RemuntadaSchlein cerca il quattro a uno alle regionali per dimenticare l’autogol del referendum

Dopo il flop referendario, la segretaria del Partito democratico tenta di rilanciare il campo largo puntando a una vittoria simbolica in Toscana, Campania, Puglia e Marche

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«E mo’ che famo?», dice Maurizio Landini a Elly Schlein. E lei: «E mo’ riattaccamo cor fascismo». È una vignetta di Osho. Ed è abbastanza così. Aspettando il grande caldo che tutto sopisce, la segretaria del Pd ha il problema di tenere su il partito, magari inventandosi qualcosa per una nuova estate militante, in vista delle regionali, vere elezioni di midterm, che al Nazareno già considerano un’ottima pietanza ricostituente per partire con l’ennesimo tentativo di spallata al governo. 

Il piano è noto: vincere in quattro regioni – Toscana, Campania, Puglia e Marche – strappando quest’ultima alla destra. In questa regione, il Partito democratico è estremamente fiducioso nella vittoria di Matteo Ricci, oggi europarlamentare ed ex sindaco di Pesaro, contro il meloniano Francesco Acquaroli, la cui gestione, a quanto pare, non è stata brillantissima.

Quanto al Veneto, si sa, è roba della destra. Consapevoli della difficoltà di tenere le Marche, ecco quindi che gli uomini di Palazzo Chigi meditano il piano B: togliere il tetto del terzo mandato. Si può fare ritoccando la legge in vigore. Infatti, ragionano nel giro del governo, la Corte Costituzionale, che si è espressa sulla legge regionale della Campania, non ha imposto il tetto dei due mandati, ma ha respinto la legge voluta da Vincenzo De Luca, impugnata dal governo che computava i mandati dal momento di entrata in vigore della legge campana, con ciò, violando il principio del divieto del terzo mandato consecutivo previsto dalla legge 165 del 2004.

Poi, certo, bisognerebbe vedere se, eventualmente adita, la Consulta non troverebbe irragionevole un terzo mandato consecutivo. Ma resta il fatto che il Parlamento, che è sovrano, potrebbe cancellare il tetto dei due mandati con un semplice ritocco della 165/2004.

Fratelli d’Italia ci sta lavorando, però Forza Italia già non ci sta, non vorrebbe aprire uno scontro non solo con le opposizioni, che sarebbe durissimo, ma forse anche istituzionale: «Ritengo che due mandati siano sufficienti, perché non servono incrostazioni di potere. Non è una questione di volontà popolare, anche Mussolini aveva vinto le elezioni, anche Hitler aveva vinto le elezioni», ha tagliato corto, Antonio Tajani.

Ma Meloni, in asse con la Lega (giacché rientrerebbe in campo Luca Zaia in Veneto), potrebbe insistere pur di bloccare la Grande Rivincita di Elly. Infatti, il primo effetto di una legge che abolisse il tetto dei due mandati consecutivi è fin troppo chiaro: rimettere De Luca in pista in Campania, creando un problema enorme all’asse Pd-M5s-Avs e al suo candidato, Roberto Fico. Rimettendo seriamente in forse il quattro a uno voluto dal Nazareno, bandiera da impugnare per l’assalto a Giorgia già all’inizio dell’anno prossimo, per costringerla a elezioni anticipate alle quali, è il ragionamento della sinistra, si presenterebbe con un carniere più vuoto che pieno.

E un sonoro quattro a uno farebbe dimenticare il referendum più assurdo della storia recente. Una sconfitta annunciata, ma proprio per questo più grave. «Un fatto è un fatto, uno sbaglio uno sbaglio, e un crimine un crimine», scriveva nel 1867 Michail Bakunin a un amico. Lasciando stare il crimine, la frase del fondatore dell’anarchismo ottocentesco dovrebbe essere pronunciata dalla leader del partito. Ma Schlein si guarda bene dall’ammettere la sconfitta (o débâcle, o boomerang, o autogol), confidando che la pratica ormai è archiviata, anche grazie al clima appiccicoso del partito.

Sì, qualche polemica, qualche osservazione, qualche distinguo, ma i duri tirano dritto e evocano sfracelli congressuali (ma c’è chi si chiede a cosa serva un congresso a Elly, se ha già tutte le leve del comando?). Il referendum ha ricompattato i nostri, e poi bisognava, in qualche modo, farsi vedere, visto che il boccino politico è sempre nelle mani del governo, si dice nel gruppo dei sostenitori della segretaria. Però, farsi vedere in questo modo è brutto.

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