Da Haiti al mondo È in arrivo una Coalition internazionale dedicata al clairin

Nove Paesi nel mondo e una rete di insegne selezionate diventeranno ambasciate del distillato haitiano e ad esse saranno riservati alcuni limitatissimi imbottigliamenti di Clairin Ansyen Single Cask, l’ultima novità de La Maison & Velier

Single Estate Clairins @Velier

Un ultimo sguardo alla carta d’imbarco, prima di andare verso il gate. Questa volta si viaggia in direzione Singapore. Daniele Biondi, responsabile del progetto The Spirit of Haiti de La Maison & Velier, da Parigi vola verso Est, ma con in borsa un pezzo di Ovest, liquido e a una gradazione che oscilla attorno al 50 per cento: sono campioni di clairin, lo spirito che gli haitiani distillano dalla canna da zucchero.

Li farà assaggiare ad alcuni tra i migliori bartender del mondo, dieci per città, per cucire una rete di locali a cui andranno le bottiglie del nuovo progetto lanciato dalla joint venture tra Velier e La Maison du Whisky, tra le più celebri aziende di importazione e distribuzione di distillati, rispettivamente di base in Italia e in Francia. Si chiama Coalition ed è qualcosa di più simile a un manifesto che a una campagna commerciale, perché servirà a raccontare un territorio prima ancora che un distillato, portando nei bar di mezzo mondo i primi Clairin Ansyen Single Cask mai imbottigliati, edizioni invecchiate e limitate di questo spirito, tradizionalmente bianco.

Il clairin ha le sue leggi, che la legge non conosce
Sono passati sì e no quattordici anni dalla prima volta che Daniele Biondi ha messo piede sull’isola di Hispaniola assieme a Luca Gargano, patron di Velier, in cerca di un distillato di cui non sapevano quasi nulla. La vegetazione in mezzo a cui hanno trovato il clairin (vedere alla voce “agricolo”) è ben diversa dalla giungla di gente che frulla nell’aeroporto di Charles de Gaulle. Un paesaggio incontaminato quanto la canna da zucchero dell’isola, di una varietà non ibridata, la cristalline, rimasta lì probabilmente dalle rivolte degli schiavi di fine Settecento, con cui il Paese ha spezzato il giogo di colonia francese.

Oggi la canna viene macinata grazie alla spinta delle bestie da soma, nelle guildive – così si chiamano le distillerie artigianali dell’isola, da una traslitterazione creola di kill devil, nomignolo usato per il rum. E il succo viene fermentato e distillato in piccoli alambicchi rudimentali. Circa cinquecento, per la precisione, che condensano liquido trasparente con la costanza placida con cui un mulino produrrebbe la farina.

@Velier

Dopo quel viaggio nasce una società, The Spirit of Haiti, che mette in rete e supporta prima quattro e poi cinque distillerie – Casimir, Sajous, Le Rocher, Vaval e Sonson – e le fa conoscere al mondo. «Un rum completamente naturale. Iniziammo a imbottigliarlo ed ebbe un successo immediato di passaparola» racconta Biondi. «Era il momento del mezcal e quindi delle bevande ancestrali, legate a popoli meno conosciuti».

L’union fait la force, sta scritto sulla bandiera della prima repubblica nera indipendente del mondo. Allo stesso modo, da un’unione nasce anche il Clairin Communal, blend dei distillati di diversi produttori dell’isola, e vengono sperimentati i primi distillati invecchiati, i Clairin Ansyen. Nel 2018 il clairin raggiunge un ulteriore traguardo, diventando presidio Slow Food. «Stava andando alla grande, poi è arrivato il covid». Nel 2021 l’assassinio del presidente Jovenel Moïse complica le cose e in seguito le bande criminali prendono il sopravvento, trascinando il Paese nel caos.

Non che prima la situazione fosse delle più stabili, ma è la realtà delle cose: il clairin non sottostà alla legge della comodità viziata, secondo cui basta un click e un prodotto arriva da qualsiasi parte del globo. Il clairin di leggi ha le sue, figlie della più sincera entropia e di un Paese che ha pagato la propria libertà con l’isolamento e la povertà. «Tra il 2022 e il 2023 è stato molto difficile mantenere costanti i rifornimenti, alcune bottiglie arrivavano, altre no, tra cui il Communal. Ancora adesso è difficile organizzare viaggi per portare professionisti a conoscere il distillato sul territorio». E nel frattempo la pandemia ha cambiato il mondo dei bar. «Sono cambiati i volti dietro ai banconi e gran parte del lavoro di comunicazione che avevamo fatto è andato perso». Fino a oggi.

Fritz Vaval @Velier
Michel Sajous @Velier

L’union fait la force
Oggi sull’agenda di Daniele Biondi è appuntata una serie di trasferte verso alcuni dei banconi più importanti d’Europa e del mondo, oltre settanta locali in nove Paesi – Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Belgio, Danimarca, Svezia, Norvegia e Singapore – destinati a diventare ambasciate del distillato haitiano.

Dal magazzino di Port-au-Prince, The Spirit of Haiti ha ripreso le spedizioni di Clairin Communal e con essi sono arrivati i primi campioni di Ansyen Single Cask, i clairin dei cinque produttori, invecchiati nel clima tropicale di Haiti, dentro botti che hanno in precedenza ospitato distillati leggendari, come i rum di Caroni, Hampden, Worthy Park e Bielle, prestigiosi whisky e cognac. Ciascuno, ça va sans dire, è un’edizione limitata di circa 240 bottiglie.

«In ogni Paese incontro una decina tra i migliori bartender e tengo masterclass, rispolverando tutto il materiale raccolto in questi anni per raccontare il clairin» spiega Biondi, che agli incontri porta anche i campioni di Ansyen Single Cask. «Alla fine delle degustazioni viene fatta una scelta e per ogni Paese viene assegnato un imbottigliamento, ciascuno con un’etichetta artistica e, sul retro, i nomi delle insegne in cui sarà possibile trovarla». Una “coalition” di ambasciate, che avranno sempre in carta un drink a base di Clairin Communal e in bottigliera una delle rare bottiglie di Ansyen Single Cask. «L’obiettivo è di arrivare a un centinaio di bar in tutto il mondo».

Intanto, la coalizione italiana è già nota ed è composta da insegne che è bene tenere a mente:

  • Daiquiri Cocktails Bar, Cormano (MI)
  • Piro Piro, Reggio Calabria
  • Il Mercante, Venezia
  • Volare, Bologna
  • Lève Office Bar, Torino
  • L’Antiquario, Napoli
  • Vinoteca, Siracusa
  • Aguardiente, Marina di Ravenna (RA)
  • Jerry Thomas Speakeasy, Roma
  • Depero, Rieti
  • Gradisca, Genova

Questi stessi nomi saranno impressi dietro un’etichetta di Clairin Le Rocher, distillato nel 2022 e invecchiato in una botte ex-Scotch whisky di Benriach, il Coalition Clairin Italia ufficiale, che sarà disponibile in ciascuna delle dieci bottigliere, accanto alle referenze di clairin dei cinque produttori della rete. «È molto più che un’attivazione commerciale, è la comunicazione di un territorio», dice Biondi.

Ora quel motto cucito sulla bandiera haitiana pare avere un’applicazione diretta al di fuori dei propri confini, e magari unirà tra loro anche i locali di Paesi diversi. Ma per i prossimi sviluppi del progetto si dovrà attendere la primavera. La voce al microfono annuncia, si apre l’imbarco – destinazione mondo.

Clairin Sonson @Velier

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