Ecologia e politica
21 Febbraio Feb 2019 0600 21 febbraio 2019

Miracolo, anche la sinistra italiana scopre l’ambiente (ma riesce a dividersi pure su questo)

La sinistra prova a riconquistare gli elettori buttandosi sui temi dell'ambiente, e numerose sono le iniziative messe in campo. Ma il tempo stringe in vista delle europee. Ad attanagliare i leader, il dilemma: unirsi per la vittoria o continuare ad agire separati?

Ambiente_Linkiesta
JACQUES DEMARTHON / AFP

Mentre in Usa la sinistra ecologista dem in meno di due mesi ha creato una macchina formidabile di consenso e di organizzazione lanciando il Green New Deal (GND), una proposta politica che lega economia, temi sociali e ambiente divenuta subito popolarissima, in Italia al momento tutto tace. Ma sotto la cenere ardono le braci. Indubbiamente sta aumentando la consapevolezza sull’importanza dei temi ambientali, soprattutto tra i cittadini e nel mondo della società civile. La delusione del M5S sui temi ambientali (trivelle, fallimento dell’End of Waste, condoni) ha spinto molti elettori a guardare altrove. Inoltre nel partito del non voto esiste una grande fetta di soggetti interessati ai temi ambientali che non esprimono solitamente preferenze elettorali. Dunque un bacino potenzialmente cospicuo a cui attingere.

«C’è una ripresa della consapevolezza sui temi ambientali, ma va trasformata in consenso politico», dice Elena Grandi, portavoce dei Verdi. E febbraio sarà il mese cruciale per capire come si va a riconfigurare la politica green e scoprire se qualche forza politica saprà avere un exploit parimenti ai Democrats americani o ai Grünen tedeschi, cavalcando i temi ambientali.

Il 23 febbraio i Verdi Italiani e Italia in Comune di Pizzarotti, lanceranno #OndaverdeEcivica, una lista ecologista, femminista, che guarda a sinistra sui temi di diritti e lavoro. «Un progetto che nasce per essere agglutinante e per avere una casa in Europa», dice la parlamentare Rossella Muroni. «Ci piacerebbe dialogare con i Radicali e con i partiti della sinistra, come Possibile o DIEM25». Magari anche Sinistra Italiana, alla ricerca di unità a sinistra per contare finalmente qualcosa.

Ammette Muroni, in una lunga chiacchierata che «è un percorso complicato: se non mettiamo in gioco qualcosa per questa rivoluzione ecologica, se non rinunciamo a un pezzo d’identità per un progetto più grande, non possiamo realmente potare avanti istanze complesse come quelle ambientali. Serve fare squadra: se non ora quando?»

Altre iniziative abbondano. Il 28 febbraio sarà lanciato il manifesto Clima Europa che sta destando interesse, per l’amplio respiro della proposta programmatica, ideata da Luca Bergamaschi, che vede di fatto il lancio di un piano di Green New Deal rivolto a tutte le forze politiche italiane, in vista delle elezioni europee. Attraverso il sito climaeuropa.eu e i social media sarà promossa l’adozione del manifesto da tutti i rappresentanti politici interessati. Una piattaforma che potrebbe servire a ri-avvicinare a questi temi il Partito Democratico.

Diem25 nel programma appena annunciato rilancia invece il Green New Deal (di riforma più finanziaria che ambientale) che da due anni Varoufakis cerca di promuovere. Nel programma per l’EU ci sono molti spunti applicativi interessanti che potrebbero diventare parte di un programma di Green New Deal comune. Se interessa saperne di più, Se interessa saperne di più, se ne parlerà il 22 febbraio a Schio con Michele Fiorillo (Diem25).

Nel partito del non voto esiste una grande fetta di soggetti interessati ai temi ambientali che non esprimono solitamente preferenze elettorali. Dunque un bacino potenzialmente cospicuo a cui attingere

Il 21 febbraio sarà Andrea Orlando, ex ministro dell’Ambiente a lanciare l’iniziativa TES (Transizione Ecologica e solidale), per “portare i temi ambientali al centro dell’agenda, politica, economica e sociale del paese, per affrontare la crisi climatica ed ecologica e trasformarla in occasione di sviluppo di una nuova economia”. Previsti gli interventi di Costa, Fico, Landini, Orlando, Zingaretti. Standing altissimo, per far sapere che il PD ancora non ha ceduto il passo su questi temi.

Molto più originale è l’operazione ABC, Associazione Bene Comune, che nasce il 24 febbraio a Milano, al teatro Verdi. ABC nasce con l’idea di portare una riflessione complessa sui temi del bene comune e della sostenibilità. «L’esistente non è particolarmente brillante», racconta il portavoce Grammenos Mastrojeni. «Noi possiamo rimodellare l’Italia con un’economia coerente del territorio applicando l’agenda ONU 2030 al nostro sviluppo puntando alla rinascita dei territori con nuovi modelli». Il movimento s’indirizza – sondaggio privato alla mano – a quel trenta percento di elettori disgustati dal linguaggio politico violento e fatto di slogan vuoti. Una piattaforma per coloro che cercano una visione del paese intelligente, interculturale, sostenibile, civica per influenzare la classe politica. «Certificheremo i candidati in base al loro impegno, verificando l’adesione a una visione di un’economia moderna, sostenibile, circolare», aggiunge Grammenos. E nel mentre si stimolerà, all’interno di ABC, un dibattito per realizzare una visione dell’Italia, fondata sulla complessità e il confronto. Fuori gli slogan a basso costo e i social media ad uso istantaneo. E c’è da dire che numerosi politici guardano con interesse a questo movimento.

