
«Sapete cos’è interessante? Essere il fidanzato iniziale, quello al quale lei diceva sempre “ogni volta che vado a Washington c’è questo maniaco, Lizza, che mi perseguita”» – no, scusate: l’incipit non può mica essere questo.
Il 17 dicembre del 2018, Publishers Lunch annuncia un libro sulle elezioni del 2020, lo scriveranno la corrispondente da Washington del New York Magazine, Olivia Nuzzi, e il caporedattore della politica interna per Esquire e analista per la Cnn Ryan Lizza – no, neanche questo può essere l’incipit.
Non so da dove cominciare, è come riassumere “Beautiful” a qualcuno che si è perso due anni di puntate, solo che quei due anni di puntate sono andati in onda in un paio di settimane. Cominciamo da Anacapri? Cominciamo dalla sfilata di Gucci? Cominciamo dalla denuncia depositata martedì? No, forse come negli Agatha Christie: cominciamo dalla lista dei personaggi.
Olivia Nuzzi. Bionda, orrendamente giovane (è del ’93), miglior giornalista politica americana (non lo dico per convincervi a leggere questa storia, se le mie ricerche non mentono lo scrivo su queste pagine almeno dal gennaio 2021), con trascorsi da stagista della campagna elettorale di Anthony Weiner (quello che si è sputtanato ben due elezioni mandando in giro foto del bigolo: mettetevi da parte quest’informazione, vi tornerà utile).
Ryan Lizza. Cinquantenne, che non è una buona notizia (è nato nel 1974, annata di psicopatici secondo una statistica realizzata nel mio tinello). Cacciato dal New Yorker per una storia di MeToo che non si è mai capita, ma se tanto mi dà tanto, in quest’epoca in cui la telecamera del telefono fa più danni della grandine, potrebbe essere stata l’ennesima vicenda di foto di bigolo.
Keith Olbermann. Commentatore sportivo di cui a nessuno è mai fregato niente finché, dieci giorni fa, ha comunicato al mondo che il New York Post gli aveva chiesto della sua trascorsa relazione con la Nuzzi, con la quale ha preso il suo primo cane (santo cielo), e insomma «darò un po’ di dettagli nel podcast di domani perché, a dirla tutta, se qualcuno deve parlarne non regalo certo la storia a qualcun altro: cosa sono, il canale di notizie gratuite sulla Nuzzi?». Da questo tweet emerge una scomoda verità: non solo nel giornalismo americano tutti scopano con tutti, ma tutti hanno un podcast.
Robert F. Kennedy jr. Settant’anni, sei figli, tre mogli (la seconda dicono l’abbia spinta al suicidio), un verme nel cervello, un cadavere d’orso mollato sulla ciclabile, una testa di balena sul portapacchi della macchina. Beniamino antivaccinaro dei miliardari anticonformisti (gente come Joe Rogan), già candidato alla presidenza, ritiratosi per appoggiare Trump non molto tempo fa, subito prima che questo spin-off di “Beautiful” cominciasse.
Cheryl Hines. Terza moglie di Kennedy nella vita, moglie unica di Larry David in televisione, in “Curb your enthusiasm” (in Italia si possono vedere, per ragioni misteriose, solo le prime cinque stagioni: se questa vicenda servisse a convincere Sky a darcele da vedere tutte e dodici, non sarebbe stata vana). Quando è scoppiato il casino, la signora accompagnava a Milano una delle figliastre, che sfilava per Gucci. Il Mail ha titolato le sue foto all’uscita dalla festa post-sfilata con qualcosa sul coraggio di mostrarsi nonostante quel che combinava il marito: mi sa che non hanno mai visto “Curb”.
Christina Irene Gillespie. Medico di famiglia, già moglie coetanea di Lizza, pare si fossero lasciati prima che lui si mettesse con Nuzzi, l’altro giorno ha risposto al telefono dello studio in cui riceve i pazienti e si è trovata in linea col Mail che voleva intervistarla, ha risposto «Non sono fatti miei», e quelli ci hanno fatto il titolo: «La moglie di Lizza rompe il silenzio». A volte gli americani sembrano senza star system quasi quanto noi.
