Condotte inappropriateChe cosa c’è nel rapporto del Vaticano sull’ex cardinale McCarrick

Un quadro accurato delle omissioni, sottovalutazioni, omertà e coperture che hanno consentito a un omosessuale praticante di ricevere la nomina cardinalizia nel 2001. Ma anche tutte le informazioni sull’ex porporato che sono emerse dalle oltre novanta interviste fatte ai giovani preti e seminaristi violentati e dalle carte individuate negli archivi vaticani

AP Photo/Pier Paolo Cito, File

È inutile girarci intorno. Il 2020, e manca ancora oltre un mese e mezzo alla fine, sarà ricordato al di là del Tevere come l’anno degli scandali e non della Fratelli tutti. L’enciclica sulla fraternità e l’amicizia sociale era già passata in secondo piano qualche giorno dopo la firma, continuando a persistere – lo rilevava sabato scorso il cardinale Matteo Maria Zuppi a Linkiesta Festival non senza una punta d’amarezza – il clamore mediatico per le dimissioni del porporato senza porpora Giovanni Angelo Becciu.

Non senza dimenticare il successivo polverone sollevato dall’inedito bergogliano sulle unioni civili nel documentario di Afineevski. Ma adesso la terza enciclica rischia addirittura di sparire, oscurata e schiacciata dal voluminoso Rapporto sulla conoscenza istituzionale e il processo decisionale della Santa Sede riguardante l’ex cardinale Theodore Edgar McCarrick (dal 1930 al 2017), che è stato reso pubblico alle 14:00 dell’altro ieri. 

Commissionato dallo stesso Papa il 6 ottobre 2018 e costato due anni di lavoro alla Segreteria di Stato, il dossier raccoglie, sistematizza ed esamina in 461 pagine tutte le informazioni che su McCarrick si sono potute desumere da oltre novanta interviste testimoniali e, soprattutto, dalle carte pertinentemente individuate negli archivi sia dei dicasteri vaticani sia della nunziatura apostolica a Washington.

Ne viene fuori un quadro accurato delle omissioni, sottovalutazioni, omertà e coperture che hanno consentito a un omosessuale praticante come McCarrick di essere nominato nel 1977 da Paolo VI ausiliare di New York e successivamente in un vertiginoso crescendo, sempre auspice Giovanni Paolo II, vescovo di Metuchen (1981-1987), arcivescovo metropolita di Newark (1986-2000), arcivescovo metropolita di Washington (2000-2006) con tanto di elevazione alla dignità cardinalizia il 28 giugno 2001. 

L’indagine si arresta al 2017, quando per la prima volta si è avuta notizia certa di abuso sessuale su minore da parte del prelato. Comprovata la veridicità dell’accusa, Papa Francesco, come noto, ha chiesto, il 27 luglio 2018, le dimissioni di McCarrick dal Collegio cardinalizio. Poi, il 16 febbraio 2019, a seguito di un procedimento penale amministrativo condotto dalla Congregazione per la Dottrina della Fede che lo ha riconosciuto colpevole di «sollecitazione in Confessione e violazioni del sesto comandamento del decalogo con minori e adulti, con l’aggravante dell’abuso di potere» è arrivata per il presule la pena più umiliante e severa: la dimissione dallo stato clericale.

Dal Rapporto emerge che, durante l’indagine canonica per l’elevazione all’episcopato – McCarrick fu preso in considerazione al riguardo per tre volte nel 1968, nel 1972 e con successo nel 1977 – e poi per le provviste delle diocesi di Metuchen (1981) e Newark (1986), nessuna delle persone consultate riferì di aver mai assistito o sentito parlare di comportamenti impropri né con adulti né con minori.

Tutti ne lodarono le capacità, l’intelligenza e lo zelo anche se sin dal 1968 viene messa in luce da più informatori «la palese ambizione di essere promosso nella gerarchia ecclesiastica». 

Le prime accuse su condotte inappropriate nei riguardi di giovani preti e seminaristi iniziarono a circolare a inizi anni ’90 e vennero analizzate dal cardinale John Joseph O’Connor, arcivescovo di New York, in vista di un’eventuale visita di Giovanni Paolo II nella città di Newark. Visita poi effettuata nel 1995, non essendo risultati tali addebiti sufficientemente provati.

