Con la recente sentenza n. 118 del 2025, la Corte Costituzionale ha fatto quello che aveva «minacciato» di fare nel 2022 se il legislatore non fosse intervenuto per tempo. In poche parole, la Consulta ha aumentato le tutele dei lavoratori delle cosiddette piccole imprese assunti dopo il marzo 2015. In particolare, i dipendenti assunti da aziende con meno di quindici dipendenti dopo l’entrata in vigore del Jobs Act potevano agire in giudizio per contestare il licenziamento illegittimo chiedendo al massimo sei mensilità. Il Giudice delle leggi ha dichiarato che questo tetto è incostituzionale.
La soglia stabilita dalla legge, infatti, non garantisce ai dipendenti licenziati ingiustamente di ottenere un risarcimento personalizzato. In altri termini, il Jobs Act obbligava i tribunali a trattare in maniera simile casi molto diversi tra loro. Secondo la Corte, non è possibile risarcire con lo stesso importo un dipendente vittima di una grave ingiustizia e un suo collega che è stato licenziato con un vizio formale. In ogni caso, la Corte Costituzionale ha ritenuto legittima la norma che nelle piccole imprese dimezza il risarcimento previsto per i dipendenti delle grandi aziende. In sostanza, quindi, il tetto dovrebbe passare da sei a diciotto mensilità.
La sentenza si spinge oltre e chiede al legislatore di intervenire su una serie di aspetti, tra i quali spicca lo stesso concetto di piccola impresa. Nel 2025, infatti, non basta contare i dipendenti per capire la forza economica di un datore di lavoro: oggi ci sono piccole aziende per numero di addetti con fatturati milionari. L’impresa da cui è partito tutto, tanto per dirne una, ha un capitale sociale di 590.000 euro e un fatturato di circa 3.931.947 euro per l’anno 2022 e di 4.730.253 Euro per l’anno 2023.
Il tetto abrogato dalla Corte Costituzionale è molto simile al tetto che la Cgil voleva eliminare con la campagna referendaria conclusa senza successo nello scorso mese di giugno. La differenza principale risiede nell’ambito di applicazione delle due soglie. Il tetto abrogato dalla Corte Costituzionale si riferisce al personale assunto dal 2015, le proposte della Cgil riguardavano anche i dipendenti assunti in precedenza. La Consulta, con il suo intervento, sembra dare comunque ragione a chi ha perorato la bontà dell’iniziativa referendaria.
Per i lavoratori delle piccole imprese la reintegra resta confinata a ipotesi residuali, ma la speranza di ottenere un risarcimento effettivo è risorta e sembra essere qui per restare.
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