Se Trump arretraLa disinformazione russa ha messo nel mirino gli alleati europei dell’Ucraina

Storm-1516, l’operazione di influenza di Mosca ritenuta una diramazione della fabbrica di troll Internet Research Agency, ha spostato il suo focus, dagli Stati Uniti a Francia e Germania, usando siti e identità false per screditarne i leader e ridurre la loro legittimità davanti all’opinione pubblica

AP/LaPresse

Se Washington si sfila, Mosca cambia bersaglio. Con il sostegno americano a Kyjiv crollato nel 2025, la macchina della disinformazione russa ha spostato il mirino sugli alleati europei dell’Ucraina. Nel radar di Storm-1516 – l’operazione di influenza ritenuta una diramazione della famigerata Internet Research Agency che era controllata da Yevgeny Prigozhin – sono finiti soprattutto Francia e Germania, oggi colonne del sostegno militare europeo a Volodymyr Zelensky.

Un’analisi di NewsGuard fotografa il cambio di strategia: da gennaio 2025 la rete ha diffuso 34 affermazioni false contro Parigi e Berlino attraverso 175.000 post e articoli, generando 274 milioni di visualizzazioni su X. Nel 2024 le narrazioni contro gli Stati Uniti erano state undici; nel 2025 solo una. Al contrario, 17 campagne hanno colpito la Francia e 12 la Germania. L’accelerazione coincide con i numeri della nuova fase: assistenza americana a Kyjiv quasi azzerata e aiuti militari europei in crescita, con Berlino primo contributore e Parigi tra i più attivi sponsor politici della causa ucraina.

La tecnica è ormai rodata ma sempre più sofisticata. Storm-1516 costruisce siti fasulli che imitano testate reali, replica loghi e domini, attribuisce articoli inventati a giornalisti esistenti. Poi amplifica tutto con bot, account anonimi e contenuti generati con l’intelligenza artificiale: deepfake, video manipolati, finte inchieste, documenti contraffatti. Dal 2025 l’operazione ha smesso di limitarsi a blog pseudo-locali creati ad hoc e ha iniziato a impersonare direttamente media autorevoli, aumentando l’impatto e la credibilità apparente delle sue storie.

In Francia il bersaglio è diventato personale. Il presidente Emmanuel Macron è stato associato falsamente al caso di Jeffrey Epstein, accusato di frequentazioni mai avvenute e colpito da insinuazioni a sfondo sessuale. Il 4 febbraio 2026 un sito che imitava France Soir ha pubblicato un articolo inventato che lo collegava al finanziere pedofilo: in poche ore la notizia ha superato i venti milioni di visualizzazioni su X. L’agenzia governativa Viginum ha individuato la campagna, mentre l’account ufficiale @FrenchResponse del ministero degli Esteri ha smentito pubblicamente la narrazione. Nessuna prova di contatti tra Macron ed Epstein è emersa dai documenti statunitensi.

Anche in Germania la campagna ha puntato sullo stesso registro: accuse di corruzione, aggressioni, incidenti coperti. Un falso articolo pubblicato su un sito che imitava il Daily Express sosteneva che il cancelliere Friedrich Merz avesse ferito un lavoratore aeroportuale nel Regno Unito, promettendo un risarcimento per comprare il silenzio. La notizia, completamente infondata, è circolata proprio alla vigilia del voto del Bundestag su un nuovo pacchetto di aiuti a Kyjiv, totalizzando milioni di visualizzazioni. Berlino ha reagito sul piano diplomatico. A dicembre il ministero degli Esteri tedesco ha convocato l’ambasciatore russo denunciando un «massiccio aumento» di attività ibride: disinformazione, cyberattacchi, spionaggio e tentativi di sabotaggio. Le autorità hanno attribuito a Storm-1516 i tentativi di interferenza nelle elezioni tedesche e collegato altri attacchi informatici a gruppi hacker sostenuti da Mosca.

La logica è chiara: colpire la reputazione dei leader che sostengono l’Ucraina, minarne la legittimità interna, sfruttare temi sessuali e criminali per massimizzare la viralità. Non più solo propaganda esterna, ma un lavoro chirurgico dentro il dibattito pubblico europeo. Se gli Stati Uniti arretrano, la battaglia dell’informazione si combatte a Parigi e Berlino. E per Mosca è un fronte decisivo quanto quello militare.

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