In una lettera del 28 ottobre 1999 all’allora nunzio apostolico negli Usa, Gabriel Montalvo, lo stesso porporato espresse però, tutte le sue riserve sul trasferimento di McCarrick da Newark ad altra sede. O’Connor riassunse, in termini generali, le accuse contro il presule secondo quattro categorie: 1) la testimonianza di un prete di Metuchen, che nel giugno 1987 aveva notato l’attività sessuale di McCarrick con un altro sacerdote asserendo di essere stato a sua volta oggetto di approcci da parte dello stesso; 2) alcune lettere anonime inviate, nel 1992-1993, alla Conferenza episcopale Usa, al nunzio apostolico e a vari cardinali statunitensi che accusavano McCarrick di “pedofilia con suoi “nipoti”; 3) voci sul fatto che McCarrick avesse condiviso il letto con giovani uomini adulti nella residenza del vescovo a Metuchen e Newark e che (4) avesse fatto lo stesso con seminaristi adulti nella sua casa al mare di Sea Girt in New Jersey.

Pur ribadendo che si trattava di informazioni mediate, il porporato giudicava pertanto imprudente promuovere McCarrick ad altra sede. Posizione condivisa anche dal nunzio e inizialmente dallo stesso Giovanni Paolo, che però cambiò idea nell’agosto/settembre 2000, arrivando a nominare il presule arcivescovo metropolita di Washington il 21 novembre successivo.

Cosa spinse Wojtyła a cambiare parere? In primo luogo i risultati dell’inchiesta da lui disposta e condotta da Montalvo per verificare la fondatezza delle accuse formulate nella lettera del cardinale O’Connor. Il nunzio interpellò quattro vescovi del New Jersey.

Le loro risposte, come recita però il Rapporto, «confermarono che McCarrick aveva condiviso il letto con giovani uomini, ma non indicavano con certezza che avesse tenuto una qualche cattiva condotta sessuale. Ciò che si sa ora, grazie alle indagini compiute per la preparazione del Rapporto, è che tre dei quattro vescovi americano fornirono alla Santa Sede informazioni non accurate e, inoltre, incomplete circa la condotta di McCarrick con giovani adulti».

In secondo luogo, e ancor più, la missiva indirizzata, il 6 agosto 2000, all’onnipotente Stanisław Dziwisz, segretario particolare del pontefice e anni dopo cardinale per volontà di Benedetto XVI, in cui McCarrick assicurava che «nei settanta anni della mia vita, non ho mai avuto rapporti sessuali con alcuna persona, maschio o femmina, giovane o vecchio, chierico o laico, né ho mai abusato di un’altra persona o l’ho trattata con mancanza di rispetto».

La conoscenza tra McCarrick, Dziwisz e Wojtyła risaliva al 1976 quando l’allora arcivescovo di Cracovia e il suo segretario (che il futuro arcivescovo di Washington avrebbe poi confidenzialmente chiamato “Monsignor Stan” e “Monsignor Stash) si erano recati in visita a New York.

In riferimento alla stretta relazione con Giovanni Paolo II il Rapporto dice che «McCarrick interagì con lui frequentemente, sia a Roma che durante i viaggi all’estero, inclusa la visita del Papa a Newark nel 1995 e in occasione dei soggiorni annuali a Roma per la Papal Foundation. La relazione diretta di McCarrick con Giovanni Paolo II ebbe probabilmente un impatto sul processo decisionale del Papa». 

Lo stesso dossier non riesce però a dare chiarimenti inequivocabili e a fugare i non pochi dubbi su un’eventuale incidenza di elargizioni di denaro e beni in tale processo decisionale. Non a caso, in riferimento a «la raccolta di fondi e l’abitudine di fare regali di McCarrick», le conclusioni sono formulate in maniera non del tutto assertiva: «Nel complesso, la documentazione sembra mostrare che, nonostante l’abilità di McCarrick nel fundraising fosse apprezzata, non fu determinante nella presa delle decisioni più importanti che lo riguardavano, compresa la sua nomina a Washington nel 2000. Inoltre, l’indagine non ha provato che i doni e donazioni fatti abitualmente da McCarrick abbiano mai influenzato le decisioni significative prese dalla Santa Sede a suo riguardo».

