Draghi e deriskingCosa ha detto Ursula von der Leyen nel suo ultimo discorso sullo stato dell’Unione

La presidente della Commissione annuncia un’inchiesta sulle sovvenzioni cinesi che «distorcono il mercato dei veicoli elettrici» e di aver affidato all’ex premier italiano una relazione sul futuro della competitività europea. La plenaria ricorda Amelina: «Saremo a fianco dell’Ucraina sempre, per tutto il tempo che sarà necessario»

Foto Fred Marvaux (©EP)

Le notizie dell’ultimo discorso sullo stato dell’Unione di Ursula von der Leyen, di fatto, sono due. La prima ci riguarda. La presidente della Commissione europea, davanti alla plenaria di Strasburgo, ha annunciato di aver chiesto all’ex presidente del Consiglio italiano Mario Draghi, «una delle più grandi menti europee», di preparare una relazione «sul futuro della competitività europea». La seconda riguarda la Cina: la Commissione avvierà un’«inchiesta anti-sovvenzioni riguardo ai veicoli elettrici provenienti dalla Cina».

Contro la distorsione
Nel rapporto con Pechino, l’Ue continuerà sulla linea del «derisking e non decoupling», già tracciata in questi mesi dall’ex ministra della Difesa tedesca. «La concorrenza ha senso e funziona solo se è equa, troppo spesso le nostre società sono vittime di pratiche predatorie o escluse dai mercati. Le pratiche sleali della Cina hanno condizionato le nostre industrie dei pannelli solari».

Sulla mobilità elettrica, che rappresenta «un potenziale enorme per l’Europa», arriva l’annuncio di un’indagine di Bruxelles sugli aiuti di stato della repubblica popolare. «I mercato globali sono invasi da automobili cinesi a buon mercato, i cui prezzi sono mantenuti bassi artificialmente grazie a sovvenzioni statali. Queste pratiche causano distorsioni sul nostro mercato». Infine una chiosa diplomatica, sull’essenzialità di «mantenere aperta la porta del dialogo e della cooperazione».

Il bilancio del mandato
«Nel 2019 so che qualcuno nutriva dei dubbi, prima ancora della pandemia e della guerra, ma pensate dove è arrivata l’Ue: un’unione geopolitica per l’Ucraina e che si oppone all’assertività della Russia», dice la presidente nella parte dell’intervento in cui rivendica i risultati. «Abbiamo portato a compimento dossier che alcuni pensavano sarebbero rimasti per sempre nel cassetto». L’esempio è la direttiva sulle donne nei consigli di amministrazione delle aziende. Oppure, sulla violenza di genere, «Un no è un no» e qui arriva il primo applauso.

«Il lavoro è tutt’altro che finito», scandisce von der Leyen. Con una cifra: il novanta per cento degli orientamenti tradotti in misure concrete. In realtà, come scriveva il Foglio stamattina, secondo un’analisi del Parlamento europeo: un terzo delle promesse non si è ancora concretizzato e un altro terzo non è ancora stato approvato in Consiglio o in plenaria. Su seicentodieci iniziative legislative e non, quelle presentate sono 420, cioè il sessantotto per cento del totale.

La «nuova fase» del Green Deal
La prima parte del discorso verte proprio sul Green Deal, rivendicato ma declinato in una chiave particolare, di rassicurazioni alle imprese, che risente delle preoccupazioni – leggi, dell’ostruzionismo – del partito della presidente, il Partito popolare europeo (Ppe). «Chiediamo all’industria di guidare la transizione pulita» sì, ma «salvaguardando la competitività». E, quindi, «Ora che entriamo nella prossima fase, ciò che non cambierà mai è che noi continueremo a sostenere l’industria europea in questa transizione».

La presidente cita l’«estate più calda mai registrata in Europa», gli «incendi brutali», ma accosta pragmaticamente la «necessità di preservare la prosperità futura» alla salvaguardia del pianeta. Un riconoscimento al Ppe è anche il «sentito ringraziamento» agli agricoltori, con i quali serve «un maggiore dialogo e una minore polarizzazione». Da qualche mese, diciamo dopo l’ascesa degli agri-populisti di BBB in Olanda, il loro capo Manfred Weber definisce non a caso i Popolari «partito dei contadini». Infine un altro annuncio, su un pacchetto europeo per l’energia eolica.

Al fianco di Kyjiv
Sulle migrazioni, von der Leyen difende l’accordo con la Tunisia: ne serviranno ulteriori, con altri Paesi. Elogia Romania e Bulgaria come esempi di «nuove pratiche» sui rimpatri. Poi passa all’Ucraina, ricordando Viktoriya Amelina, di cui viene esposto nell’emiciclo un ritratto dallo scrittore peruviano che era con lei quando un missile balistico russo ha centrato il ristorante in cui stavano cenando. «Uno degli innumerevoli attacchi lanciati contro i civili innocenti».

«Saremo a fianco dell’Ucraina sempre, per tutto il tempo che sarà necessario. Quattro milioni di ucraini hanno trovato rifugio nell’Ue: sono benvenuti oggi come lo erano in quelle fatidiche prime settimane. Questa è l’Europa che ha risposto alla Storia». Una Storia che, conclude la presidente, «ci chiama a completare la nostra Unione», da ventisette a trenta e più. «Abbandoniamo le vecchie discussioni manichee sull’allargamento: dobbiamo acquisire peso geopolitico e capacità di agire, ogni ondata di allargamenti è stata accompagnata dall’approfondimento politico. È tempo che l’Europa pensi di nuovo in grande».

A questo link si può leggere il discorso integrale in inglese.

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