SuperstarDoechii è la nuova Madonna Hip-Hop di cui non stiamo parlando abbastanza

Ha riscritto la storia diventando la terza donna a vincere la categoria miglior rap album ai Grammy. Nel resto del mondo è già stata riconosciuta come popstar, stregando il suo pubblico con look trasformisti e hit tra rap e gospel. Cosa dobbiamo sapere di lei per non perderci l’ascesa di un fenomeno

Doechii. LaPresse

L’America lo sa già, l’Europa lo sta capendo. E noi, in Italia, come al solito siamo in ritardo. Ma se vi sembra l’ennesima storia dell’underdog che ce l’ha fatta, siete fuori strada: Doechii non è il sogno americano del rap femminile.

Ci ha messo un po’ ad esplodere nel mainstream, ma quando ce l’ha fatta ha lasciato il segno. È una rapper, una ballerina, una rockstar, un personaggio che sembra uscito da un anime cyberpunk, un’artista che salta da un genere all’altro come se le regole della discografia non la riguardassero (spoiler: non la riguardano). È partita dai social, per poi aprire concerti di SZA e Doja Cat, ha cantato da Jimmy Fallon e Stephen Colbert, e adesso ha un Grammy in mano. Eppure, al di là di tutto questo, la cosa che rende Doechii la it girl del momento è la sua identità artistica. Una rapper? Sì, ma non solo: una performer teatrale, una visionaria, una Swamp Princess.

Musicalmente, è un caos perfetto. Il sound di Doechii è una collisione di mondi apparentemente inconciliabili: da una parte c’è il gospel, con i suoi cori evocativi e la tensione spirituale, dall’altra c’è il puro hood rat shit, l’energia sporca e cruda della strada. Nessuna formula, nessuna regola, solo istinto puro e creatività senza limiti. Il suo flow è martellante, al punto che sembra impossibile che riesca a respirare tra una barra e l’altra. Canta e rappa con la stessa naturalezza con cui cambia personaggio tra un verso e l’altro.

Doechii. LaPresse

Il suo ultimo mixtape, il suo primo vero manifesto artistico, “Alligator Bites Never Heal”, (2024) è un ibrido di hip-hop anni Novanta, punk, gospel e spoken word, che a momenti pare interpretato da qualcuno con un disturbo di dissociazione della personalità. Passa dal liricismo serrato al canto soul, dalla rabbia alla vulnerabilità, senza mai perdere l’intensità. Quando le chiedono perché il mixtape e non l’album, la risposta è semplice: «Non volevo fare una hit, volevo raccontarmi» rifiutando così le aspettative di raffinatezza e diluzione che ci si aspetta da un progetto discografico di debutto. Favorisce un prodotto grezzo, imperfetto, lungo e libero, che lascia margine all’errore in favore della narrazione. Questa attitudine è chiara fin da “Yucky Blucky Fruitcake”, (2020) il pezzo che l’ha portata alla fama. Una canzone che parte da una presentazione alla propria classe del liceo, ma con l’energia caotica di una battle di freestyle. Cambia voce, interpreta più persone, gioca con le metriche. La sua non è strategia, non è un esperimento di marketing, come molti haters sostengo, ma una pagina di diario scritta senza filtri.

Doechii. LaPresse

E se la sua musica ha fatto scalpore, i suoi fit hanno letteralmente fatto impazzire tutti. Perché vestirsi bene è una cosa, creare un intero movimento visivo è un’altra. Il suo stile è un continuo gioco di contrasti, femminile ma androgino, raffinato ma street, studiato ma spontaneo. Il tutto senza mai perdere l’essenza raw dell’hip-hop. Un giorno è una swamp girl, con trucker hat, crop top, stivali in pelle di alligatore e pantaloncini cargo. Il giorno dopo è una studentessa preppy, con polo a righe, gilet di maglia e gonne a pieghe. Sempre senza compromessi, senza paura di cambiare pelle.

Il suo stile è eclettico ma sempre “cunt”, come lo ha definito lei stessa. E ciò che più colpisce è la sua capacità di rendere ogni dettaglio iconico, anche quelli che di solito vengono nascosti. Come il face tape, un trucco scenico usato nel drag per liftare lo sguardo, solitamente nascosto sotto le parrucche. Doechii lo porta ben visibile sulle sue treccine. Il popolo di TikTok si chiede se ne sia al corrente e perché lo faccia, la sua risposta è brutale, senza fronzoli: «Mi piace, è figo». Il suo stylist Sam Woolf ha dato una spiegazione più elaborata: «Le piace far vedere qualcosa che normalmente dovrebbe essere invisibile. Pensa fuori dagli schemi, le piace esporsi, mostrare cose che non dovresti mostrare». E questo approccio si riflette anche nei suoi look da palcoscenico. Per il The Late Show, si è presentata con un completo Gucci, face tape in bella vista e cornrowns che la legavano alle due ballerine in scena. Un messaggio forte sulla sua connessione e omaggio alle donne dell’hip hop che l’hanno ispirata.

Per il suo ultimo tour, invece, ha scelto un’estetica da scolaretta, ma audace, come se volesse riportare il suo processo di crescita artistica attraverso i vestiti indossati: «Quest’anno ho studiato me stessa e l’hip-hop, e tutto questo lo si vede riflesso nei miei look». Per Doechii l’estetica non è accessoria, è un altro linguaggio attraverso cui raccontarsi.

Perché Doechii racconta se stessa attraverso tutto quello che fa. Prima ancora di sfondare, pubblicava video su YouTube, mostrando la sua vita, le crisi creative, il licenziamento da Chipotle (una catena di ristoranti statunitensi, ndr). Questa trasparenza ha creato un legame con il pubblico, lo stesso che ha permesso a Cardi B di passare dai social alla vetta delle classifiche. La sua forza sta nella capacità di esprimersi senza censurarsi, senza mai compromettere la propria visione. Nei suoi testi parla di salute mentale, bisessualità, autodistruzione, e lo fa con la leggerezza di chi sa che per raccontare il dolore non serve prendersi troppo sul serio. In “Denial is a River”, (2024) tra uno skit e l’altro, rivela la sua lotta con alcol e droghe con la schiettezza di chi non ha niente da nascondere, ma senza appesantire. Anche nei pezzi più cupi c’è sempre ironia e voglia di giocare, con le parole, e con le sue performance.

Ed è per questo che non si limita a esibirsi, ma crea esperienze. Un live di Doechii non è solo un concerto o un’apparizione: è teatro, è Broadway, è arte visiva. Lo ha dimostrato con il suo Tiny Desk Concert, la sua performance a The Late Show e il suo spettacolo ai Grammy. Doechii è strana, brillante, caotica e a furia di far credere a tutti che sia “the shit”, ci sta convincendo per davvero.

X