Stress testIl trucco alla Orbán di Diritto e Giustizia e la Polonia che può cambiare direzione

Il dibattito in tv ha permesso a Tusk di parlare al Paese dopo anni di ostracismo mediatico. Si vota (anche al referendum). I sovranisti e l’ultradestra sono in calo: potrebbero non avere abbastanza seggi per governare, a differenza di un’alleanza tra Coalizione Civica, sinistra e Terza Via

Manifesti elettorali in Polonia
AP Photo/Michal Dyjuk

Ancora poche ore. La Polonia si appresta ad andare a votare per quelle che rischiano di diventare le elezioni più importanti della sua Storia recente. Da una parte la conferma della strada conservatrice e sovranista incarnata da Diritto e Giustizia, che cerca il suo terzo mandato di governo consecutivo. Si tratterebbe di un inedito assoluto nella storia della Polonia democratica. Una democrazia che secondo alcuni analisti sarebbe messa a questo punto a forte rischio.

Diritto e Giustizia in questi anni ha cercato di guidare il Paese con piglio orbaniano, non riuscendoci del tutto. Troppo divisa la Polonia tra la sua anima conservatrice, e quella progressista e europeista rappresentata da Coalizione Civica, il partito di Donald Tusk. Se dovesse essere quest’ultimo a spuntarla, si tratterebbe anche in questo caso di una svolta storica. Il paese imboccherebbe una via del tutto nuova, dopo otto anni di politiche che l’hanno portato al muro contro muro con l’Unione europea per la questione dello stato di diritto.

I dossier sul tavolo sono stati tanti: le relazioni europee con il nodo sulla giustizia, la questione del grano e il cambiamento nelle relazioni con l’Ucraina, l’immigrazione, l’aborto, solo per citarne alcuni. C’è in ballo insomma il futuro di un Paese e di un’intera regione, per un appuntamento che inevitabilmente fungerà da stress test per le prossime europee. La Polonia è stata uno dei primi Paesi a cedere all’onda dei sovranismi ed è stata a lungo indicata, insieme all’Ungheria, come una delle pecore nere dell’Unione europea. Paradossalmente mentre ora il resto del continente vira verso destra, proprio la Polonia ha la possibilità di cambiare direzione.

Gli ultimi fuochi della campagna elettorale
L’ultima settimana di campagna elettorale è iniziata con l’atteso dibattito televisivo tra i rappresentanti dei principali partiti. Chi si aspettava i fuochi d’artificio è rimasto soddisfatto, chi si aspettava i contenuti, un po’ meno, perlomeno per quanto riguarda gli esponenti dei due partiti principali, Tusk per Coalizione Civica e il premier uscente Mateusz Morawiecki per Diritto è giustizia.

La cornice era stata organizzata da Tvp, la tv di stato polacca, ormai da anni organo di propaganda del governo, in modo da rendere complicata la serata a Tusk. La conduzione affidata Michał Rachoń, giornalista vicino a Diritto e Giustizia, coadiuvato dalla conduttrice del notiziario serale Anna Bogusiewicz-Grochowska. In particolare Rachoń solo poche settimane fa si era reso protagonista di un singolare episodio, quando aveva interrotto in maniera poco ortodossa una conferenza organizzata dallo stesso Tusk di fronte all’Agenzia di informazione televisiva.

Le domande presentate dai due conduttori sono apparse eccessivamente lunghe e articolate a fronte del solo minuto concesso ai candidati per le risposte.

Ciò non toglie che Tusk e Morawiecki siano andati spesso fuori dal seminato non rispondendo nel merito. I due se le sono date di santa ragione, metaforicamente parlando, attaccandosi ripetutamente l’un l’altro. Morawiecki ha rinfacciato a Tusk il suo operato da primo ministro. Tusk ha ricordato che per qualche anno, Morawiecki è stato suo consigliere.

Un’occasione persa soprattutto per il leader liberale, che dopo anni di ostracismo imposto dalla tv di Stato, aveva la possibilità di raggiungere le case di milioni di polacchi e spezzare il gioco della propaganda di governo. Morawiecki da par suo è apparso troppo ingessato e ingolfato, dando la sensazione di non trovarsi troppo a suo agio.

Tusk durante un comizio a Varsavia
Tusk durante un comizio a Varsavia (Czarek Sokolowski/Ap)

Gli altri protagonisti
Chi ne ha tratto beneficio sono stati invece gli altri candidati presenti in studio, che negli ultimi mesi erano stati messi in ombra dalla contrapposizione tra Diritto e Giustizia e Coalizione Civica.

