
Al logoro binomio “tradizione e innovazione” che annoia critici e lettori gastronomici ci sono tante alternative. Una di queste ha a che fare con l’ambiente e le persone che lo abitano. Lo documenta la mostra “FE&L Food Energy & Life”, in calendario dal 15 al 30 ottobre al Corner MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo – di Roma.
Il fotografo Gabriele Galimberti ha ritratto le prime tappe del progetto in Mozambico e Angola, documentando la ricerca svolta da Eni sulle tradizioni culinarie, gli aspetti nutrizionali e i benefici legati all’adozione dei fornelli da cucina migliorati distribuiti alle comunità locali. Il progetto “Eni for Clean Cooking” racconta un nuovo modo di dar vita a piatti tradizionali sulle tavole delle popolazioni coinvolte da Eni. Ma la mostra non è composta solo da foto, bensì anche da video immersivi dedicati a queste prime fasi del progetto.
Cos’è il programma Eni for Clean Cooking
Lanciato nel 2018, il programma “Eni for Clean Cooking” si inserisce nel percorso di just transition che accompagna Eni verso gli obiettivi di neutralità carbonica al 2050 attraverso la riduzione delle emissioni (scope 1, 2 e 3). La distribuzione di fornelli migliorati – la cui efficienza è certificata secondo gli standard della Clean Cooking Alliance – ha interessato novecentomila persone in Costa D’Avorio, Mozambico, Rwanda, Angola, Repubblica del Congo e Tanzania. L’obiettivo è garantire l’accesso di dieci milioni di persone in tutta l’Africa sub-sahariana al clean cookingentro il 2027. Ma c’è un’asticella ancora più alta: quella dei venti milioni entro il 2030.
Eni fornisce gratuitamente un fornello ad alto rendimento energetico (improved cookstove) alle famiglie coinvolte, finora abituate a utilizzare strutture inefficienti. Dal 2025 il programma fornirà una soluzione avanzata (advanced cookstove) a induzione a chi abita nelle aree urbane. Alle popolazioni residenti in villaggi agricoli saranno destinati i sistemi a pirolisi, che permettono il totale abbattimento dell’uso della legna.
Obietttivo: far bene al pianeta e alle persone
Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (Iea) circa 2,3 miliardi di persone in tutto il mondo, di cui circa un miliardo in Africa, cucinano ancora i propri pasti su fuochi all’aperto o su fornelli rudimentali, respirando il fumo nocivo rilasciato dalla combustione di carbone, carbonella, legna da ardere, rifiuti agricoli e animali.
Migliorare gli standard di vita delle comunità passa anche da questo: sistemi di cottura più puliti e sicuri. Oltre ai benefici di carattere ambientale e di risparmio in termini di spesa per il combustibile, l’adozione di fornelli migliorati e avanzati permette, infatti, di ridurre l’esposizione ai fumi tossici. Ogni anno 3,7 milioni di morti premature, prevalentemente di donne e bambini, sono causate proprio da queste emissioni.
Migliorare la tradizione significa, dunque, migliorare la vita di quelle persone che ne custodiscono le braci ardenti. Fosse anche attraverso la ricetta di un piatto storico o di un alimento quotidiano. Infatti, il progetto “Eni for Clean Cooking” mira anche a sviluppare soluzioni locali sia per la produzione dei fornelli sia per la successiva distribuzione, in modo da implementare progetti di imprenditoria locale. Anche l’energia può guidare il cambiamento, dando maggiore potere alle persone, migliorandone la qualità della vita e assicurando un coinvolgimento attivo e partecipato delle comunità locali. Proprio come una ricetta ben fatta, ingredienti e procedimenti puliti, sani e giusti possono fare la differenza.
Un mondo senza fame
Il progetto “Eni for Clean Cooking” ha una ricaduta anche su un altro dato: in un mondo in cui si spreca ancora troppo cibo, ci sono 757 milioni di persone che soffrono di fame cronica. Di fronte a questa crisi globale, determinata anche dai gravi conflitti mondiali, il World Food Programme (Wfp) ha lanciato la campagna “Un mondo senza fame”. Grazie alla sua app pluripremiata ShareTheMeal è possibile aiutare direttamente chi ha bisogno. Basta un semplice click e una donazione di settanta centesimi per nutrire una persona affamata. Attraverso ShareTheMeal, fino a oggi sono stati distribuiti quasi duecentocinquanta milioni di pasti, dimostrando che insieme possiamo fare la differenza.
