Una strategia del silenzio fondamentale per non inimicarsi Musk, noto detrattore dell’attuale presidente.

Il futuro del settore
Negli anni Novanta e Duemila alcune aziende hanno cercato di realizzare sistemi satellitari di comunicazione a bassa orbita. Hanno avuto vita breve: i costi e le difficoltà tecniche di quei piani a lungo termine portarono all’epoca al loro abbandono prematuro. Il progetto Starlink, avviato nel 2019, è invece partito con un vantaggio: i razzi di SpaceX sono pensati per tornare a casa dopo aver compiuto il loro viaggio e sono parzialmente riutilizzabili. Questo ha permesso alla compagnia di Musk di avere il controllo di una sorta di filiera che collega la Terra allo spazio, per la messa in orbita dei suoi dispositivi. 

Oggi il colosso con sede a Hawthorne, in California, dichiara di avere oltre un milione e mezzo di abbonati e ha riempito il firmamento di così tanti satelliti che spesso vengono scambiati per stelle cadenti. Il servizio ha debuttato ufficialmente nel 2021 in una manciata di Paesi e ora è disponibile in più di cinquanta realtà, tra cui Stati Uniti, Giappone, Europa e parti dell’America Latina. In Africa, Starlink fornisce un accesso alla rete in Nigeria, Mozambico e Ruanda, dando la possibilità di navigare sul web in territori dove sarebbe altrimenti impossibile farlo. 

I suoi concorrenti all’interno del neonato mercato dell’Internet satellitare sono pochi e finora hanno avuto scarsa fortuna. La società britannica OneWeb, per esempio, ha incontrato difficoltà finanziarie tali da dover essere salvata dal governo ed essere successivamente venduta a un gruppo di investitori. Al momento, l’unica figura in grado di pluralizzare il mercato è Amazon, che ha in cantiere un progetto simile a Starlink noto come «Project Kuiper». La Federal Communications Commission statunitense ha concesso ad Amazon l’approvazione per il dispiegamento di una costellazione di oltre tremila satelliti in orbita bassa, previsto in cinque fasi. Il servizio Internet sarà disponibile dopo il lancio dei primi cinquecentosettantotto satelliti. Dopodiché, Amazon dovrà lanciare e far funzionare gli apparecchi restanti entro la metà del 2029.

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