A rappresentare l’estrema destra di Konfederacja c’era Krzysztof Bosak, uno dei due presidenti del partito (l’altro è Sławomir Mentzen). Bosak ha avuto la possibilità di mostrare ai polacchi l’agenda del suo partito, ultra liberista in termini economici (drastico taglio delle tasse e spese sociali ridotte al minimo), e soprattutto anti Ucraina, a cui vorrebbe togliere subito qualsiasi supporto economico. Non sono mancati nei suoi interventi gli attacchi a Diritto e Giustizia, accusato di fare più propaganda che governo, un indicatore importante per chi pensa che una coalizione tra i due soggetti sia possibile.

Una bella sorpresa è stata Joanna Scheuring-Wielgus di Nowa Lewica (Nuova Sinistra), il cui programma è invece antitetico a quello di Konfederacja. Spesa sociale sistemica e indicizzazione delle pensioni due volte l’anno. Scheuring-Wielgus ha dato l’impressione di rivolgersi soprattutto alle fasce più povere della popolazione polacca, facendo trasmettere il messaggio di voler costruire una Polonia più giusta. Lo stesso messaggio dopo tutto che nelle passate elezioni aveva portato Diritto e Giustizia alla vittoria. Un particolare: Scheuring-Wielgus è intervenuta sempre con il sorriso.

Szymon Hołownia è stato salutato dai commentatori come il vero vincitore di giornata. Terza Via, la coalizione formata da Polonia 2050, il suo partito, e dai popolari di Psl deve necessariamente superare la soglia dell’otto per cento per essere ammessa in Parlamento, e perciò una brutta performance non era ammessa. Hołownia ha colto nel segno quando ha detto che sentir parlare Morawiecki che rinfaccia a Tusk le cose accadute durante nei suoi anni di governo gli ricorda suo nonno che gli parlava della guerra. In generale, anche lui è risultato molto propositivo, con una chiara idea da esporre ai telespettatori.

Ha sfruttato l’opportunità di farsi conoscere Krzysztof Maj, rappresentante degli Enti Locali senza partito, un piccolo movimento che secondo i sondaggi si aggira intorno al 2,4 per cento. Formalmente estranei a giochi di partito, potrebbero allearsi con l’una o l’altra coalizione ma la soglia del cinque per cento prevista per i singoli partiti è ancora lontana.

Convitato di pietra della serata, Jarosław Kaczyński, più volte evocato da Tusk. Nel finale l’ex presidente dal Ppe ha lanciato un’ultima sfida, davanti a tutti i media il giorno prima del silenzio elettorale. Il guanto ovviamente è caduto nel vuoto.

Kaczyński ha deciso di spendere gli ultimi giorni della campagna elettorale nei piccoli comuni della Masovia. Diritto e Giustizia ha vinto le due ultime tornate elettorali nelle campagne ed è da quel bacino che vuole continuare ad attingere. Il capo di Diritto e Giustizia sarà invece a Varsavia nella notte elettorale nella sede di via Nowogrodzka, dove è stato già preannunciato un suo discorso.

Inusuale la scelta del partito che nella notte delle elezioni ha limitato l’ingresso a soli quaranta giornalisti, con precedenza alle testate polacche. L’impressione è che in casa Diritto e Giustizia ci sia il timore di brutte sorprese.

I sondaggi danno Diritto e Giustizia ancora in vantaggio con percentuali intorno al trentaquattro per cento, ma il trend è negativo dalla fine di settembre. Coalizione Civica, che attualmente viaggia intorno al ventinove per cento al contrario continua a risalire, anche se è improbabile l’ipotesi di un pareggio o di un filo di lana. Quello che Diritto e Giustizia teme di più è un buon risultato del partito di Tusk combinato a un exploit di Nowa Lewica e Terza Via, che secondo gli ultimi rilevamenti sembrano godere di ottima salute, entrambi sopra il dieci per cento.

Questo scenario prefigurerebbe la possibilità un governo di coalizione tra i tre partiti, con buona pace delle antipatie e dei litigi tra Hołownia e Tusk. Per amor di patria si fa anche questo. Continua a calare invece Konfederacja, al punto che stando sempre agli ultimi sondaggi, non sarebbe possibile formare una maggioranza con Diritto e Giustizia, già eventualità di per sé complicata.

Sarà comunque un voto sul filo del rasoio, sempre ricordando che Diritto e Giustizia conta sul “boost” del referendum: quattro domande su immigrazione, pensioni, muro con la Bielorussia e ed economia, poste in modo tale da orientare gli elettori. Un trucco già adottato l’anno scorso da Viktor Orbán l’anno scorso durante le parlamentari ungheresi. Vedremo se basterà.

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