Sapore di malePerché leggere in spiaggia è l’ultima cosa da fare in estate

Nonostante le abitudini consolidate e il marketing delle case editrici leggere al mare è sbagliato. Oltre alle scomodità date dall’ambiente, si rischia di perdere l’essenza, tutta fugace, della vacanza

di Craig Cameron, da Unsplash

È un’abitudine così diffusa da aver creato un proprio genere: le letture da spiaggia, cioè gialli/thriller leggeri che accompagnano le ore pigre sotto il solleone. Eppure, nonostante l’annuale lavoro di promozione delle case editrici, il grande non detto è che portarsi i libri al mare è sbagliato. Un uso barbaro che, per fortuna, viene smascherato da questo articolo (faceto?) dell’Atlantic. Il tempo in spiaggia, sintetizza, è troppo breve (e troppo bello) per essere sprecato leggendo un libro.

Anche perché, a ben guardare, è difficile immaginare un ambiente meno ostile alla lettura. Prima di tutto, per la sabbia: si infiltra inesorabile tra le pagine, non se ne va mai e anzi salta fuori nei momenti meno opportuni (ad esempio la sera, a letto, quando si riprende la lettura). In secondo luogo, la luce: le pagine diventano bianchissime e leggere fa male agli occhi. Servono occhiali da sole, ma non migliorano le cose, al contrario. A tutto questo si aggiungano le dita rese appiccicose dall’umidità, la crema solare, il sudore, il vento (quando c’è) e, di nuovo, la sabbia.

La verità è che leggere è un’attività da fare meglio al chiuso, se possibile nelle malinconiche sere invernali. L’estate richiede movimento, sole, vivacità. Anche perché, dopo 18 mesi di chiusure e restrizioni, mascherine e limiti, la voglia di passare il tempo sfogliando volumi dovrebbe essere un po’ andata.

Chi ne avesse ancora non abbia fretta: con l’aumento dei casi costante, la renitenza alla vaccinazione e la diffusione della variante Delta, la pandemia non è affatto finita. Il rischio è che, con il rientro dalle vacanze, si cominci di nuovo una stagione di regioni a colori alterni, coprifuochi sparsi e qualche chiusura a macchia di leopardo (sperando che non si rientri nell’incubo del lockdown). A quel punto sì, con la luce tenue e il fresco intorno, è di nuovo stagione per leggere.

In spiaggia, ricorda l’Atlantic, bisogna divertirsi. «Ubriacarsi al sole, leccare coni gelato del colore del dottor Manhattan, farsi seppellire nella sabbia fino al collo da un bambino, e chiedere a quei bellocci che giocano a beach volley se hanno bisogno di qualcuno in più». Ma anche «buttarsi nelle onde, mangiare patatine senza considerare dove finisce la sabbia dove cominciano le briciole sulle dita. Fai sonnellini, metti la crema solare e riposa ancora».

Le attività da spiaggia sono infinite, dagli sport alla contemplazione, fino alla semplice resistenza alla noia che passa per selfie con amici, qualche chiacchiera o sogni e progetti senza senso per il futuro. Il punto è quello: il mare è bello, ma non dura sempre. E lo stesso fa la vita. Passare i momenti migliori nella lettura –  forse – non è sempre la cosa giusta da fare.

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