
Dopo le dichiarazioni di guerra contro i giudici, il governo ieri ha saggiamente anche se forse non del tutto spontaneamente deciso di cambiare tono nella sua polemica con la Corte dei Conti (il Quirinale dev’essersi fatto sentire). Ma non so se questo basti a spiegare l’effetto che faceva ieri ascoltare Matteo Salvini dichiarare ai giornalisti davanti a Palazzo Chigi: «Attendiamo con estrema tranquillità i rilievi della Corte dei Conti, a cui siamo convinti di poter rispondere punto su punto, perché abbiamo rispettato tutte le normative».
Se anche voi, ascoltandolo, vi siete domandati cosa lo avesse trasformato di colpo in uno statista e gentiluomo dai modi così squisitamente istituzionali, questa è la mia ipotesi: il fatto che sul terreno dell’assalto populista alla magistratura Giorgia Meloni lo avesse ormai definitivamente surclassato, da Palazzo Chigi, con dichiarazioni degne di Viktor Orbán. Ma non escluderei nemmeno la possibilità che il fiasco del generale Roberto Vannacci in Toscana abbia indotto il versatile segretario leghista ad avviare una nuova mutazione.