La grande incertezzaLa settimana decisiva per l’Europa e l’opportunità di isolare gli estremisti

A Bruxelles si voterà per riconfermare la presidente dell’Europarlamento e quella della Commissione, mentre la Francia da domani è ufficialmente senza governo. C’è da prendere decisioni chiave per il futuro dell’Occidente, è ora che gli adulti facciano gli adulti

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Nella Grande Incertezza drammaticamente amplificata dagli spari di Butler contro Donald Trump, ecco che la vecchia Europa è chiamata a muoversi, a decidere. A Bruxelles, innanzitutto. E a Parigi che, come diremo, s’incontrano difficoltà che d’altra parte erano prevedibili. Oggi si apre la nuova legislatura europea con l’elezione di Roberta Metsola a presidente del Parlamento e dei vicepresidenti tra cui Pina Picierno, del Partito democratico, che è riuscita a imporre il suo nome anche al suo partito.

Giovedì, nell’emiciclo del Parlamento europeo a Strasburgo, Ursula von der Leyen affronterà la sfida decisiva per la sua riconferma a presidente della Commissione europea. Con una maggioranza assoluta fissata a trecentosessantuno voti su settecentoventi, von der Leyen ha trascorso due settimane frenetiche a caccia di ogni singolo voto, cercando di consolidare il sostegno necessario. È un passaggio decisivo. Per come si sono messe le cose, la conferma di Ursula sarebbe il segno più evidente della sconfitta della destra alle Europee, ma nonostante l’ottimismo diffuso tra i suoi sostenitori il percorso appare tutt’altro che agevole.

Sulla carta lei ha quattrocentouno voti tra popolari, socialisti e liberali. Ma quanti saranno i franchi tiratori che per ragioni personali o dissensi politici (esempio, i dem Marco Tarquinio e Cecilia Strada ostili alla “bellicista” Ursula) faranno mancare il loro voto?

Nel 2019, von der Leyen riuscì a essere eletta con un margine risicato di soli nove voti, nonostante un vantaggio teorico ben più ampio. Questo precedente pesa come un’ombra sul voto di giovedì, con una previsione di diserzioni tra il dieci e il quindici per cento nei tre principali gruppi europeisti. Com’è noto, in soccorso dovrebbero arrivare i voti dei Verdi, che però aspettano di sentire il discorso della candidata.

E poi c’è la questione-Meloni. Contatti sono in corso, domani è previsto un incontro tra von der Leyen e il gruppo dei Conservatori. Ma è altamente improbabile che la presidente del Consiglio annunci un voto favorevole scegliendo la più comoda scappatoia dell’astensione. Così che la destra italiana voterà in tre modi diversi: sì di Forza Italia, no della Lega e astensione per libertà di coscienza da parte di Fratelli d’Italia.

Un capolavoro politico destinato ad avere un effetto negativo per il nostro Paese nel futuro della legislatura europea dovuto essenzialmente alla mancanza di coraggio di Giorgia Meloni, che avrebbe avuto l’occasione di rompere con la destra dei “Patrioti” avvicinandosi al Ppe: ma lei non ha lo standing e certo nemmeno la coscienza europeista per un’operazione di questo livello, e dunque preferisce restare a metà del guado, né con i sovranisti né con gli europeisti. Se va così, è per lei una disfatta politica e strategica.

E sempre giovedì a Parigi si tiene la prima seduta della nuova Assemblea nazionale francese. Qui le cose vanno più per le lunghe. «Se la telenovela finisse per diventare noiosa?», si chiede Le Monde. Già, la trattativa molto à l’italienne per la formazione del nuovo governo francese è davvero un rebus. Ma già si è capita una cosa: è l’ora dei socialisti. Cioè del riformismo di sinistra. Si potrebbe dire a Jean-Luc Mélenchon: grazie per la desistenza, ora puoi andare. Non in modo così brutale ma, bocciando il nome di Huguette Bello sponsorizzato da Mélenchon, il messaggio che i socialisti hanno recapitato al capo di France Insoumise è esattamente questo. Voi di estrema sinistra siete divisivi. Tocca a noi. Forse a Olivier Faure, il segretario del partito socialista, improvvisamente risorto dopo che anni di inconcludente leadership massimalista lo avevano ridotto a poca cosa (e infatti Emmanuel Macron se l’era mangiato a colazione).

Adesso, soprattutto grazie alla forte spinta mediatica di Raphäel Glucksmann che guida il gruppo Place publique vicino ai socialisti, il partito fondato da François Mitterrand sta riconquistando una importante funzione in un quadro politico dissestato nel quale, come ha detto proprio Glucksmann, sono richiesti comportamenti “adulti”. Emmanuel Macron attende che la situazione si chiarisca (per ora il suo piano sta funzionando: fuori le “estreme” dal governo) ma intanto deve prendere atto che da domani la Francia è senza governo, quello presieduto da Gabriel Attal lascia definitivamente. Anche a Parigi bisogna sbrigarsi.

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