Infine Volt: il partito transnazionale europeista ha tra i pilastri l’ambiente. «Noi in Italia stiamo facendo grande campagna su questo punto», dice Francesca Pesce, candidata capofila di Volt. Si cerca «un elettorato che non ha alcuna rappresentanza, che ritiene la rivoluzione verde un tema centrale». Economia circolare, lotta al clima, sviluppo secondo il modello della doughnut economy di Kate Raworth, assecondando la campagna transpartitica europea sulla carbon tax («ma che sia inclusiva»). «Corriamo con l’obiettivo di eleggere almeno 25 europarlamentari e creare un gruppo a sé». Ma non escludono alleanze con altri partiti per portare avanti i temi della piattaforma. La sfida intanto è raccogliere le 150mila firme per poter esistere sulla scheda elettorale.

Tutte lodevoli iniziative. Funzioneranno? Il primo orizzonte politico è quello delle Europee. L’obiettivo comune dovrebbe essere quello di far confluire voti e candidati in un raggruppamento importante. Quale però? La soluzione più facile e di impatto per le formazioni di sinistra potrebbe essere quella di conferire nei verdi europei, sposando i programmi proposti da #OndaverdeEcivica. I democratici invece stanno partendo troppo tardi per cambiare rotta e adottare il GND come strategia per le Europee. Ma confluire in un’unica direzione potrebbe essere non così semplice in tempi stretti e senza un movimento e un progetto condiviso come il Green New Deal promosso da Alexandria Ocasio-Cortez.

Il primo orizzonte politico è quello delle Europee. L’obiettivo comune dovrebbe essere quello di far confluire voti e candidati in un raggruppamento importante. La soluzione più facile e di impatto per le formazioni di sinistra potrebbe essere quella di conferire nei verdi europei. Ma confluire in un’unica direzione potrebbe essere non così semplice in tempi stretti e senza un movimento e un progetto condiviso come il Green New Deal promosso da Alexandria Ocasio-Cortez

Da un confronto con i promotori di queste iniziative quello che tutti vorrebbero è una strategia organizzativa radicale e dal basso, che dovrebbe attivare davvero la base allargandola il più possibile e attivandola intorno ad un progetto che sappia riposizionare e adattare al 2019 i valori ambientalisti e socialisti, a cui tutte queste iniziative – a vario modo – fanno riferimento. Non solo per le Europee ma per un progetto politico di respiro che sappia riportare l’agenda ambientalista e di sinistra al centro del dibattito politico.

Ciò che pare mancare è una strategia, davvero originale, per coinvolgere i soggetti che oggi sono disillusi dalla politica o in cerca di una casa (o di una causa) comune. I Verdi tedeschi hanno una macchina organizzativa e una presenza capillare che manca oggi ai Verdi nostrani (e che possono ricreare). Il mondo ambientalista americano, dai temi di Obama, ha sistemi informatici e social super efficienti per attivare e organizzare volontari sul territorio. La chiave sarebbe innanzitutto un piano finalizzato a movimentare risorse economiche e creare nuovi momenti di aggregazione dispersi sul territorio. Il fatto che ci sia un disperdersi di energie in numerosi rivoli politici e di iniziative, alcune per altro dichiaratamente non interessate ad avere un “tesoretto di guerra”, rende complesso l’ammassare risorse finanziarie per una battaglia politica di lungo corso che porti alle prossime Politiche. E i lavori ben fatti, professionali, ahimè, costano.

Sulla riflessione politica il lavoro sta iniziando – ABC ad esempio su questo ha un percorso che potrebbe portare risultati interessanti. Servono però tanto studio e tante letture (che in politica si fanno troppo poco) e serve attivare laboratori di riflessione strutturati e duraturi. L’innovazione nella comunicazione politica passa per la semplificazione di messaggi complessi a cui dietro soggiace un lavoro di rielaborazione e studio rilevante (come ripete il sempre attento Sergio Ferraris, direttore di QualEnergia).

L’errore più grande poi potrebbe essere l’oltranzismo. Evidentemente con il 2% non si salva il pianeta. Abbiamo 12 anni per invertire l’aumento delle temperature globali. Agire è urgente e non si ha la pazienza di aspettare le beghe di partito. La situazione economica, sociale e ambientale dell’Italia non sta migliorando. Non siamo a una corsa dei debuttanti, poiché ognuna di queste iniziative ha dietro persone con una grande storia intellettuale e politica. È possibile ricucire la tela che si è strappata sui territori, riaprire contatti con un tessuto sociale, dove la politica si metta al servizio, ridimostrando di avere un’utilità per la gente. Insieme, con urgenza, facendo i passi indietro necessari e quelli avanti ancora da fare.

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