ManovratoriTra la demagogia del governo e quella dell’opposizione, la verità non sta più nel mezzo

L’unico vero obiettivo di Meloni è chiarire che le tasse, le banche e tutte le altre seccature della vita sono di sinistra, scrive Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette

Tra i tanti articoli dedicati anche oggi alla finanziaria, uno dei più utili mi pare quello firmato da Daniele Manca sul Corriere della sera (anzitutto perché ci ricorda che «la manovra di fatto non è ancora scritta»). Tra le note positive, Manca segnala la volontà di non mettere a rischio i conti pubblici e la conferma del taglio al cuneo fiscale, che altrimenti si sarebbe tradotto in un taglio della busta paga per i lavoratori dai redditi più bassi.

Tra le note negative, l’eliminazione di «agevolazioni come quelle (l’Ace) che prevedevano vantaggi per le aziende che rimettevano gli utili ottenuti nelle loro imprese» e il fatto che sulla sanità i soldi siano troppo pochi, a fronte di un paese che invecchia «e che non vuole affrontare una riforma ormai ineludibile».

Per quanto riguarda il bonus per i nuovi nati e la conseguente rimodulazione delle detrazioni, prosegue, si tenterà di avvantaggiare le famiglie più numerose, ma bisognerà vedere come funzionerà il meccanismo, che per qualcuno potrebbe riservare anche brutte sorprese. In ogni caso «siamo ben lontani da quell’operazione verità di cui avrebbe bisogno un paese che ha una spesa pubblica di mille miliardi (di questi 164 in spesa assistenziale, con il paradosso che gli italiani si sentono anche poco assistiti…)».

Mi convince meno, invece, l’incipit dell’articolo: «Il governo rivendicherà di aver abbassato le tasse. Altri, l’opposizione, diranno il contrario. È sempre stato così». Insomma. Siamo proprio sicuri che sia sempre stato così? Io vedo invece un netto peggioramento. Da un lato nella retorica della presidente del Consiglio, secondo la quale le tasse (o i «sacrifici») sarebbero addirittura «di sinistra», dall’altro nella speculare demagogia delle opposizioni, che le rimproverano di non tagliarle abbastanza.

Stesso discorso sulla ridicola posa da rivoluzionaria assunta da Giorgia Meloni contro le banche, cui in realtà si chiede poco più di un prestito. Sul punto, la presidente del Consiglio in parlamento è tornata alla sua attività preferita, che consiste nell’autoattribuirsi pubblicamente grande «coraggio» («questo governo ha avuto più coraggio di quello che ha avuto la sinistra quando era al governo»), mentre le opposizioni, Movimento 5 stelle e Avs in particolare, hanno contestato l’efficacia e la portata della misura, per rilanciare sullo stesso terreno e con analoghi argomenti.

In poche parole, l’unica vera preoccupazione di Meloni è chiarire che le tasse, le banche e tutte le altre seccature della vita sono di sinistra. L’unica preoccupazione delle opposizioni è spiegare che è vero l’esatto contrario. Certo è che da quella «operazione verità» di cui parlava Manca non potremmo essere più lontani.

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