Primati Il futuro del vino secondo Marzia Varvaglione

La settimana scorsa la responsabile marketing e business developer dell’azienda Varvaglione 1921 è stata nominata presidente del Comité Européen des Entreprises Vins (Ceev). Ecco perché la sua nomina fa sperare il settore vitivinicolo italiano

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La notizia dell’elezione di Marzia Varvaglione a presidente del Comité Européen des Entreprises Vins (Ceev) ha fatto il giro del mondo enologico. Prima donna a ricoprire il ruolo, nonché la più giovane presidente Ceev della storia, la maggiore dei figli di Cosimo Varvaglione è abituata a battere record e a stabilire primati. Merito forse del suo passato nel basket professionistico o della sua tenacia nel saper leggere nelle vigne – di famiglia e non – ciò che il mercato ancora non sa di volere.

Nel 2019, Marzia è stata eletta vicepresidente nazionale dell’Associazione Giovani Imprenditori Vinicoli Italiani (Agivi), un’organizzazione che riunisce giovani imprenditori del settore tra i 18 e i 40 anni. Successivamente, ha assunto la presidenza dell’Agivi, dimostrando il suo impegno nel promuovere l’innovazione e la sostenibilità nel mondo del vino. In occasione di questa nomina accolta con entusiasmo da tutto il settore vitivinicolo italiano, abbiamo chiesto a Marzia Varvaglione quali saranno le battaglie da combattere per aiutare il comparto a superare questo delicato momento.

Gioco di squadra
Marzia Varvaglione sa come illuminare una stanza quando si parla di vino. È forse questo che ha convinto il presidente di Unione Italiana Vini (Uiv) Lamberto Frescobaldi e il segretario generale Paolo Castelletti a chiederle di ricoprire un ruolo mai così tanto delicato. Dopo la laurea in economia a Milano ha girato e continua a girare il mondo, portando in Varvaglione 1921 (l’azienda di famiglia sita a Leporano, in provincia di Taranto), visione e innovazione. Questa capacità predittiva le ha permesso di avere già chiara in mente la direzione della sua carica in Ceev.

«Considero questo incarico un’occasione per mettermi alla prova. È straordinario vedere che dall’altra parte c’è gente pronta a credere in te, affiancandoti una squadra molto forte. Voglio portare freschezza e una prospettiva nuova».

Dazi: quale soluzione?
Il lavoro da fare è complesso. In un’Europa che sta cercando di ridefinirsi, l’impegno di Varvaglione come presidente del Ceev sarà quello di aggregare le venticinque associazioni che rappresentano i tredici Stati membri. «Il mio obiettivo primario è creare questa squadra forte nel Cda che possa dare voce all’Europa del vino».

Tra le tante priorità il tema più importante da affrontare è quello dei dazi. «La priorità è il tavolo del commercio internazionale. Non dobbiamo farci prendere dal panico, ma dobbiamo agire. Il giorno prima delle elezioni insieme al Ceev siamo riusciti a spostare la quantificazione dei dazi per il whisky a metà aprile, riaprendo la contrattazione. A mio avviso non resta che attendere l’arrivo dei dazi e trovare insieme ai nostri importatori una soluzione che metta d’accordo entrambe le parti. Sia gli importatori sia i ristoratori potrebbero subire un duro contraccolpo da questa misura, e nessuno può permettersi di perdere questa importante quota di fatturato rappresentata dall’export».

Il futuro del vino
La presidentessa Varvaglione sa che ci sono molti campi su cui agire. Serve aumentare la competitività del mondo del vino. Il tema della sostenibilità è solo parzialmente oscurato dal problema dei dazi americani. In più, c’è da ribaltare la prospettiva sul rapporto vino e salute. «Il Ceev è anche promotore della campagna “Vite e Vino”. Una raccolta firme di tutti gli addetti della filiera mira a ribaltare la visione ormai demonizzata del vino come alimento cancerogeno. Per noi non lo è affatto, anzi: il vino è un promotore di cultura e valorizzatore di un territorio».

«Il futuro del vino è già iniziato: ne è un segno la mia candidatura alla presidenza del Ceev. Ho colto curiosità, molta voglia di collaborazione e apertura a un dialogo pronto a esplorare nuovi tipi di mercati e ad avvicinarsi a nuove tipologie di consumatori».

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