Nel mirinoIl piano russo per assassinare il capo di Rheinmetall

Mosca aveva pianificato di uccidere Armin Papperger, amministratore delegato dell’azienda tedesca produttrice di armi. Secondo quanto scrive la Cnn, il complotto è stato sventato da agenti dei servizi segreti statunitensi e tedeschi

AP/ LaPresse

Lo svelamento del complotto dei servizi segreti russi contro l’amministratore delegato dell’azienda tedesca Rheinmetall dimostra, ancora una volta, quanto in questa fase la Germania sia sotto osservazione da parte di Russia e Cina.

Negli scorsi giorni, le intelligence di Stati Uniti e Germania hanno infatti rivelato di aver scoperto un progetto della Russia per assassinare Armin Papperger, il Ceo del colosso tedesco della produzione di armamenti, nonché azienda centrale nel sostegno tedesco a Kyjiv. Rheinmetall produce ad esempio i proiettili dartiglieria calibro 155, tra i più utilizzati dall’esercito ucraino. Produce anche mezzi corazzati, in particolare i carri Leopard usati dalla Bundeswehr e alcuni dei quali donati all’Ucraina. Inoltre, l’azienda ha varato investimenti da duecento milioni per aprire uno stabilimento in Ucraina entro il prossimo autunno, per produrre i mezzi più vicino al luogo d’utilizzo (si stimano quattrocento pezzi l’anno) e per riparare più rapidamente quelli danneggiati al fronte.

Non è l’unico caso recente di operazioni di intelligence che riguardano la Germania: ad aprile, ad esempio, un assistente dell’eurodeputato del partito di estrema destra Alternative für Deutschland Maximilian Krah si era rivelato essere una spia che forniva alla Cina informazioni riservate sulle attività del Parlamento Europeo. Proprio la Russia, inoltre, controllava due spie arrestate sempre ad aprile nel Paese, con l’accusa di organizzare sabotaggi a infrastrutture militari su suolo tedesco ma coinvolte negli aiuti all’Ucraina. A maggio, un ex funzionario dell’esercito è stato condannato a tre anni di carcere per aver passato informazioni ai servizi segreti russi.

In effetti, proprio il susseguirsi sempre più frequente di casi di spionaggio sul suolo tedesco mostra come questi debbano essere presi con la massima serietà, ricavandone le dovute conseguenze anche sul piano politico. La Germania è la prima economia europea, con una rilevanza industriale centrale per tutto il continente e che mostra i suoi effetti anche nel sostegno a Kjiv, che non è mai stato in discussione da parte tedesca. Sul piano politico, però, spesso Berlino ha rappresentato il “polo titubante” degli aiuti militari europei all’Ucraina, rallentando alcune decisioni ed esprimendo incertezze e timori per gli effetti di queste anche quando altri partner le avevano già prese, e quindi gli effetti erano già monitorabili.

Se la paura di Berlino è quella di favorire un escalation, è sempre più lecito chiedersi, però, se le titubanze tedesche non abbiano finora avuto l’unico effetto di complicare la situazione al fronte per l’Ucraina. Non sembra, infatti, che questa cautela nelle posizioni abbia evitato che la Russia tentasse di svolgere in Germania operazioni sotto copertura, tanto più se si considera che secondo le intelligence di Berlino e Whashington il tentativo di uccidere Papperger rientrasse in una più ampia operazione volta a colpire i vertici di diverse aziende europee con ruoli centrali nel sostegno all’Ucraina.

Se è doveroso prendere ogni decisione con la dovuta serietà e riflessività per i suoi potenziali effetti, c’è da prendere atto (anche a Berlino) che a questo modus operandi che mira a non alzare il livello di scontro fa da controparte un atteggiamento molto più spregiudicato, e trarne le conseguenze politiche.

Giovedì, un alto funzionario Nato ha detto alla stampa riunita per il vertice a Washington che i tentativi di sabotaggio sono in aumento, così come i complotti per assassinare determinate figure. La stessa Ministra tedesca degli esteri, Annalena Baerbock, ha affermato al summit Nato che la Russia sta alimentando una guerra ibrida, con cyber attacchi e tentativi di sabotare infrastrutture in Europa, deducendone come questo renda evidente «ancora una volta che, come europei, dobbiamo proteggere noi stessi e non possiamo essere ingenui». Ecco, appunto.

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