Corona EconomyIl protocollo per gli scioperi, i misteri di Immuni e la fine dell’ufficio

Nella newsletter dedicata al lavoro, questa settimana si parla delle prime agitazioni sorte con le riaperture e l’allentamento del lockdown, ma anche del decreto rilancio e della ricerca di una occupazione in agricoltura da parte degli italiani. Ecco come iscriversi

(Photo by Miguel MEDINA / AFP)

LE PIAZZE DELLA PANDEMIA
Dispositivi di protesta Il 7 maggio un gruppo di tassisti milanesi è arrivato davanti ai palazzi di Comune e Regione, ha esposto uno striscione per pochi minuti e poi è fuggito. Meglio evitare una multa salata, come accaduto ai ristoratori che avevano organizzato un presidio all’Arco della Pace per denunciare la crisi del settore. La polizia ha identificato e multato tutti. E lo stesso è successo ai commercianti di Roma, ai parrucchieri di Sanremo, ai baristi di Pordenone. Eppure, con la crisi economica che morde, di motivi per protestare ce ne sono e ce ne saranno. Servirà un “protocollo” anche per scioperi e manifestazioni? “Va regolato il come ci incontriamo, non il chi né il perché”, spiega il costituzionalista Francesco Clementi (Linkiesta).

Stato di agitazione Dopo il silenzio del lockdown, con la fase due nel mondo si sono viste anche le prime manifestazioni dei lavoratori. A Barcellona i dipendenti della Nissan, a due giorni dalla riapertura degli stabilimenti, hanno proclamato uno sciopero per chiedere all’azienda giapponese di impegnarsi a restare in Spagna. La polizia ha permesso a dieci di loro di organizzare un picchetto davanti alla fabbrica, rispettando le distanze. Secondo Anna Ginès, direttrice dell’Institute for Labor Studies di Esade, questa protesta “è l’esempio di quello che accadrà” a breve. Ci saranno presto molti conflitti nel mondo del lavoro, spiega (New York Times). Soprattutto se, dopo la ripartenza, le imprese rimoduleranno la propria attività nella nuova era del distanziamento sociale, dando il via a una nuova ondata di tagli di posti di lavoro (Financial Times).

 

IL PAZIENTE ITALIANO
Decreto bonus Una maxi manovra da 55 miliardi, piena di bonus e misure di ogni tipo, dal voucher vacanze all’ennesimo aiuto per Alitalia. Il consiglio dei ministri dovrebbe approvare oggi il fu decreto aprile, ribattezzato “decreto rilancio”. Sempre che gli ultimi nodi nella maggioranza vengano sciolti: dalla regolarizzazione dei migranti agli aiuti per le imprese (Huffington Post). Il ministro Gualtieri ha annunciato lo stop alla rata di giugno dell’Irap, “la tassa più odiata dalle imprese” (Agi). Dovrebbe passare anche la norma proposta dalla ministra Catalfo, che prevede la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, utilizzando la parte restante per fare formazione (Corriere). Nel pacchetto lavoro, anche la proroga dei contratti a termine senza causali fino al 30 agosto, il bonus per gli autonomi e il reddito d’emergenza.

Cattivissimo Mes La maggioranza di governo resta divisa anche sul Mes “soft”, su cui i ministri delle Finanze europei hanno trovato l’intesa. Da una parte il Pd e Italia Viva, a favore dello strumento; dall’altra i Cinque Stelle, che lo ritengono inadeguato e puntano sul Recovery Fund. Ma Conte guarda già all’appuntamento in Parlamento dei primi di giugno (La Stampa).

Rubinetti chiusi Dalla mattina del 7 maggio l’Inps ha smesso di erogare gli assegni ordinari del Fondo di integrazione salariale (Fis). Motivo: i soldi stanziati dal decreto Cura italia sono finiti. Uno stop prevedibile, ma si confidava nell’approvazione tempestiva dell’ex decreto aprile (Linkiesta).

Lo chiamavano Cura Italia A due mesi dal lockdown, solo un lavoratore su cinque – il 19% – ha ricevuto i soldi della cassa integrazione in deroga. Lo dicono i dati Inps, contestati però dalle Regioni, per le quali siamo a uno su undici, il 9% appena. Penalizzati i lavoratori di commercio e piccole aziende. Mentre i dipendenti della Regione Sicilia hanno rivendicato 10 euro in più per ogni pratica (Rep).

 

FASE DUE, DUE E MEZZO
Regioni irrequiete Per quanto ormai sia quasi certo che dal 18 maggio – a seconda dei dati sui contagi territoriali – si potranno riaprire bar, ristoranti e negozi, i governatori regionali da destra a sinistra continuano a sfidare il governo. Oggi è in programma un altro tavolo di discussione (Fanpage), ma servirà più alla campagna elettorale dei governatori che alla reale ricerca di reali soluzioni. Dalla Calabria all’Alto Adige, si va avanti a suon di strappi annunciati e ricorsi (Rep).

New Normal Dal Comitato tecnico scientifico sono arrivate le prime linee guida sulle riaperture delle attività commerciali (Rep). I ristoranti dovranno avere i tavoli distanziati di almeno due metri, ma è una scelta che secondo i gestori rischia di far chiudere il 60% dei locali (Corriere). Gli scienziati ora stanno esaminando il piano per la riapertura di nidi e centri estivi (Repubblica).