Eppure, dopo il Washington Post che aveva già sollevato la questione nel 2019, a sparigliare nuovamente le carte ci ha pensato il recentissimo reportage televisivo di Marcin Gutowski in 82 miniti. Intitolato Don Stanislao. Druga twarz kardynała Dziwisza (Don Stanislao, l’altra faccia del cardinale Dziwisz, ndr) e trasmesso la sera del 9 novembre sul canale generalista polacco TVN24, il documentario indaga sul ruolo centrale che “l’insostituibile”, com’era chiamato da Giovanni Paolo II, avrebbe avuto nell’aiutare e coprire, anche in cambio denaro, chierici pedofili o predatori sessuali, tra cui, appunto, anche McCarrick.

Fra l’altro solo sei giorni fa un altro degli uomini elevati alla porpora da Giovanni Paolo II, il cardinale polacco Henryk Roman Gulbinowicz, è stato colpito da severi provvedimenti della Santa Sede per aver abusato sessualmente del poeta Karol Chum quando questi aveva 15 anni, aver compiuto atti omosessuali con adulti e collaborato con il Servizio di Sicurezza (SB) durante il regime comunista.

Tornando a McCarrick, il Rapporto della Segreteria di Stato documenta che sotto Benedetto XVI, essendo emersi nuovi particolari sulla base delle accuse di un prete di Metuchen, si decise di approfittare dei raggiunti limiti d’età del prelato per invitarlo alle dimissioni spontanee ma che mai gli furono irrogate sanzioni. Con documenti alla mano, viene dunque sbugiardato l’ex nunzio negli Stati Uniti, Carlo Maria Viganò, che due anni fa nel suo velenoso memoriale antibergogliano aveva sostenuto l’esatto contrario.

Al riguardo il Rapporto racconta che «il cardinale Bertone presentò la questione direttamente a Papa Benedetto XVI. In definitiva, il percorso di un processo canonico per risolvere il dubbio sui fatti ed eventualmente prescrivere sanzioni canoniche non venne intrapreso. Invece, si decise di fare appello alla coscienza e allo spirito ecclesiale di McCarrick, indicandogli che, per il bene della Chiesa, avrebbe dovuto mantenere un basso profilo e ridurre al minimo i viaggi» senza alcun divieto di ministero pubblico.

Il dossier spiega: «Una serie di fattori sembra aver influito sul fatto che Papa Benedetto XVI non ha avviato un procedimento canonico formale: non c’erano accuse credibili di abusi sui minori; McCarrick dichiarò nuovamente, sul suo “giuramento di vescovo”, che le accuse erano false; gli addebiti di cattiva condotta con adulti si riferivano a fatti accaduti negli anni ’80; e non vi erano indicazioni di alcuna cattiva condotta recente».

La situazione non viene a mutare con l’elezione di Francesco, cui la situazione del prelato ultraottantenne viene accennata in poche occasioni dall’allora sostituto Becciu e dal segretario di Stato Pietro Parolin. «Papa Francesco – così il Rapporto – aveva sentito dire soltanto che c’erano stati addebiti e voci relativi a una condotta immorale con adulti, avvenuta prima della nomina di McCarrick a Washington.

Ritenendo che le accuse fossero già state esaminate e respinte da Giovanni Paolo II, benché consapevole che McCarrick fosse in attività durante il pontificato di Benedetto XVI, Francesco non vide la necessità di modificare la linea adottata negli anni precedenti».

Il dossier, curato dalla Segreteria di Stato, chiarisce anche che «nel 2018, per la prima volta, il nunzio Viganò ha affermato di aver fatto menzione della questione di McCarrick negli incontri con il Santo Padre del giugno e dell’ottobre 2013, ma nessun documento supporta il racconto di Viganò, e le prove su ciò che ha detto sono oggetto di ampia disputa».