Passo falsoDignitas infinita non è un contentino per i conservatori, ma sulla teoria del gender è fuori strada

Il documento del Vaticano contiene passaggi rimarchevoli. Gli ultimi capitoli però non sono all’altezza: «Il paragrafo sul cambiamento di sesso mi sembra uno scandalo che non avrebbe mai dovuto essere pubblicato», dice a Linkiesta suor Teresa Forcades

Lapresse

A poco meno di quattro mesi dalla pubblicazione Fiducia supplicans «sul senso pastorale delle benedizioni», impartibili alle coppie di persone dello stesso sesso e «in situazioni irregolari», il Dicastero per la Dottrina della fede a guida Fernández torna a far parlare di sé con una nuova Declaratio dalla portata a dir poco deflagrante. Approvato dal Papa ex audientia del 25 marzo e intitolato Dignitas infinita, il documento, che è reso noto e presentato l’altrieri in conferenza stampa dopo cinque anni di lavoro, si compone di ventiquattro pagine suddivise in una presentazione, un’introduzione, quattro capitoli, un’appendice di centosedici note al testo, intende «fare memoria del 75° anniversario» (nr. 2) della Dichiarazione universale dei diritti umani (10 dicembre 1948).

Di primaria importanza tanto da costituire uno dei capisaldi dell’articolo 1 della DUDU («Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti»), il tema della dignità umana è declinato dall’ex Sant’Uffizio nella quadruplice ottica ontologica, morale, sociale, esistenziale e, ça va sans dire, correlato all’antropologia cristiana. Alla luce di tali riflessioni la Dichiarazione vaticana passa quindi a enumerare e illustrare “alcune grave violazioni della dignità umana”, che sono nell’ordine così indicate: 1) il dramma della povertà; 2) la guerra; 3) il travaglio dei migranti; 4) la tratta delle persone; 5) abusi sessuali; 6) la violenza contro le donne; 7) aborto; 8) maternità surrogata; 9) l’eutanasia ed il suicidio assistito; 10) lo scarto dei diversamente abili; 11) teoria del gender; 12) cambio di sesso; 13) violenza digitale. Da un tale elenco si può facilmente comprendere perché Dignitas infinita sia non solo al centro di reazioni e polemiche senza sosta ma anche di valutazioni, che ne liquidano il testo a contentino per conservatori e nostalgici dei precedenti pontificati dopo l’effetto novatore di Fiducia supplicans.

Ma si tratta, a ben vedere, di letture superficiali e comunque parziali del documento, nei cui paragrafi anche più controversi si possono trovare passaggi rimarchevoli come il seguente: «Per questa ragione va denunciato come contrario alla dignità umana il fatto che in alcuni luoghi non poche persone vengano incarcerate, torturate e perfino private del bene della vita unicamente per il proprio orientamento sessuale» (nr. 55). È su queste parole che si sofferma, ad esempio, padre James Martin, gesuita e consultore del Dicastero per la Comunicazione, dichiarando a Linkiesta: «Sono grato per la forte difesa del Vaticano contro la violenza e le discriminazioni nei confronti delle persone Lgbtq e per aver ricordato a tutti noi che anche le persone Lgbtq hanno “dignità infinita”. Per quanto riguarda le sezioni sulla teoria del gender e sul cambiamento di sesso, la mia sensazione è che sostanzialmente abbiano ribadito dichiarazioni passate di dicasteri e funzionari vaticani».

Più ampia e articolata riflessione è, invece, quella che suor Teresa Forcades, monaca benedettina e teologa di fama internazionale, ha sviluppato sul documento. «Apprezzo – così al nostro giornale – la denuncia vigorosa della violenza economica, a cui questo Papa ci ha abituato, ma che è ancora così necessaria e urgente. Apprezzo il suo ripudio della guerra e, in particolare, la sua denuncia dell’aumento delle morti civili e dell’esistenza de facto di una terza guerra mondiale a tappe. Apprezzo l’inclusione della violenza contro le donne e, in particolare, del femminicidio. Apprezzo il fatto che sulla questione degli abusi sessuali sottolinei che “deve partire dall’interno”». Al contrario, per l’autrice di “Siamo tutti diversi! Per una teologia queer” è «insoddisfacente il modo» in cui Dignitas infinita «tratta l’ideologia di genere, l’aborto, la maternità surrogata, l’eutanasia e il suicidio, perché è dottrinario e poco sfumato. Da ultimo, il paragrafo sul cambiamento di sesso mi sembra uno scandalo che non avrebbe mai dovuto essere pubblicato».

