La nazionale della giustiziaLe squadracce grilline sono state solo un disinvolto epifenomeno del manettarismo

DI Maio e gli schedatori (ex?) casaleggiani non avrebbero potuto soverchiare con il loro furore forcaiolo un’attonita Italia garantista se non fossero stati coadiuvati da una torma di editorialisti e di competitor che avevano a loro volta delle turpi bandiere giustizialiste da sventolare

Foto di Th G da Pixabay

Dunque pressappoco funziona così: che in Italia comincia a insorgere non si sa come né perché una temibile istanza giustizialista, che dalle piazze del vaffanculo reclama galera e galera e galera mentre l’Italia democratica e maggioritaria sorveglia e denuncia l’inciviltà di quella pericolosa mozione forcaiola e infine la soverchia, costringendo il leader delle squadracce grilline a chiedere scusa e a giurare fedeltà allo Stato di diritto, il bene comune a cui intollerabilmente attentava il Movimento 5 Stelle sotto lo sguardo inorridito del Paese garantista.

L’ipotesi che la piega giustizialista fosse una delle tante che movimentavano l’abito complessivamente neofascista degli schedatori della Casaleggio Associati, e che sarebbe stato difficile – direi impossibile – vederla sviluppata ad ammantare una buona quota della splendente produzione italiana, dalla spazzacorrotti alle intercettazioni al taglio dei parlamentari, se non fosse stata sapientemente accarezzata dalla pubblicistica che lamentava magari qualche maleducazione di quel bel rinnovamento ma spiegava che dopotutto un po’ di onestà era quel che ci voleva, ecco, è ipotesi diciamo non troppo frequentata nelle perlustrazioni analitiche dell’epopea grilloide.

Non si trattò mai soltanto dell’editorialismo da mattinale e dei manipoli di Grillo in rapporto di irrumazione reciproca: si trattò ben altrimenti di un’orgia più vasta, partecipata indiscriminatamente dai competitors che agitavano la bandiera delle rispettive specialità, i pogrom contro le zingaracce e i barconi da silurare, la prescrizione da rimuovere e le autostrade da espropriare, i malati di cancro da far morire in cella perché la mafia si batte così e tanti auguri di buon lavoro alle procure combattenti chiamate a far comizio sui palchi dell’informazione democratica.

Tutto questo ben di dio disegnava una specie di campanilismo giustizialista orgogliosamente riunito quando giocava la nazionale della giustizia che deve fare il suo corso, e pace se il corso è quello dei rastrellamenti giudiziari e della custodia cautelare come l’aspirina; delle sentenze che non si commentano, e pazienza se fino a prova contraria un provvedimento giudiziario non è un’esternazione oracolare; del grande rispetto per la magistratura, e amen se a mancarle di rispetto è innanzitutto chi la vuole indiscutibile e irresponsabile.
In quel contesto, il grillismo era e rimane solo una manifestazione notevole e più disinvolta.