Francesca MannocchiTre caffè all’alba e alla sera cineforum domestico e solitario (in attesa di tornare al fronte)

Gian Mattia D'Alberto / LaPresse

Giornalista, saggista e filmmaker, Francesca Mannocchi ha pubblicato da poco “Bianco è il colore del danno”, per Einaudi, un memoir sulla malattia, sulla sofferenza e sulla incomunicabilità. Inviata spesso in Medio Oriente, di recente, in occasione del viaggio del Papa, è tornata in Iraq per La7. Qui, mentre sta montando gli ultimi lavori sulle operazioni antiterrorismo e sulle mogli di Isis, risponde al questionario de Linkiesta sui suoi consumi culturali quotidiani, a cominciare dai tre caffè all’alba mentre guarda le case degli altri, pregustando già il cineforum domestico e solitario.

Appena sveglia, dove cerca le notizie del giorno?
Alle cinque, cinque e mezza di solito sono in piedi, senza sveglia. È il mio orologio biologico. Diciamo che ho bisogno di almeno due ore di silenzio per leggere, fare colazione da sola, ascoltare un po’ di musica e la rassegna stampa, prima che si sveglino il mio compagno, Alessio, e Pietro. Apro gli occhi, prendo il telefono sul comodino alla sinistra del letto e apro i quotidiani italiani, Repubblica, Il Foglio, il Corriere. Poi cerco su Twitter le notizie su Nord Africa e Medio Oriente sui giornali internazionali che seguo, Washington Post, NY Times, Foreign Policy tra gli altri e sui profili dei giornalisti che si occupano dell’area.
Poi mi alzo, e preparo il caffè.

Legge i giornali a colazione col caffè, con una spremuta o con che cos’altro?
La colazione ha sempre la stessa forma. Vado in cucina che fuori è ancora buio. Bevo un bicchiere d’acqua e preparo la macchinetta del caffè, quella da tre. La bevo tutta. Caffè nero, senza zucchero. Prendo uno yogurt, le fette biscottate e la marmellata d’arance. Sempre la stessa. Sistemo tutto sul vassoio, aspetto che la macchinetta del caffè sbuffi e sistemo tutto sul tavolo del soggiorno. Mi siedo in modo da vedere le case degli altri. Siamo in questa casa da pochi mesi e sto ancora mappando le abitudini mattutine dei vicini.
Il resto è un dipende.
Ci sono giorni in cui non ho voglia di leggere i giornali, so che devo farlo ma preferisco dedicare la mia ora di solitudine a un romanzo, rileggere un po’ di poesia, ascoltare un disco che non ho tempo di ascoltare durante il giorno.
E ci sono altri giorni in cui mi dedico alla lettura dei quotidiani e dei siti che consulto, Linkiesta, Il Post, Valigia Blu aspettando che inizi Radio3mondo alle 6.50 e poi Prima Pagina. 

Sotto la doccia cosa canticchia?
In questo periodo le melodie di Yann Tiersen, il disco “EUSA”. Lo ascolto ossessivamente.

In che ordine legge i giornali?
Repubblica, Corriere, Il Foglio, la Stampa e il Fatto. 

Di recente è stata in Iraq, in uno luogo di guerra come ci si informa?
In un luogo di guerra anzitutto ci si prepara tanto. Studio molto prima di partire. Leggo giornali locali e giornali internazionali. Cerco di confrontarmi con colleghe e colleghi, corrispondenti che vivono lì, su quello che è verosimile fare e su luoghi e situazioni che sono invece inaccessibili.
Mi confronto quotidianamente con il fixer con cui lavorerò, sui permessi e la sicurezza. Poi da qualche anno, con alcune colleghe che si occupano di Nord Africa e Medio Oriente, abbiamo dei gruppi wup. Ci sono colleghe che vivono a Beirut, Gerusalemme, Baghdad, Erbil. Sono per lo più corrispondenti di grandi quotidiani statunitensi o freelance che hanno deciso di vivere in Medio Oriente.
Ci confrontiamo su quello che accade, condividiamo i nostri pezzi, condividiamo contatti e suggerimenti su storie da seguire. Una collaborazione preziosa, non banale. Spesso assente qui in Italia.
E in queste chat, ci tengo a specificarlo, ci sono colleghe con anni e anni di esperienza, come Liz Sly del Washington Post, per dire. E nessuna risparmia mai un numero di telefono o una pista da seguire.
Poi, quando sono lì, faccio riferimento oltre che ai quotidiani naturalmente, ad account twitter dei vertici militari iracheni e di quelli curdi, il portavoce dell’Operation Inherent Resolve, Wayne Marotto, gli account delle organizzazioni umanitarie e delle organizzazioni della società civile locale. 

Che musica sta ascoltando ultimamente?
Come ho già detto, ascolto molto Yann Tiersen. Ho scoperto mesi fa questo dico, “EUSA”. Mi accudisce. 

Come la ascolta: in streaming, vinile, alla radio?
Ascolto musica in streaming mentre scrivo o cucino. Poi, in questa nuova casa, ho sistemato il giradischi e i vinili sono finalmente tornati a essere parte integrante della nostra vita, delle cene, delle ore con gli amici.
Quando ceniamo con amici cari di solito scelgo Bill Evans, o Coltrane. Miles Davis o Dizzy Gillespie. Quando sono sola con le amiche Nina Simone. Un po’ si parla, un po’ beviamo vino. Un po’ ascoltiamo la voce ruvidissima di Nina. 

I cinque magazine che non mancano sul divano nel weekend?
L’Espresso, il giornale per cui scrivo, e Internazionale. 

L’ultimo libro che le è piaciuto?
In ordine sparso: “L’arte di legare le persone” di Paolo Milone, “Il libro delle case” di Andrea Bajani. E ho qui vicino a me “La donna gelata” di Annie Ernaux, che amo molto. Ho letto le prime venti pagine, devo continuare. 

Guarda i telegiornali?
Guardo il tg di La7, qualche volta. Ma la tv è l’elettrodomestico meno utilizzato di casa, sono onesta.

Che serie tv sta guardando?
Ora nessuna. Rispetto al primo lockdown, in questi ultimi mesi mi sono dedicata a una programmazione cinematografica. Diciamo che a casa mia c’è il cineforum. Non posso imporre Tarkovsky o Bela Tarr al mio compagno. Quella parte del cineforum la faccio sola, poi mi parlo e mi rispondo.
Per il resto sto recuperando film che avevo perso al cinema, nuove uscite sui portali come MioCinema o Mymovies – ho visto di recente “Asia” e “The Dissident” e consiglio fortemente entrambi – o rivedo film che avevo visto ai tempi dell’università e non vedevo da almeno 15 anni. Ho rivisto di recente “La messa è finita”, “La battaglia di Algeri”.
L’ultima serie che ho visto e mi sento di consigliare è “Ethos”, la serie turca su Netflix. Aspetto con ansia la terza stagione di “Shtisel”.

Social di riferimento?
Direi Twitter. IG a seguire.

Che podcast ascolta?
Ascolto spesso i podcast di NPR, la National public radio americana. Di recente un amico mi ha consigliato di ascoltare “Appearances”, la storia di una famiglia iraniana a metà tra realtà e finzione.  

Si addormenta con un libro, con un magazine, con una serie tv o con un talk show?
In queste settimane mi addormento con un film.