I fatti, che l’altro giorno mettevo in parallelo alla sangiulianeide ma nel frattempo sono diventati molto più interessanti, sono che due settimane fa una newsletter (hanno tutti un podcast, hanno tutti una newsletter; quelli che non hanno né l’uno né l’altra combinano casini sentimentali come tredicenni smaniosi) ha svelato che Nuzzi era stata sospesa dal suo ruolo al New York Magazine perché aveva avuto con un candidato (Kennedy) una relazione «di natura emotiva e digitale, non fisica» (cioè: gli mandava foto delle tette; cioè: non aveva imparato niente dagli errori di Weiner).
Elenco non esaustivo di cose successe nei giorni successivi. Nella newsletter che fa per Politico, Ryan Lizza definiva Nuzzi «my ex fiancée», facendoci capire che si era fatto restituire il brillocco con cui si erano fotografati a settembre del 2022, con didascalia Instagram in italiano, «fidanzati», e geolocalizzazione ad Anacapri. Kennedy prima faceva dire dal portavoce che lui la Nuzzi l’aveva vista una volta per un’intervista, poi faceva sapere che lei lo perseguitava con foto zozze e lui stava pensando di denunciarla. Immancabili amici della coppia Kennedy facevano sapere che Cheryl era convinta che Robert avesse ormai «superato i suoi demoni sessuali», qualunque cosa ciò significhi (forse si chiama così l’ingratitudine se una trentenne ti manda foto di tette).
Finché, arriva la sera di martedì. Quella in cui Olivia Nuzzi presenta una denuncia. Contro Kennedy? Macché: contro Ryan Lizza. Per restituzione forzosa di brillocco? Macché: perché l’avrebbe spiata, avrebbe dato lui a quelli del New York Magazine le prove del di lei flirt con Kennedy arrubbate dal di lei telefono (e pure falsificate, secondo l’innocentissima Olivia), e infine l’avrebbe pure ricattata. O torni con me o ti sputtano. Uh, che trama da “Beautiful”, anzi, meglio: da Teodosio Losito (Lizza perfetto interpretato da Gabriel Garko).
Forse «denuncia» non rende: Nuzzi chiede un’ordinanza restrittiva che impedisca a Lizza di avvicinarla, nonché di utilizzare contro di lei materiali ottenuti illegalmente,
Ryan, forse ricattatore e quindi improvvisamente star, viene fotografato dai tabloid in Birkenstock e caffè da asporto, neanche fosse Ben Affleck dopo l’annuncio del divorzio da Jennifer Lopez. Dichiara alla Cnn: «Mi rattrista che la mia ex fidanzata ricorra a una serie di false accuse per deviare l’attenzione dalle sue manchevolezze personali e professionali. Nego enfaticamente queste accuse, e mi difenderò da esse con vigore e con successo».
Purtroppo questa sceneggiatura ha bisogno d’una revisione e, in prima stesura, mentre Keith twitta che quando Olivia stava con lui dava a Ryan dello stalker, Ryan non dice che Olivia dava a Robert dello stalker. Forse il cerchio si può chiudere con Robert che dà a Olivia della stalker, però.
A questo punto, nell’epoca in cui siamo convinti di sapere delle vite di quelli che vediamo sul telefono persino più di quel che sappiamo delle vite nostre, tutti coloro che hanno seguito questa vicenda hanno una loro idea. È pazza lei. No, è pazzo lui. Lei sta cercando di coprire le sue tracce e far sembrare quelle foto mezza nuda falsificate. No, è lui che non poteva sopportare che lei, oltre ad avere più successo professionale, lo cornificasse pure: l’inferno non conosce furia like a Ryan scorned (sì, è quasi una citazione; sì, a scuola vi hanno fatto fare Pascoli e non Congreve).
Sembra ieri che erano una coppia di potere: su Amazon si può ancora ordinare, a 29 euro e 18 centesimi, l’“Untitled 2020 Campaign Book” che non hanno mai scritto; e ora, nella sua denuncia, Olivia dice che Ryan pretendeva che lei restituisse all’editore anche la metà di anticipo che aveva incassato lui. La separazione non conosce furia come i dettagli monetari.
Sembra ieri, e ora sono due ex che fanno volare stracci, stracci così poco dignitosi che trasformano il giornalismo americano in emulazione fallita delle storie di corna e piccole vendette tra influencer italiani. Spero solo che qualcuno che sa usare l’intelligenza artificiale pensi a un Larry David che canta «Olivia dice che mi adora, dice che non vedeva l’ora».