Dal Vaticano a La MeccaCome si organizzano i luoghi di culto per accogliere i fedeli e rispettare il distanziamento sociale

In tutto il mondo i pellegrinaggi verso le grandi mete religiose sono stati limitati o interrotti. Adesso ci si sta organizzando per ripartire, ma ancora non in maniera uniforme

La preghiera di Papa Francesco in una piazza San Pietro deserta è stata una delle immagini più forti che ha lasciato in eredità il lockdown: uno dei luoghi che associamo alla folla di fedeli si era arreso al coronavirus. Anche la funzione del prossimo 29 giugno, in occasione della solennità dei Ss. Pietro e Paolo, sarà celebrata all’altare della Cattedra – posto sulla tomba dell’Apostolo Pietro – davanti a pochi presenti.

La chiusura al pubblico dei luoghi di culto si è affiancata all’emergenza sanitaria. È per questo che, come dicono a Linkiesta Vilma Stefanini e Raffaele Bianco, fondatori dell’Associazione “Pellegrinaggi di Fede”, «con l’allentamento delle restrizioni i fedeli sono già pronti per ripartire con i pellegrinaggi. Non sono viaggi di vacanza, ma rispondono a un bisogno concreto, a una necessità, e non possono rinunciare».

L’associazione “Pellegrinaggi di Fede” promuove viaggi in collaborazione con tour operator e si muove soprattutto su quattro mete: Fatima, Lourdes, San Giovanni Rotondo e Medjugorje.

La località bosniaca è quella su cui opera maggiormente, ma ancora non ha riaperto. Ha chiuso il 26 marzo scorso per rispettare i provvedimenti del governo. Così lo scorso 2 aprile, per la prima volta dall’apparizione della Madonna, non c’è stato il consueto “messaggio”, come aveva anticipato Mirjiana Dragicevic Soldo, una dei veggenti che solitamente riunisce migliaia di fedeli in preghiera.

Un appuntamento mancato, proprio come quello del Santuario di Nostra Signora di Fatima che il 13 maggio scorso per la prima volta nella sua storia è rimasto senza pellegrini, per le misure restrittive volute dal governo portoghese.

Altri importanti luoghi di culto mariani invece non si sono mai davvero fermati. È il caso di Lourdes: è stato chiuso ai fedeli, soprattutto ai moltissimi pellegrini che si ritrovano lì ogni anno. Ma ha sempre garantito l’appuntamento con il Rosario dalla Grotta alle 18, molto seguito in Italia, grazie alle emittenti televisive e alle dirette streaming, che hanno permesso di raggiungere spettatori nell’ordine del milione di persone.

Lourdes ha riaperto al pubblico lo scorso 16 maggio con una “nuova normalità”: ingressi solo pomeridiani, nel rispetto del distanziamento sociale e con le dovute precauzioni, e solo 10 persone per volta dirette alla Grotta. Dal 15 giugno con la riapertura dei confini è possibile organizzare nuovi pellegrinaggi.

«Abbiamo in programma di ripartire dal 18 agosto», spiega a Linkiesta Federico Lorenzini, consigliere nazionale dell’Unitalsi. A cambiare saranno prima di tutto le modalità degli spostamenti. «Quest’anno si partirà soprattutto in aereo per ragioni di semplificazione degli spostamenti, mentre di solito ci si muove in treno, in alcuni casi in pullman. Questo però renderà più difficile avere in pellegrinaggio malati o disabili meno autonomi», dice Lorenzini.

I pellegrini non avrebbero voluto fermarsi, anche in pieno lockdown hanno continuato a contattare gli uffici Unitalsi. «I pellegrinaggi a un certo punto si sono interrotti, ma avevamo persone che ci chiamavano per aggregarsi al primo viaggio disponibile, da questo punto di vista non è mai venuta meno la loro voglia di partire. Anzi, ha accettato di venire anche chi ha paura dell’aereo perché dopo un periodo del genere le persone sono ancora più convinte di voler fare il pellegrinaggio».

Per i luoghi di culto mantenere attive le funzioni senza i fedeli significa rischiare uno scompenso economico. A Lourdes hanno continuato a lavorare ogni giorno circa 300 persone, tra il santuario, l’amministrazione, poi operai, tecnici, giardinieri. Il monsignor Olivier Ribadeau Dumas, in pieno lockdown aveva descritto una situazione finanziaria critica per la seconda città turistica di Francia dopo Parigi: «Concluderemo l’anno con un passivo di 8 milioni di euro, non avendo nessun altra entrata se non generosità dei pellegrini. Non abbiamo nessun tipo di sostegno regionale o statale, né aiuti collegabili all’8 per mille».

