Fuga per la vittoriaCi sono sempre più giovani donne tra gli italiani che emigrano

Laureate, giovani, senza figli, spesso provenienti da regioni produttive: non fuggono dalla povertà, ma da un Paese incapace di valorizzare le energie migliori

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Si è sempre detto che il problema della fuga all’estero di tanti italiani non è tanto il fatto che se ne vadano, ma che non ne arrivino altrettanti dagli stessi Paesi europei e occidentali verso cui si dirigono i nostri emigranti. È verissimo, ma a contare è anche l’identikit di chi parte. Negli ultimi anni siamo davanti a un’evoluzione qualitativa, che si affianca a quella quantitativa. Da un lato, secondo gli ultimi dati ufficiali, c’è stata un’impennata che ha portato le partenze al valore record di quasi centocinquantaseimila nel 2024 – tra l’altro in contrasto con una riduzione di quelle degli stranieri residenti in Italia –, dall’altro, è aumentata la quota di giovani tra chi se ne è andato. La percentuale di quanti hanno tra i diciotto e trentanove anni è cresciuta da valori inferiori al cinquanta per cento una decina d’anni fa alla soglia mai toccata finora del sessanta per cento: sono sempre più ventenni e trentenni senza figli a partire.

Dati Istat

Ventenni e trentenni sempre più spesso con una laurea in tasca: nel 2014 ad avere un titolo universitario era il 31,4 per cento degli emigranti tra venticinque e trentaquattro anni, una percentuale del 7,2 per cento superiore alla quota di laureati tra tutti gli italiani di quell’età, il 24,2 per cento; meno di dieci anni dopo la percentuale media di venticinque-trentaquattrenni con una laurea in Italia è salita al 31,6 per cento, ma tra gli emigranti è decollata fino al 50,9 per cento.

Questo è dolorosamente risaputo, ma c’è di più, a essere aumentato più della media è stato soprattutto l’esodo delle donne. Queste ultime il 2024 erano il 47,3 per cento dei diciotto-trentanovenni che emigravano, un dato mai toccato prima, se escludiamo l’anomalo 2020, fino a dieci anni fa erano meno del quarantacinque per cento, mentre a inizio secolo poco più del quaranta per cento. Se poi consideriamo l’insieme di tutti gli italiani partiti per l’estero la fetta di donne con meno di quarant’anni e più di diciassette è quella che è cresciuta di più in in venti anni, passando dal 21,2 al 28,4 per cento e in valore assoluto da poco più di ottomila a più di quarantaquattromila.

Dati Istat

Si tratta di una tendenza che emerge nell’emigrazione verso tutte le principali destinazioni, nel caso delle partenze per la Germania le donne nel 2024 sono state il quarantasette per cento, per quanto riguarda quelle per la Francia è dal 2014 che sono stabilmente più della metà, anzi, con picchi superiori al cinquantatré per cento negli ultimi dieci anni.

Dati Istat

Tra i ventenni e i trentenni che vanno nel Regno Unito si è raggiunta la quasi perfetta parità tra uomini e donne nel 2019 e poi è stata confermata anche negli anni del declino post Brexit delle partenze.

Il dato più interessante, però, è quello relativo all’emigrazione in Spagna, per vari motivi. Uno di questi è il fatto che proprio nel 2024 tra coloro che sono approdati nel Paese iberico la percentuale di donne è arrivata per la prima volta oltre il cinquanta per cento, al 50,7 per cento, ma non solo, nel caso della Spagna l’incremento ventennale della quota femminile è stato maggiore che altrove, di quasi dodici punti. Infine, questo è accaduto proprio nel Paese in cui l’emigrazione italiana ha visto una vera e propria impennata negli ultimi anni.

Dati Istat

È verso la Spagna, infatti, che dal 2019 in poi si è concentrato l’aumento degli emigrati, ottomilacinquecento in più tra quell’anno e il 2024, mentre crollavano quelli diretti verso il Regno Unito e salivano molto meno quelli in partenza verso altri lidi, come la Svizzera, circa tremilasettecento in più, o Argentina e Paesi Bassi. E tra gli emigranti aggiuntivi verso il Paese iberico le donne, quattromila e trecentosettanta in più, sono state in numero maggiore degli uomini, quattromila centocinquanta in più in cinque anni.

Il Paese iberico è in testa alla classifica delle destinazioni che hanno visto il maggiore incremento di arrivi di italiani anche se il confronto è con il 2008 e pure in questo caso sono è il dato delle donne a essere maggioritario.

Dati Istat

Insomma, il grande Paese europeo che cresce di più in termini di Pil è passato dopo il Covid dal sesto al secondo posto, dietro la Germania, per attrattività verso i nostri giovani connazionali, non è naturalmente un caso, come non è un caso che sia aumentata maggiormente l’emigrazione di coloro che si laureano di più, le donne. Fra quanti hanno tra venticinque e trentaquattro anni ad avere finito gli studi universitari sono il 38,5 per cento delle donne e solo il venticinque per cento degli uomini e il divario, già tra i maggiori in Europa, continua ad aumentare.

Ci stiamo privando quindi dei migliori cervelli, quelli femminili, in particolare nelle regioni più produttive. Sono già la maggioranza di quelli che se ne vanno in Trentino Alto Adige, in Veneto, nelle Marche, e quasi la metà in Toscana, Emilia Romagna, Umbria, mentre in Lombardia le partenze di donne aumentano più di quelle di uomini.

Dati Istat, nella mappa percentuale di emigranti donne

Era inevitabile che accadesse, con l’incremento dell’occupazione oltre che dell’istruzione delle donne, ma è anche una prova del fatto che l’emigrazione dei giovani oggi è profondamente diversa da quella di un tempo. Non è quella di un Paese povero che cresce, in cui chi rimane indietro, i meno istruiti, cerca di trovare altrove il successo che altri hanno avuto più facilmente, è quella di un Paese in declino che lentamente affonda e in cui chi ha più mezzi, leggi competenze, salta dalla barca per approdare a lidi più felici.

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