Sotto questo ultimo aspetto, suor Teresa ricorda che «il “cambiamento di sesso” può essere equiparato al dramma della povertà, della guerra, dell’abuso sessuale e della violenza sulle donne solo se è “forzato”, cioè se una persona viene sottoposta a mutilazioni genitali senza il suo consenso. Purtroppo, questo è accaduto nella storia e continua ad accadere oggi proprio per conformare i neonati intersessuali a uno standard artificiale di binarismo eterosessuale. È interessante notare che questo sembra essere l’unico caso di chirurgia genitale che il documento vaticano approva: quello che ignora la soggettività della persona interessata. Mutilare il corpo per conformarsi a una norma medica, religiosa o sociale è una violenza. Intervenire chirurgicamente affinché la persona possa esprimere ed essere riconosciuta nella sua identità sessuale soggettiva non è violenza. È liberazione».

Importanti anche le sue precisazioni sulla gender theory o gender ideology: «È assurdo parlare al singolare di “ideologia di genere”. Ogni volta che l’esperienza soggettiva di una persona sulla propria sessualità viene invalidata e la sua libera espressione limitata a favore di una teoria normativa, c’è una violenza intollerabile alla dignità umana. Ci sono ideologie di genere che negano il binarismo sessuale, altre che negano la fluidità di genere, altre che al contrario vogliono imporla, altre che negano l’intersessualità o la transessualità… le varianti sono infinite e diventano ideologia quando vengono concepite come l’unica verità, l’unica cosa naturale o l’unica cosa conforme alla dignità umana. Senza apparentemente rendersene conto, il documento vaticano critica una certa ideologia di genere (quella che nega la differenza sessuale) per promuoverne un’altra che patologizza l’intersessualità e nega la transessualità e la fluidità di genere».

Da parte nostra non si può non rilevare come la teoria del gender, sdoganata ufficialmente a livello ecclesiale da Giovanni Paolo II (si pensi, ad esempio, al messaggio pontificio del 22 novembre 2001 al cardinale prefetto dell’allora Pontificio Consiglio per la Famiglia Alfonso López Trujillo e all’antecedente documento di quel dicastero recante il titolo Famiglia, matrimonio e “unioni di fatto”, sia stata ripetutamente affrontata da Francesco in maniera più consistente, a livello tanto numerico quanto contenutistico, anche rispetto al suo immediato predecessore Benedetto XVI. E questo, nonostante si tratti di una delle principali teorie complottistiche contemporanee, la cui elaborazione si deve all’opusdeiana Dale O’Leary nel 1997 e la cui persistente diffusione può paragonarsi (fatte le debite distinzioni) con le antiche tesi del complotto giansenistico, gesuitico, massonico, plutogiudaico. Bergoglio, le cui posizioni sulla teoria del gender sono riprese ed ulteriormente esplicitate nell’omonimo paragrafo di Dignitas infinita (nrr. 55-59), sembra non rendersi come un’ideologia così concepita non esista a differenza dei Gender Studies o Studi di genere, che sono tutt’altra cosa, e come quanto chiami ossessivamente colonizzazione ideologica sia ben lungi dall’essere reale.

Un’osservazione, infine, va riservata al concetto in sé di dignità umana a prescindere dal documento vaticano. Concetto che, è necessario sottolinearlo, presenta contorni vaghi e nebulosi. Sicuramente definire la dignità nell’ottica di rispetto dovuto all’essere umano in quanto tale – e c’è da rilevare che il termine rispetto è riscontrabile trenta volte nella Dichiarazione vaticana – potrebbe sgomberare il campo da non pochi equivoci e delimitare il perimetro al di là del quale sarebbe improprio parlarne. Non solo. Una tale formulazione potrebbe essere, a sua volta, una definizione compendiaria di tutti i diritti umani fondamentali così come riconosciuti dalle Carte internazionali e dalle singole Costituzioni: tali, senza dubbio, quelli violati dalla povertà estrema quale conseguenza dell’ineguale distribuzione della ricchezza, dalla guerra, dalla guerra, dalla tratta di esseri umani, dalla riduzione in schiavitù, dallo sfruttamento, dalla violenza sulle donne, dagli abusi su minori e persone vulnerabili. Non c’è, invece, ad esempio, il diritto a essere procreati secondo modalità naturali e non artificiali né quello alla necessaria coincidenza tra genitori biologici e genitori sociali da parte di bambini o bambine. Bisogna pertanto diffidare da chi ricorre a un concetto di dignità, concepita in maniera aprioristica e disgiunta dal diritto all’autodeterminazione della persona, anzi utilizzata per ostacolare e comprimere un tale diritto. E stare perciò in guardia: come, al dire di Virgilio, latet anguis in herba, così il pericolo si può annidare anche tra le righe di un documento d’Oltretevere.

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