L’accesso ai luoghi di culto, che con l’allentamento delle restrizioni si sta riprogrammando, dipende dalle condizioni del territorio. Il Santuario della Santa Casa di Loreto sta provando a ripartire dopo settimane in cui la comunione è stata seguita unicamente con lo streaming del canale Youtube “Santa Casa Loreto” e l’emittente Telepace .

Mentre a San Giovanni Rotondo, luogo in cui morì San Pio, si sta cercando di ripartire soprattutto in vista di settembre e della celebrazione del Santo, che ogni anno accoglie moltissimi fedeli da tutto il mondo.

«Per noi quel segmento del turismo – dice a Linkiesta il sindaco di San Giovanni Rotondo, Michele Crisetti – è fondamentale. Abbiamo previsto già dei percorsi ad hoc per il distanziamento sociale, da Santa Maria delle Grazie alla chiesa di San Pio, ci saranno nuove modalità di visita e preghiera per rispettare distanziamento e tutte le precauzioni».

Ma ancora non si può parlare di vero ritorno alla normalità, secondo il primo cittadino Crisetti: «Abbiamo iniziato un percorso di ripresa, si rivedono pullman, auto, pellegrini che in molti modi tornano sul sagrato dei luoghi di San Pio. Ma siamo a circa un terzo degli altri anni, senza contare che abbiamo perso una stagione, con ingressi zero da fine marzo a metà giugno. Per questo il primo obiettivo è garantire a chi viene qui un contesto di massima sicurezza, questo poi porterà il maggiore afflusso».

La diminuzione degli spostamenti ha un impatto ancora maggiore sulle tratte più lunghe, come nei pellegrinaggi verso Gerusalemme. Ma, come dice a a Linkiesta il Commissario di Terra Santa padre Sergio Galdi d’Aragona «l’esperienza difficile che abbiamo vissuto è stata anche un’occasione, un’opportunità per un momento di approfondimento della nostra spiritualità, guardandoci dentro. Quindi anche se fisicamente non ci si poteva spostare si poteva raggiungere il luogo spiritualmente».

I santuari cristiani in Israele non hanno mai interrotto le liturgie, sono stati sempre aperti, come il Getsemani, ad esempio. «Quei luoghi sono rimasti deserti a lungo, e i voli per Israele non sono ancora tutti ripristinati anche perché pare che ci sia un nuovo focolaio di contagi che spaventa i cittadini e le autorità. Ancora per un po’ non vedremo i numeri di un tempo, come i gruppi da 80 o 90 pellegrini. Gli spostamenti saranno in gruppi più piccoli, anche per poterli guidare all’interno dei santuari».

E proprio come a Lourdes, o a Loreto, anche dai luoghi sacri di Nazareth ci si è adoperati per avvicinare i fedeli con le celebrazioni “a distanza”. «Ma lì si faceva già da prima, da qualche anno si trasmette anche in diretta, in tv o in streaming, indipendentemente dal covid», spiega padre Sergio Galdi d’Aragona.

Nella vicina Arabia Saudita le autorità del Regno hanno preso una decisione storica: saranno vietati i viaggi per lo Hajj – l’annuale pellegrinaggio a cui almeno una volta nella vita sono obbligati a partecipare i musulmani -, che sarà riservato solo ad alcuni residenti nel Paese.

Lo Hajj è uno dei pilastri dell’Islam, e la meta finale del pellegrinaggio è la Grande Moschea della Mecca. Ogni anno vi partecipano oltre 2 milioni di persone provenienti da tutto il mondo. Ma la crescita del numero di contagi nel Regno ha portato inevitabilmente a inasprire le misure restrittive.

Il ministro saudita Muhammad Benten, incaricato allo Hajj ha dichiarato che solo «i residenti nel Regno, con meno di 65 anni e che non hanno malattie croniche, potranno eseguire lo Hajj quest’anno. Verranno testati prima di arrivare ai luoghi santi e saranno soggetti a un periodo di isolamento subito dopo».

In Arabia Saudita, proprio come in Italia, Francia, Israele e nel resto del mondo i più importanti luoghi di culto si sono come anestetizzati. Hanno vissuto in una bolla lontana, almeno fisicamente dai loro fedeli. La ripartenza, come per tutti gli altri settori, era solo questione di tempo. Ma almeno per un po’ non sarà come prima.

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