Esercito di riserva Secondo un report della fondazione dei Consulenti del lavoro, in Italia ci sono circa 3 milioni donne occupate che avranno problemi a tornare al lavoro. Su 100 occupate con almeno un figlio under 15 anni, 74 hanno lavorato ininterrottamente, il 12,5% ha ripreso il lavoro dal 4 maggio, mentre il 13,5% dovrebbe ritornare alla propria attività entro la fine del mese. Ma con le scuole chiuse, non è scontato (Il Sole 24 Ore).

Misteri della pandemia Nel frattempo, si aspetta ancora il rilascio della app Immuni. Su Linkiesta abbiamo raccontato che già da fine febbraio al governo era arrivato un report sull’uso dei Big Data per contenere il contagio. Ma sul processo di scelta della applicazione sviluppata da Bending Spoons, i dubbi non sono stati chiariti nemmeno dopo le audizioni della ministra Pisano e dei vertici del Dis davanti al Copasir (La Stampa). Entro il 13 maggio, il Copasir conta di licenziare il suo parere. E, a quanto risulta a Wired, non sarà una relazione esente da critiche.

Faccio da me Le aziende che hanno riaperto, da Electrolux alla Ferrari, stanno sviluppando le proprie app antivirus, prodotte da giovani startup che si muovono più veloci del governo. Anche se l’introduzione delle app aziendali apre a una serie di problemi legali (Corriere).

 

LAVORO IN QUARANTENA
Il picco Ad aprile gli Stati Uniti hanno perso 20,5 milioni di posti di lavoro. Il tasso di disoccupazione ufficiale sale al record del 14,7%, più del triplo del 4,4% di marzo, ma meno delle previsioni degli economisti. Recode ha spiegato in sei grafici lo stato dell’occupazione negli Usa. Giovedì i nuovi dati.

Sharing a rischio. O no? La crisi del turismo colpisce anche Airbnb. Il colosso delle case in affitto ha licenziato il 25% della sua forza lavoro, circa 1.900 dipendenti (Business Insider). Ma c’è già chi potrebbe aver trovato la soluzione: con molti lavoratori da remoto, una “super host” romana ha trasformato la sua casa vacanza in un ufficio per smart worker (Il Sole 24 Ore). E i dati dicono che gli italiani sono tornati a prenotare su Airbnb. Anche se per ora ci si concentra sulle ville isolate, con piscina ovviamente.

Ritorno alla terra Tra chi lavorava in bar e ristoranti ancora chiusi e chi studiava, ed è rimasto senza lezioni, sono più di 20mila gli italiani che si sono registrati sulle banche dati delle principali organizzazioni agricole alla ricerca di un lavoro nei campi (Avvenire).

Pedalare! La Procura di Milano ha aperto un’inchiesta conoscitiva dopo un’ispezione nelle sedi di Deliveroo, Just Eat, Uber Eats e Glovo. Gli investigatori stanno lavorando per capire se le aziende abbiano garantito o no le protezioni anti-Covid a tutti i rider. Alcune società si sarebbero limitate a consegne sporadiche di mascherine (Corriere).

Bye, Amazon «Mi sono dimesso perché sono costernato del fatto che Amazon abbia licenziato i lavoratori che hanno denunciato le preoccupazioni per la sicurezza anti-Covid». Con queste parole scritte sul suo blog, Tim Bray, vicepresidente di Amazon, ha lasciato la società. «È la prova della tossicità che attraversa la cultura aziendale», ha detto. Dall’inizio della pandemia, almeno sei lavoratori che hanno partecipato alle proteste sono stati licenziati (Guardian).

 

POST PANDEMIA
La fine dell’ufficio? Mentre la pandemia ha svuotato gli uffici in tutto il mondo, Catherine Nixey sull’Economist si chiede che senso avesse d’altronde stiparci tutti contemporaneamente nello stesso posto. “L’idea di mettere 7.000 persone in un edificio potrebbe appartenere al passato”, ha detto pure Jes Staley di Barclays (Financial Times).

Mensa anti-Covid Per chi tornerà in ufficio, comunque, niente sarà più come prima, neanche la pausa pranzo. Il Gruppo Pellegrini, una delle più grandi aziende italiane che si occupa di ristorazione collettiva, ha già introdotto i “Covid Manager”, i gestori della mensa anti-coronavirus (Gastronomika).

Ok Computer La pandemia ha dimostrato che molti di noi possono svolgere il proprio lavoro da remoto, perché alla fine lavoriamo principalmente su un computer. Non dobbiamo essere sorpresi, quindi, se sempre più il nostro lavoro verrà svolto dal computer stesso. Ora la vera accelerazione nell’automazione arriverà via software, scrive Axios.

Welcome onboard “Ho appena volato. Ed è stato peggio di quanto pensassi”. The Atlantic racconta l’esperienza surreale di viaggiare in aereo durante una pandemia e la falsa promessa di un ritorno alla normalità.

Potrebbe essere il made in Italy a salvarci? Forse, ma va reinventato, magari facendo sì che le pmi si consorzino per diventare più forti. Ne abbiamo parlato nell’ultimo dei tre webinar organizzati da The Adecco Group in collaborazione con Linkiesta. Qui il video. Secondo Andrea Malacrida, ad di Adecco Italia, i posti di lavoro a rischio sono 3 milioni: serviranno ora più formazione e flessibilità (Corriere).

WORKOUT DA COLLOQUIO Secondo la psicologa Amy Cuddy, basta un esercizio di due minuti per attivare gli ormoni che servono per trasmettere le giuste impressioni sui selezionatori di personale. Perché anche il fisico può condizionare la mente, e non solo viceversa (Morning Future).

 

Buona settimana,

Lidia Baratta

 

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