Schema binarioLe Europee servono a Schlein per far capire che è lei (non Conte) la leader dell’opposizione

La segretaria del Pd vorrebbe candidarsi per un seggio al Parlamento di Bruxelles anche per cercare il duello a distanza con la premier: indipendentemente dal risultato, il voto sancirà un dualismo in cui non c’è spazio per il M5s

Unsplash

Rinviata la conferenza stampa di fine anno causa influenzona, Giorgia Meloni non scioglierà oggi l’arcano: si candiderà alle elezioni europee facendo dell’appuntamento elettorale di giugno una specie di mega-sondaggio su di lei? L’ipotesi è gettonatissima. D’altronde quando le si ripresenterà l’occasione di mietere centinaia di migliaia di preferenze, vera emula di Silvio Berlusconi? Quando si allestirà di nuovo un trampolino così elastico per Fratelli d’Italia, che secondo alcuni giornali la premier “vede” oltre il trenta per cento?

La posta in palio è troppo alta per fare la “signora” che non corre sapendo che a Bruxelles non ci andrebbe mai. Chi se ne importa di queste contraddizioni. È vero che il record da battere non è esattamente a portata di mano, addirittura 2,3 milioni di voti raccolti da un Matteo Salvini che cinque anni fa era in grandissimo spolvero – più o meno come lei oggi –, ma comunque essere plebiscitata è un sogno che si coronerebbe. E quanto al rischio di «vincere troppo» paventato da Maurizio Gasparri, lei il problema non se lo pone proprio.

Se dunque Giorgia si candiderà pazienza per Arianna, la sorella messa a capo dell’organizzazione, che in caso di assenza della più importante premier avrebbe potuto correre garantendo così la presenza del brand “Meloni” sulla scheda almeno nell’Italia centrale.

La questione avrà un riflesso sul Nazareno? Meno di quello che si possa pensare. Elly Schlein non farà dipendere la scelta di guidare le liste del Partito democratico ovunque da ciò che farà la presidente del Consiglio. Il ragionamento della segretaria è semplice: «Se capisco che la mia candidatura può far scattare un seggio in più, allora mi candido». Sono parole sue. E siccome è abbastanza ovvio che la presenza di Schlein sulla scheda un po’ di voti li porta naturaliter, alla fine l’opzione dovrebbe proprio essere quella della candidatura in tutta Italia, anche se ciò la esporrebbe al rischio di un confronto di consensi con Meloni, che può concludersi con una brutta figura. Che però in parte è anche messa in conto: non solo Meloni guida un partito che ha molti punti più del Partito democratico ma soprattutto trattandosi della premier ha una visibilità (e soprattutto un potere) senza pari.

In ogni caso il duello tutto al femminile rafforzerebbe lo schema “binario” che Schlein ha in testa, le due leader donne che si contendono il grosso dei consensi del Paese in vista del big match delle politiche, quando ci saranno.

In questo quadro, per la leader del Partito democratico non c’è molto spazio per Giuseppe Conte – che pure le sta mordendo i polpacci – anche considerando che le elezioni europee, come le amministrative, per l’avvocato-Re del trasformismo non costituiscono l’appuntamento elettorale più facile.

Lo ha notato ieri con dovizia di argomenti Repubblica, il quotidiano che in questa fase sta indurendo ancora più del solito i toni verso il capo del Movimento 5 stelle. Forse anche annusando l’aria che tira al Nazareno. Dove le quotazioni dell’avvocato sono decisamente in ribasso dopo le rispostacce su Schlein federatrice giusta delle correnti dem, certi riferimenti obliqui alla «questione morale» e il voto sul Mes: «Sta davvero esagerando, e questo nel Partito democratico lo stanno notando tutti», è la sintesi di un autorevolissimo dirigente.