Neutralità nel mirinoLa disinformazione russa non risparmia neppure più la Svizzera

Alla vigilia del referendum sulla riduzione del canone radiotelevisivo a 200 franchi, RT DE diffonde un falso screenshot di SRF per insinuare che l’emittente sostenga il taglio dei propri fondi. Un’operazione mirata che sfrutta una frattura interna e inserisce il voto locale nella più ampia strategia informativa del Cremlino

AP/LaPresse

La scorsa settimana, il Tages-Anzeiger, quotidiano svizzero-tedesco con sede a Zurigo, ha riportato in prima pagina che RT DE, la piattaforma in lingua tedesca del noto media statale russo, aveva lanciato nei giorni precedenti un attacco contro il servizio pubblico radiotelevisivo svizzero e il suo corrispondente a Mosca. L’obiettivo era screditarne indipendenza e reputazione mentre la campagna sul taglio del canone entrava nel vivo.

L’8 marzo gli elettori svizzeri voteranno su un’iniziativa popolare che propone di ridurre il canone per la radiotelevisione pubblica a 200 franchi l’anno – iniziativa nota come “200 franchi bastano”. In questo contesto, la disinformazione russa ha trovato uno spiraglio per inserirsi nel dibattito pubblico e, secondo uno schema ricorrente, esasperare le posizioni e polarizzare la discussione. Il Tages-Anzeiger riferisce che il contenuto di RT, intitolato “Come il servizio pubblico radiotelevisivo svizzero manipola deliberatamente la popolazione”, era accompagnato da uno screenshot falsificato del sito di SRF (Schweizer Radio und Fernsehen) che suggeriva – falsamente – che l’emittente promuovesse e sostenesse l’iniziativa che taglierebbe i propri finanziamenti.

Sebbene RT e Sputnik, due dei i principali megafoni del Cremlino, siano stati oscurati nello spazio informativo dell’Unione europea dopo l’invasione dell’Ucraina, RT resta accessibile online dalla Svizzera, nonostante la condanna del ministro della Difesa, Martin Pfister. RT e Pravda pubblicherebbero più di 900 articoli al mese in Svizzera, ha dichiarato: contenuti spesso orientati a dipingere il Paese come non più neutrale né sicuro.

Gli attacchi di RT alla Svizzera non sono una novità. Nel 2024 RT ha pubblicato un articolo dal titolo “La Svizzera vuole bombardare le città russe”, attribuendo alla consigliera nazionale socialista Priska Seiler Graf dichiarazioni mai rilasciate. Nello stesso anno ha inoltre puntato a delegittimare la conferenza di pace del Bürgenstock (giugno 2024), alla quale la Russia non ha partecipato.

La dinamica è la stessa anche in questi giorni. I negoziati in corso a Ginevra si inseriscono in una strategia che combina finta disponibilità a trattare, continui bombardamenti con droni e pressione informativa. L’obiettivo è solo il tempo: per continuare il conflitto simulando apertura alla pace e rafforzare il controllo politico interno – anche nello spazio informativo.

La disinformazione è una componente fondamentale della strategia di guerra ibrida di Mosca. Mentre continua a bombardare l’Ucraina e a compiere “attacchi terroristici contro civili e infrastrutture energetiche” nel pieno dell’inverno – nelle parole dell’Alta rappresentante Ue, Kaja Kallas – Cremlino intensifica in parallelo le proprie operazioni ibride e informative in Europa.

RT è solo uno dei media statali russi “attribuiti” in un ecosistema ben più ampio. È la punta più visibile di un iceberg che conta, secondo le stime del Servizio europeo per l’azione esterna (il corpo diplomatico dell’Unione europea), oltre 38.000 canali ed è responsabile di campagne di disinformazione in più di 90 Paesi.

La tattica utilizzata nel caso svizzero: l’impersonificazione di un media occidentale e indipendente tramite l’uso di uno screenshot con grafiche modificate per veicolare un messaggio in linea con gli interessi di Mosca è una delle tattiche più utilizzate. Già ampiamente documentata durante le elezioni del Parlamento europeo del 2024.

La Svizzera non è un bersaglio casuale. La sua neutralità le conferisce un capitale simbolico e politico. Infatti, il Paese ospita negoziati diplomatici di rilievo, mentre il servizio pubblico radiotelevisivo costituisce un’infrastruttura centrale e un collante sociale in un sistema mediatico multilingue. Colpire SRF nel pieno di una campagna referendaria polarizzante significa inserirsi in una frattura già esistente e amplificarla. Non occorre determinare l’esito del voto: è sufficiente erodere la credibilità dei media indipendenti e alimentare il sospetto verso le istituzioni che strutturano il dibattito pubblico. Quello svizzero è un esempio apparentemente piccolo e locale, ma strategicamente coerente.

Siamo abituati a pensare la disinformazione russa come un fenomeno globale. Nel 2025 il Cremlino avrebbe destinato circa un miliardo di dollari ai media statali, sostenendo canali ufficiali, proxy e campagne dall’Africa al Sud America. A livello strategico, la linea è coerente: minare il sostegno all’Ucraina e, nei Paesi del Sud globale, presentare la Russia come un partner affidabile e alternativo all’Occidente. Ma la strategia funziona proprio perché combina una scala globale a interventi mirati. Queste azioni radicate nei contesti locali sfruttano tensioni interne e vulnerabilità specifiche. Il caso svizzero mostra questa dimensione: una strategia globale coerente che prende forma attraverso episodi locali, mirati a incidere sulla fiducia democratica per polarizzare e dividere le società occidentali.

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