Il fatto non costituisce notiziaArresto in prima pagina, assoluzione neanche in ultima: il normalissimo caso del sindaco Uggetti

Una vicenda men che minore, la gestione di due piscine comunali per un “affare” da poche migliaia di euro, trasformata dal Movimento 5 stelle (e dai giornali) in uno scandalo nazionale. Sulla base di un fatto che «non sussisteva». Ma per il Pd, evidentemente, è acqua passata

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Il 4 maggio 2016 l’arresto del sindaco di Lodi, Simone Uggetti, era la notizia di apertura delle prime pagine di tutti i principali quotidiani del paese. Ieri, il giorno della sua assoluzione perché «il fatto non sussiste», la notizia non compariva nemmeno in un trafiletto.

Il 4 maggio 2016 questo era il titolo principale del Fatto quotidiano: «In galera un altro futuro senatore: il sindaco di Lodi». Occhiello: «Manette al Pd – Arrestato per turbativa d’asta Simone Uggetti, erede di Guerini». Sommario: «L’accusa: “Truccava gli appalti”. Il n.2 dem: “Persona limpida”. Catturato mentre cancellava prove dal pc». Accanto al titolo, a corredo di cotanta descrizione, una vignetta raffigurante Matteo Renzi con su scritto: «Più ti lodi, più t’imbrodi».

Prima di proseguire con la vera e propria campagna organizzata dal Movimento 5 stelle, a partire dagli account ufficiali dei gruppi parlamentari, dal blog di Beppe Grillo e via via di tutti i principali esponenti del partito, bisogna chiarire un dettaglio, che rischia altrimenti di far perdere di vista il punto. Perché il punto non è che Uggetti sia stato assolto, e nemmeno che sia stato assolto «per non aver commesso il fatto». 

Il punto è che il sindaco di Lodi è stato arrestato e sbattuto in carcere, ed è finito sulle prime pagine di tutti i giornali, perché secondo l’accusa avrebbe scritto in modo scorretto il bando per l’assegnazione della gestione di alcune piscine comunali, un affare da meno di quattromila euro l’anno, sostanzialmente per favorire la società partecipata dal Comune, risparmiare soldi e fornire un servizio migliore. E questa era l’accusa. 

3 maggio 2016. «Comunicazione di servizio: l’arrestato del giorno è Simone Uggetti, sindaco di Lodi del Pd #VotiamoliVia», scandisce l’account «M5s Camera». La notizia è appena uscita e quella del gruppo parlamentare grillino è davvero una comunicazione di servizio, puntualmente osservata da tutti i principali esponenti del partito. 

Danilo Toninelli: «L’arrestato del giorno è il piddino Uggetti, sindaco di Lodi e braccio destro di Lorenzo Guerini. #votiamolivia». Paola Taverna: «Din don! Comunicazione di servizio: l’#arrestatoPD di oggi è il Sindaco di Lodi. A quanti siamo arrivati?». Riccardo Fraccaro: «Ennesimo #Pd in manette: arrestato per appalti truccati #Uggetti, sindaco di Lodi. Ovviamente renziano! #ArrestanoVoi». Degna di nota la piccola variazione introdotta da Laura Castelli: «Il #m5s fa un esposto e il sindaco di #Lodi, grazie al lavoro degli inquirenti, viene arrestato. Inutili sti grillini…». 

Più elaborato il post di Nicola Morra su Facebook: «Anche oggi il Pd ha il suo arrestato quotidiano: il sindaco di Lodi. Turbativa d’asta il reato che viene contestato. Può un partito che ogni giorno se ne fa arrestare uno per reati contro la pubblica amministrazione et similia combattere per davvero la corruzione? P.s.: se non ricordo male, da inizio anno fra indagati ed arrestati siamo a 125…..». (Il numero dei puntini di sospensione, come tutto il resto, è ovviamente da addebitare all’autore). A illustrazione di questi alati pensieri, c’è anche una card, che i Cinquestelle rilanciano ossessivamente un po’ ovunque: una bella foto di Uggetti al fianco di Matteo Renzi con la scritta: «Sindaco Pd arrestato – chi sarà il prossimo?».

Il giorno dopo, 4 maggio, è la volta di Beppe Grillo, che scrive sul blog un post dal titolo: «Il Pd affonda nella piscina di Lodi». Tra varie allusioni a manovre oscure e sordidi giochi di potere risalenti negli anni, neanche le piscine di Lodi fossero i pozzi di petrolio iracheni, scrive: «Se sono partite le intercettazioni su Uggetti, che hanno permesso di seguire passo passo le ultime vicende, è anche merito del M5s che ha illuminato chi oggi è accusato di turbativa d’asta. Se illumini un ladro, lui non ruba più». Nel caso vi foste distratti, ripeto che Uggetti non è mai stato accusato di avere rubato un quattrino.

«Lo scandalo di #Lodi dovrebbe invitare gli esponenti del Pd al silenzio. Invece #Renzi, attraverso i suoi uomini, attacca la magistratura», twitta Luigi Di Maio, che il 7 maggio è già lì, su un palco, a chiedere le dimissioni di Uggetti, che in quel momento si trova a San Vittore. Il 9 maggio Alessandro Di Battista scrive: «#Uggetti il sindaco Pd di Lodi resta in carcere ma non si dimette. Il garantismo del Pd? Garantire sempre la poltrona anche agli arrestati».

Conferenze stampa, manifestazioni, campagne social: i Cinquestelle hanno cavalcato quella vicenda come hanno sempre fatto con gli avversari. Non stupisce dunque il loro silenzio di oggi. Stupisce, semmai, il silenzio del Pd. Rotto da Enrico Letta soltanto alle 20.51 di ieri sera, con il seguente tweet: «Un abbraccio affettuoso al sindaco di Lodi #Uggetti. Oggi un giorno bello. Ma nessuno potrà ridargli indietro questi cinque anni». Eh già.

C’è però anche qualcosa di peggio del silenzio. «Prima di chiedere scusa bisogna guardare tutte le motivazioni della sentenza», ha detto ieri Toninelli ai giornalisti che gli chiedevano conto delle sue passate accuse. E in questa frase c’è davvero, tutta intera, la filosofia del Movimento 5 stelle: per accusare qualcuno, linciarlo pubblicamente, mettere la sua faccia sui manifesti e dargli del ladro non solo non serve alcuna carta, ma non c’è bisogno di aspettare nemmeno il tempo che un magistrato cominci a scriverci almeno la data, su quelle pagine. È per riconoscere l’innocenza, invece, che bisogna andarci piano, verificare riga per riga, controllare ogni possibile appiglio («Io non ho partecipato a quelle udienze, non ho letto, immagino, le centinaia di pagine di carte della magistratura, e poi esprimerò un giudizio, che ricordiamoci non deve essere esclusivamente in punta di diritto»). Il mondo alla rovescia.

«Le sentenze vanno rispettate, ma io devo chiedere che venga rispettata anche la moralità nella politica», ribadisce Toninelli. E per una volta verrebbe voglia di dargli ragione. 

 

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