Specchi e allodoleDraghi criticato per 25mila euro a McKinsey, silenzio sui 375mila di Conte a Investitalia

L’ex presidente del Consiglio approvò la formazione di uno strumento di supporto alle sue attività, in pratica un portafoglio al servizio diretto della presidenza, al di fuori del controllo del Parlamento

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Venticinquemila euro di consulenza a McKinsey, una delle più grandi società di consulenza del mondo, con una visione globale dei problemi e dei processi, non vanno bene; 375mila euro per dieci consulenti di quello strumento dirigista e statalista che è la missione InvestItalia invece sì?

Non vi sarete mica dimenticati di quell’incubatore di denaro pubblico che è InvestItalia? Quella struttura dirigista concepita dal comma 179 dell’art. 1 della legge di bilancio 2019 (legge 30 dicembre 2018, n. 145), la tristemente famosa prima manovra del popolo, quella del reddito di cittadinanza, del superamento della legge Fornero e di altre controproducenti amenità populiste.

Una struttura concepita dalla legge come «di missione per il supporto alle attività del Presidente del Consiglio dei ministri relative al coordinamento delle politiche del Governo e dell’indirizzo politico e amministrativo dei Ministri in materia di investimenti pubblici e privati». Una struttura posta «alle dirette dipendenze del Presidente del Consiglio dei ministri».

Insomma, un portafoglio al servizio diretto della Presidenza del Consiglio, al di fuori del controllo del Parlamento (per la serie: yes spending without representation).

E attenzione, con compiti e funzioni di portata ampia e assai rilevante: analisi e valutazione di programmi di investimento, valutazione delle esigenze di ammodernamento delle infrastrutture delle pubbliche amministrazioni, verifica degli stati di avanzamento dei progetti infrastrutturali, elaborazione di studi di fattibilità economico-giuridica, affiancamento delle pubbliche amministrazioni nella realizzazione dei piani di investimento.

E dotata pure, con norma di chiusura (le norme di chiusura in fatto di spesa sono le più pericolose), di competenze su «ogni altra attività o funzione che, in ambiti economici o giuridici, sia demandata dal Presidente del Consiglio dei ministri».

Insomma: un portafogli per il Presidente del Consiglio sebbene, per definizione, dovrebbe trattarsi di un ministro senza portafoglio.

Una struttura che si attirò notevoli critiche e che portò l’Osservatorio sui conti pubblici italiani a rilevare l’inevitabile «aumento significativo dei costi di gestione della Presidenza del Consiglio» che ne sarebbe conseguito.

Ebbene, durante la Presidenza di Giuseppe Conte InvestItalia non ha smentito questi timori e ha appaltato ben 375 mila euro di consulenze esterne per lo «svolgimento di attività di collaborazione e consulenza negli ambiti del monitoraggio dello stato di avanzamento di infrastrutture e proposte di azioni per l’accelerazione della spesa, l’elaborazione di piani di sviluppo territoriale, di studi di fattibilità economico-giuridica, di progetti di investimento, l’individuazione di soluzioni operative, tecniche, giuridiche ed economiche in materia di investimento da implementare in affiancamento alle amministrazioni beneficiarie di risorse» (cfr. celle excel da 120 a 129).

Insomma: 25mila euro per la più grande società di consulenza globale no e 375mila euro da spendere all’interno del perimetro attuale della Pubblica amministrazione, per valutazioni da farsi in luogo di quelle che potrebbero compiere gli attuali quadri dirigenziali e di competenze interni, sì.

Ne prendiamo atto. Ma, nel migliore dei casi, si tratta della pacifica ammissione dell’inadeguatezza della Pubblica amministrazione. Un’ammissione proveniente dal funzionario di più alto rango della Pa: il Presidente del Consiglio.