Per un pugno di likeL’attacco hacker a Twitter ci ha ricordato la precarietà della nostra esistenza online

La dipendenza collettiva dai social network è una debolezza di cui troppo spesso ci dimentichiamo. L’ultimo problema ha riportato a galla tutte le fragilità della nostra vita virtuale, mostrando i rischi politici e sociali dell’iperconnessione

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È bastato un attacco hacker ad alcuni account di Twitter per ricordarci di quanto sia precaria la nostra esistenza online. «Un duro promemoria», lo definisce il Financial Times nel suo articolo, che mette di nuovo sul banco degli imputati «la nostra dipendenza collettiva dai sistemi informatici».

La storia recente ne è la prova. L’attacco hacker a Sony del 2014 rivelò segreti personali e commerciali profondamente imbarazzanti e costosi. Quello al Comitato nazionale democratico nel 2016, con una fuga di e-mail, avrebbero invece potuto influenzare l’esito di un’elezione. Fino al grande attacco a Twitter di pochi giorni fa.

Ma se i casi precedenti hanno prodotto pesanti ripercussioni, l’ultimo hackeraggio al social di San Francisco sembrava apparentemente «una commedia senza gravi conseguenze». Gli hacker hanno preso il controllo degli account Twitter di famosi uomini d’affari, celebrità, politici e aziende per cercare di indurre le persone a inviare loro bitcoin. Il ricavato di questa truffa è arrivato a poco più di 100.000 dollari e gli aggressori hanno avuto il controllo degli account solo per un breve periodo. Un colpo riuscito, ma non pericoloso. O almeno si è pensato così inizialmente.

Il fatto che si è parlato di criptovalute «ha fatto sospettare che stesse succedendo più di quanto si potesse vedere» continua l’articolo. «Oltre a Barack Obama, Joe Biden e Michael Bloomberg per esempio, nessuna figura repubblicana di alto livello è stata compromessa – quindi è stato davvero un assalto politico mascherato? Forse gli hacker hanno usato il loro accesso per intercettare i messaggi diretti dei personaggi famosi e usarli in futuro per tentare dei ricatti – o anche per realizzare delle crisi politiche?».

Fino a quando Twitter non arriva in fondo all’incidente, non c’è modo di esserne sicuri. Ma da questa vicenda, si legge ancora, è possibile trarre due macro verità. «La prima è che ci sono alcune vulnerabilità a livello di sistema che potrebbero essere migliorabili. Secondo Twitter, infatti, gli aggressori hanno ingannato alcuni dei dipendenti dell’azienda al fine di ottenere l’accesso interno ai suoi sistemi» spiega l’articolo.

Potrebbe sembrare ingiustificabile che le persone all’interno di un’azienda abbiano tale controllo, ma l’esperto di sicurezza Bruce Schneier sottolinea che c’è sempre un essere umano da qualche parte con una mano sulla leva: «I sistemi hanno bisogno di persone di fiducia per operare. Qualcuno deve avere il controllo di tutto».

«Quegli umani, a loro volta, sono creature sociali che possono essere ingannate. Maggiore è il traguardo, maggiore sarà lo sforzo che un hacker metterà nell’inganno» precisa il giornalista.

Il secondo punto evidenziato dalla debacle di questa settimana è la crescente dipendenza del mondo dalle reti di informazione che sono, per loro stessa natura, basate su informazioni non verificate. Mentre gli Stati Uniti entrano negli ultimi mesi di una campagna elettorale presidenziale profondamente divisiva, potrebbe essere allettante pensare che i “guardiani” dei sistemi di informazione più influenti abbiano assorbito e imparato la lezione dalla campagna elettorale del 2016. Ma non è così.

«La portata delle reti e la dipendenza del mondo da esse sono cresciute solo negli ultimi quattro anni. Molte agenzie ufficiali ora utilizzano Twitter come meccanismo predefinito per inviare informazioni importanti. Il presidente degli Stati Uniti lo ha spesso usato come un modo per annunciare una nuova politica, prima che i suoi stessi consulenti lo sapessero» conclude l’articolo.

Un altro esempio, senza uscire dai confini nazionali, è l’utilizzo che Salvini (e ultimamente anche il Pd) fa dei social. La ricerca fatta nella costruzione di un’identità politica da parte del leader della Lega avviene attorno a quella personale, rendendo pubblici più aspetti della quotidianità con un alto numero di post al giorno e commenti immediati sulle notizie dell’ultim’ora, così da stabilire fiducia e seguito mentre – nota più preoccupante – diventa una fonte diretta di informazione.

In questo scenario, quindi, le domande da porsi sono molte: quale influenza politica potrebbero suscitare altri eventuali attacchi hacker nella mente pubblica? Ma sopratutto: quanto tempo passerà prima che Trump, dopo un tweet particolarmente controverso, affermi che il suo account Twitter è stato violato?

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