Complotto continuo Il governo si lamenta dei dossieraggi, ma non spiega se c’è da preoccuparsi davvero

Meloni è in prima linea nel denunciare attacchi e spionaggi, poi però non fa mai il passo successivo: non è dato sapere se si tratta di cose serie o se invece sono le solite polemicucce

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Certo Bruno Vespa ha fiuto. Chapeau. Ecco il fatto. Venerdì scorso, 25 ottobre, trenta secondi dopo TgChiocci, alias Tg1, arriva “Cinque minuti” con la sigla del dimenticatissimo cantante Maurizio – «cinque minuti per noooi» – et voilà Vespa con un ragazzo occhialuto: «Leonardo Maria Del Vecchio, ventinove anni, uno degli uomini più ricchi d’Italia con un patrimonio stimato di cinque miliardi di euro. Non le fa un po’ impressione?». Quello lì, mai visto prima, è figlio di Leonardo Del Vecchio, un genio dell’imprenditoria, fondatore di Luxottica. Lui è un imprenditore quotato. Vocina flebile, capelli lunghetti, montatura grossa nera, discorsetti gentili e assennati («le aziende sono fatte di persone»), uno che ha cinque miliardi di euro, un quarto della legge di bilancio italiana.

Il giorno dopo scoppia lo scandalo di questo mega-spionaggio a quanto pare diretto dall’ex carabiniere Carmelo Gallo. Una cosa enorme. E ieri leggiamo che il rampollo Del Vecchio avrebbe incaricato due persone di installare un “captatore informatico”, un trojan, nel cellulare dell’allora fidanzata Jessica Serfaty: gli spioni gli avevano detto che «lei è innamorata di quell’altro», e il ragazzo, ora indagato, era geloso.

Questa storia in sé è penosa, debolezze umane che questi curano con il trojan più che con il Maalox, solo che fa parte di questo mostruoso affaire nel quale c’è di tutto: qualcuno si è vantato di essere riuscito ad accedere a una mail del capo dello Stato Sergio Mattarella, e allora la vicenda rischia di costituire un problema per la sicurezza dello Stato. Anche la seconda carica dello Stato, il presidente del Senato Ignazio La Russa, era finto bel mirino di questa società di investigazioni Equalize di Milano guidata da Enrico Pezzali, definito da La Russa «una persona perbene e vorrei poter considerare, fino a prova contraria, un amico di vecchia data». Infatti Pezzali è un uomo di destra. Altro che Jessica.

Nelle stesse ore della notiziona, grazie al libro di Bruno Vespa (toh!), Giorgia Meloni è tornata a suonare la canzone della vittima spiata: «Le inchieste dicono che il dossieraggio su di me è cominciato già alla fine del governo Draghi quando si capiva che sarei potuta andare al governo». Vedremo come finiranno queste inchieste. Forse però sarebbe il caso di andare oltre le litanie da “povera me povera me” e cominciare a spiegare politicamente cosa sta succedendo in questo Paese.

Lei, come capo del governo e attraverso il fedele sottosegretario Alfredo Mantovano, dovrebbe ben conoscere i servizi segreti – non si è tra l’altro capito se ci sono come al solito pezzi di servizi implicati nella vicenda del mega-spionaggio – e dunque dovrebbe muoversi, andare oltre le allusioni lamentose.

Chi guida il governo di un Paese democratico ha il dovere di essere meno ermetico. E di dissipare queste ombre che ricordano i momenti peggiori degli anni Sessanta e Settanta, quelli del rumore di sciabole e poi dei grandi misteri di Stato. La destra di allora aveva le mani in pasta. La destra di oggi è al governo, bisogna sapere se è vittima di un complotto. O se c’è dell’altro. Se ci sono pezzi di Stato contro lo Stato. E a chi farebbero riferimento questi spioni, perché l’impiegato della banca di Bitonto spiava i conti correnti in quanto mitomane (sembra), mentre qui pare di essere di fronte a qualcosa di molto più inquietante. Spiegateci che succede, invece di fare gnè gnè.

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