Attese gourmetTenete a bada l’aspettativa

Da Kitchen Roulette, la newsletter di Chiara Buzzi riservata agli iscritti al Gastronomika Club, una riflessione sulle aspettative e su come queste cambiano la nostra esperienza di fine dining

El Celler de Can Roca
El Celler de Can Roca

Quando chiedete al vostro migliore amico un consiglio su quale ristorante scegliere per festeggiare un anniversario importante, non gli state facendo un piacere. Probabilmente vi rivolgete a lui/lei proprio per l’esperienza maturata in materia, per gli innumerevoli viaggi e pellegrinaggi in ristoranti blasonati di cui avete assorbito racconti e immagini. Peccato che questa resti la sua personale e relativa esperienza, mentre voi potreste esservi sfondati di KFC e sushi mediocre fino a ieri senza poter realmente filtrare nulla delle informazioni che vi arrivano.

Questa è Kitchen Roulette, la newsletter di Chiara Buzzi riservata agli iscritti al Gastronomika Club. Se vuoi riceverla ogni mese in anteprima puoi iscriverti al Club di Gastronomika!

Abbiamo affrontato più volte sul nostro giornale il tema di come scegliere, come approcciarsi e come comportarsi in un ristorante di cucina fine dining cosiddetta – al di là dei suoi possibili riconoscimenti. Nonostante le differenze culturali in materia, c’è un fattore che resta comune a entrambe le categorie di utenti e arriva come una spada di Damocle in queste occasioni. L’aspettativa. L’aspettativa è quel sentimento, quella condizione mentale di attesa e sospensione nella quale il nostro cervello si ritrova anche mesi prima dell’evento – e poi giorni e ore prima – e dove iniziamo a costruire un film. Attraverso un diligente lavoro di collage tra immagini prese in presto, fotografie rubate al web, possibili letture intraprese, mettiamo insieme una sequenza di emozioni e soddisfazioni possibili legate all’evento futuro ma mai certe. L’unica cosa che non ci è dato immaginare realmente è la sequenza di gusto dei piatti che andremo a provare, ma questo non impedisce al nostro cervello di scrivere una storia prima di viverla.

Reforma 1997, El Celler de Can Roca
Reforma 1997, El Celler de Can Roca

Inizia così la costruzione di un’attesa positiva, una leggera irrequietezza bella da percepire e ricca di sentimento. El Celler de Can Roca, a Girona, resta uno dei ristoranti più noti al mondo, con maggiore storia e peso nella scrittura della cucina moderna. I tre fratelli Roca, Joan, Josep e Jordi, hanno creato un tempio di accoglienza, formazione e ospitalità che dal 1986 dispensa innumerevoli momenti di felicità intorno alla tavola. Un anno di attesa per prenotare un tavolo, più di cento ragazzi assunti e due brigate distinte tra il giorno e la sera. Il ristorante è aperto a pranzo e cena, con un menu degustazione di oltre trenta assaggi che ripercorre gli inizi storici della famiglia Roca, per arrivare a oggi. La cantina, che conta solo qui oltre quarantamila bottiglie e più di settemila etichette, è uno spazio costantemente in divenire, pensato per portare in sala la storia di centinaia di produttori – di varia grandezza, nomea, tipologia, produzione – oltre che annate di uso esclusivo dei fratelli.

Il numero tre è inevitabilmente ricorrente. Tre sono i brodi serviti in apertura, tre sono i profumi creati da Jordi, tre sono le tipologie di pane, così come spesso sono tre i momenti di servizio o di assaggio di un piatto. Un luogo che dal punto di vista gastronomico ha dato tutto ciò che poteva nei primi quindici anni della sua storia, e che oggi porta avanti a testa alta una scuola di sala e cucina unica al mondo.

I Baci di Jordi, El Celler de Can Roca
I Baci di Jordi, El Celler de Can Roca

Quanti di voi hanno prenotato El Celler aspettandosi con trepidazione la cena migliore della loro vita? Quanti si sono costruiti quel famoso film a proposito di questa Mecca della gastronomia mondiale? Gli ospiti arrivano da tutto il mondo, si fanno chilometri via cielo e via terra per toccare con mano una realtà che fino a quel momento ha vissuto esclusivamente nella suggestione di un racconto. In un’aspettativa. Tenere a bada l’entusiasmo, le speranze, l’affetto, il potere inconscio che determinate figure possono avere avuto sul nostro percorso di formazione e sposare l’oggettività. Un banco di prova complesso per le nostre emozioni e non banale da riportare su di un piano altro rispetto al soggettivo, rispetto all’io, rispetto all’ego. Un passaggio fondamentale tuttavia per capire una manifestazione nella sua totalità – con le dovute sfumature e intensità – e non lasciarsi sopraffare dalle aspettative.

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