
L’emergenza abitativa a Milano è una cosa seria. È da anni una delle principali criticità del territorio, e un ostacolo ostico per chi lo abita. In città i lavoratori con stipendi compresi tra i millecinquecento e i duemilacinquecento euro al mese, cioè la classe media, sono quelli che più hanno subito i processi di gentrificazione e privatizzazione degli ultimi dieci anni – la fase di espansione successiva a Expo 2015. Per loro, Milano è diventata sempre meno accessibile anno dopo anno. È per questo che tra le proposte per la città presentate dai riformisti del Circolo Matteotti l’emergenza abitativa è inserita tra le priorità programmatiche. «Vogliamo concordare con la Regione l’assegnamento delle case popolari non solo alle “forze dell’ordine” ma anche ad altre categorie di lavoratori con redditi medi e bassi, con particolare attenzione a chi opera nei servizi essenziali», si legge nel documento presentato ieri.
Tra gli obiettivi indicati nelle proposte del Circolo si legge: «Incrementare radicalmente l’assegnazione di case ai lavoratori, soprattutto dei servizi pubblici essenziali (sanità, trasporti etc); realizzare nuove case a prezzo convenzionato (ex Macello e altri); assegnare case in stato di fatto con il Comune che si fa garante di un prestito (coinvolgendo società partecipate, Fondazione Welfare Ambrosiano e BEI) scontando dal canone di affitto dell’inquilino il costo della ristrutturazione per un numero di anni congruo».
La casa deve essere necessariamente una delle priorità nello sviluppo futuro della città. Ma non può essere l’unica. Le proposte del Circolo Matteotti puntano a superare gli slogan populisti e i piani irrealizzabili che si sentono spesso nelle campagne elettorali. Per questo si procede a partire dai progetti esistenti, per potenziarli. Le proposte del Circolo Matteotti guardano al presente e al futuro, con l’idea di creare “Dare ai milanesi un assessore con delega al futuro”, come da titolo del documento. Si parla infatti di welfare, trasporti e servizi a rete, «allo scopo realizzare gli Stati Generali metropolitani nell’autunno 2026 per promuovere una riforma dotata di fiscalità propria, in modo da poter rendere omogenei i livelli di qualità offerta e le agevolazioni per l’accesso ai servizi», si legge ancora nel documento.
«La nostra idea è quella di dare a Milano un assessore al Futuro», dice a Linkiesta Lia Quartapelle, deputata del Partito democratico, tra i fondatori del Circolo Matteotti. «L’idea è di procedere su un doppio binario, gettare le fondamenta per il nuovo corso di Milano, già oggi, e poi proseguire, nei prossimi anni, espandendo queste fondamenta».
Tra gli obiettivi c’è quello di sostenere modelli di fiscalità autonoma, a partire dalla possibilità di calibrare la tassa di soggiorno per finanziare i servizi e modelli di fiscalità vincolati al funzionamento di politiche specifiche. Ma molto passerà anche dal rafforzamento delle competenze della macchina amministrativa metropolitana, orientando le strutture al raggiungimento di obiettivi misurabili e alla valutazione dei risultati.
«Immaginiamo di organizzare una conferenza programmatica nel 2026, un momento cruciale in cui iniziamo a gettare basi per città metropolitana dal basso», dice ancora Quartapelle. «L’idea di un assessore al Futuro serve per dare al Comune una figura che non deve limitarsi all’amministrazione degli affari correnti, ma provare a immaginare le linee di tendenza per la Milano del futuro, in grado di studiare i dati, di dialogare con le parti sociali e di gettare le fondamenta per uno sviluppo futuro della città. Perché non possiamo solo gestire la fase terminale di questa Giunta comunale, ma dobbiamo pensare a Milano sul lungo periodo».
Per la realizzazione di un progetto urbano efficace e con impatto sul territorio c’è bisogno soprattutto di investire in servizi di prossimità, dalla culla alla terza età per abbattere i costi indiretti della vita quotidiana rafforzando il potere d’acquisto delle famiglie. E quindi bisognerà potenziare gli asili pubblici e convenzionati con tariffe sostenibili e copertura metropolitana, sostenere i servizi alle famiglie con figli, come l’ostetrica a domicilio. E poi sviluppare reti di assistenza domiciliare per anziani e persone fragili, integrate con i servizi sanitari territoriali. E ancora, investire in spazi pubblici, centri di aggregazione e presidi di salute di prossimità. Più in generale, sarà necessario coinvolgere in maniera strutturale il terzo settore nella progettazione, nella gestione e nella valutazione dei servizi locali. È l’unico modo per sostenere il welfare generativo capace di saldare solidarietà e sussidiarietà.
Tra gli obiettivi ambiziosi c’è anche l’applicazione completa del salario minimo in tutti i servizi del Comune – anche in questo caso si tratta di portare a compimento un percorso già avviato, che ha solo bisogno di essere implementato del tutto.
A proposito di servizi, alla scuola, e in particolare agli asili, è dedicato un altro capitolo della nuova proposta del Circolo. Il target è una copertura dei nidi al cento per cento nei prossimi dieci anni. Target ambizioso, da affiancare ad altri punti, per tutte le scuole. Ad esempio: scuole aperte, dopo le lezioni e durante i mesi estivi; reintroduzione del medico scolastico e potenziamento degli operatori sociali a scuola; pagamento delle mense in sei tranche anziché in due.
Sul tavolo c’è anche il grande tema dell’accessibilità della città, quindi della rete di trasporti. Per questo il Circolo Matteotti, come riportato nella nuova proposta, vuole promuovere un «Consorzio metropolitano dei trasporti che porti ad una progressiva collaborazione tra Fnm e Atm dialogando con Regione Lombardia, con lo scopo di costituire un grande soggetto pubblico lombardo capace di integrare le politiche di mobilità con quelle urbanistiche, ambientali e sociali, garantendo una visione unitaria e strategica per l’intera area vasta e sostenendo gli investimenti necessari per nuovi standard di lavoro». C’è anche un progetto per avviare con Ferrovie e Regione uno studio di fattibilità per realizzare la circle line ferroviaria e separare l’alta velocità dai treni locali in modo da garantire a questi puntualità e un aumento delle frequenze. «Un assessore al futuro deve immaginare ad esempio come i trasporti devono espandersi su scala metropolitana, e poi guardare a cosa manca oggi, ravvivare i progetti fermi, come farebbe un assessorato strategico e di visione», spiega Quartapelle.
Infine, un grande piano per Milano non può dimenticare la sicurezza. In questo caso è emblematico il progetto di Porto di Mare. Quello che, scrivono i riformisti del Circolo Matteotti, «una volta il parco era tutto bosco della droga». Poi il Comune, insieme alle Forze dell’Ordine e con l’ ausilio di Italia Nostra, aveva cambiato drasticamente in meglio il volto della zona. «Oggi – si legge ancora nel documento del Circolo – notiamo un disimpegno delle forze dell’ordine che sta riportando spaccio e consumo nel quartiere», per questo «vanno stimolate rapidamente la Prefettura e le Forze dell’Ordine perché riprendano a lavorare col precedente impegno e cancellino definitivamente quel luogo dalla mappa dei luoghi critici».