L’eversore in chiefTrump attacca l’America, ma guarda un po’ che sorpresa

È un atto terroristico interno quello avvenuto a Washington su istigazione del presidente uscente. Ma era scritto che si sarebbe arrivati all’assalto alle istituzioni. Ed è altrettanto palese che Conte e compagnia sono stati complici di un impostore di tal fatta

AP/LaPresse

Ma guarda un po’ che sorpresa: Donald Trump è un golpista. Ben svegliati, eh. Sono anni, da prima che fosse eletto nel 2016, che in due o tre scriviamo e diciamo in tutti i modi possibili che saremmo arrivati esattamente a questo punto, all’assalto armato alle istituzioni degli Stati Uniti istigato dalla Casa Bianca, mentre il governo miserabile di Giuseppe Conte e di Luigi Di Maio, senza dimenticare quell’altro campione di Matteo Salvini, flirtava con l’impostore arancione, salutandolo come un fratello del cambiamento, piegandosi ai suoi desideri criminali di diffondere quelle stesse fregnacce alla base degli eventi di Washington, umiliando i nostri servizi segreti, le nostre istituzioni, il nostro paese.

Il bilancio dell’assalto a Capitol Hill dei sostenitori di Trump, nel frattempo, continua ad aggravarsi: sono quattro i morti, 13 i feriti e 52 gli arresti. Nel partito democratico e nei media si sono sollevate molte voci a favore di un’impeachment dell’ultima ora, o di un voto di censura. E sono circolate indiscrezioni su manovre all’interno della Casa Bianca per far scattare il 25esimo emendamento della Costituzione, che consente di rimuovere Donald Trump dalla sua carica per un veloce passaggio dei poteri al vicepresidente Mike Pence, che diventerebbe quindi presidente ad interim.

Trump è un truffatore patentato, aiutato da Vladimir Putin e dal modello di business delle corporation tecnologiche a occupare la Casa Bianca a diventare Cialtrone-in-Chief, con l’obiettivo di disorientare l’occidente, di indebolire i sistemi liberal democratici e di smantellare il sistema di alleanze internazionali costruito nel secondo dopoguerra.

Trump è il primo presidente antiamericano della storia degli Stati Uniti, ma non lo è da ieri, da quando ha incitato una massa di deficienti, cioè la versione yankee del popolo del vaffa e del Dio Po e per questo ammirata dai nostri retequattristi e dai nostri casaleggisti, ad assaltare il Congresso degli Stati Uniti.

Questo è un atto di terrorismo interno, un attacco all’America che dura da quattro anni.

Trump è il primo presidente antiamericano degli Stati Uniti dal venti gennaio 2017, dal momento esatto in cui ha spergiurato sulla Costituzione degli Stati Uniti e ha sputtanato l’America.

Sono mesi che su Linkiesta scriviamo che Trump andava fermato, che stava preparando il golpe ancora prima di venire travolto dai voti degli americani di tutte le aree ideologiche e geografiche, liberal e conservatrici, delle coste e del midwest, bianchi e neri, del nord e del sud, compresi i residenti nella Georgia tradizionalmente conservatrice che proprio ieri ha eletto due senatori democratici pur di cancellare l’ignominia dell’era Trump, assegnando quindi alla prossima Casa Bianca di Joe Biden la maggioranza sia alla Camera sia al Senato, un “united government” che a Washington si è visto solo in quattro degli ultimi quaranta anni.

I capibastone repubblicani sono complici di questo oltraggio alle istituzioni americane, ma anche i giornali e le televisioni che hanno aspettato l’ultimo anno per denunciare le bugie e i reati di Trump e per difendere la democrazia americana (Twitter ha cancellato un paio di suoi tweet e bloccato il suo account, che tempismo). Le prese di distanza dei senatori e dei deputati che pochi mesi fa lo hanno salvato da un impeachment solare sono tardive e non serviranno a riprendersi un partito stuprato e ucciso da Trump.

Deputati, senatori e i membri del governo, a cominciare da quel pesce lesso di Mike Pence, che prima hanno consentito tutto ciò e poi magari si sono dimessi e ora lo criticano, sempre col timore di incorrere nella sua ira distruggi-carriere, potrebbero però ancora avere un ruolo nel fermare la sceneggiata delle contestazioni sulla certificazione dell’elezione di Biden, interrotta ieri al Congresso prima ancora che dai terroristi domestici da un manipolo di eletti repubblicani. I membri del governo potrebbero dichiararlo incapace di intendere e di volere, come da venticinquesimo emendamento della Costituzione che abbiamo visto invocare solo nelle serie tv, e rimuoverlo immediatamente dalla Casa Bianca.

Trump sa che prima o poi finirà ospite di altri edifici federali, meno prestigiosi di quello sito al 1600 di Pennsylvania Avenue, non per vendetta giustizialista del pacioso Biden, che pure ne avrebbe diritto dopo le infamie costruite sulla sua famiglia, anche grazie all’aiuto italiano, ma perché ogni singolo giorno della presidenza eversiva di Trump ha violato la legge, la Costituzione, la decenza.

La nuova Amministrazione americana e il nuovo Congresso di Washington dal 20 gennaio dovranno indagare su questo attacco alla democrazia e individuare le responsabilità e i colpevoli. Anche le istituzioni italiane dovrebbero chiedere a Biden di rendere pubbliche le ingerenze di Trump sulla politica italiana, e i suoi volenterosi complici.

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