Il sequel del 2020Tutte le cose orribili accadute quest’anno

Dall’assalto al Campidoglio all’arrivo della variante Omicron, passando per il ritiro dall’Afghanistan, i no vax e la serie Bridgerton. Il mockumentary satirico di Netflix mette in fila i fatti e le disgrazie degli ultimi 12 mesi, sperando che il 2022 vada meglio

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A giudicare dal 2021, viene il dubbio che il 2020 fosse il suo prequel. È una battuta, ed è del mocumentary “Death to 2021” del regista americano Josh Ruben, che è invece il seguito di “Death to 2020”. C’è sempre Hugh Grant, si è aggiunta Lucy Liu, e la formula è rimasta più o meno la stessa: discutere, attraverso l’uso di filmati reali inframmezzati a finte interviste a personaggi caricaturali, i maggiori (o meglio: i peggiori) eventi dell’anno quasi finito. L’umorismo è inglese (o così assicura Netflix) e il punto di vista è anglo-americano. Il risultato è così così.

Ma non importa, perché “Death to 2021” funziona benissimo per quello che è chiamato a fare, cioè come riassunto di fatti e disgrazie. Il 2020 era finito con un incauto ottimismo, dovuto all’arrivo dei vaccini e all’esito delle elezioni americane. Ma sono bastati pochi giorni di 2021 per far capire che le cose non sarebbero andate lisce. L’assalto al Campidoglio, organizzato per fermare la ratifica del voto, («una di quelle cerimonie del tutto formali nelle quali Mike Pence eccelle»), ha suonato la sveglia: ha rivelato all’America e al resto del mondo che gli “Always Trumpers”, cornuti o non cornuti, sono vivi e vegeti e continueranno a far danni. Sarà proprio così.

Perché insieme alla nuova Amministrazione (non ci si sofferma, ed è un peccato sul meme di Bernie Sanders con i guanti) parte la campagna vaccinale e, insieme, emergono in tutto il mondo i movimenti no-vax, a trazione Repubblicana. L’America si divide – o meglio, continua a essere divisa – e la stessa polarizzazione si riflette nel resto del mondo.

Intanto, visto che la normalità torna a rilento e i lockdown non sono cancellati, si impongono le serie televisive. Il 2021 è l’anno di “Bridgerton”, mentre si tace per carità di patria su “The Undoing”, un po’ perché è del 2020, anche se in Italia è arrivato dopo, un po’ perché non è una produzione Netflix e un po’per non imbarazzare lo stesso Hugh Grant, che forse spera di farlo dimenticare in fretta. Il 2021 è l’anno «della cerimonia degli Oscar più noiosa di sempre», che non a caso è stata anche la meno vista, del nuovo film di James Bond – l’ultimo di Daniel Craig – e delle polemiche sulla sua de-machizzazione. È stato anche l’anno di “Squid Game”, da subito fenomeno globale, che pur con i suoi demeriti non può essere considerato una disgrazia, salvo per le ore bruciate in binge watching.

Per carità di (anglo)patria il mockumentary si sofferma ben poco sulle Olimpiadi: ricorda solo che a Tokyo c’era tutto «tranne le persone». Cala il silenzio su medaglie, staffette e record. Non si accenna nemmeno agli Europei e allo smacco inglese della finale. Del resto, il 2021 sportivo agli italiani ha dato tanto, ma ha anche (quasi) tolto, mettendo a serio rischio la qualificazione per il Mondiale. Vedremo il 2022 che sequel sarà.

Per il resto, solo cose serie, visto che il 2021 è l’anno in cui «la natura è impegnata nella sua guerra contro l’umanità»: l’arrivo della variante Delta scalfisce la resistenza dei vaccini, gli incendi distruggono la California, l’Australia è alle prese con una invasione di topi, mentre nel Golfo del Messico il «mare va a fuoco», a causa di una perdita di gas nel condotto. Sembra insomma che anche gli eventi naturali «si siano radicalizzati».

A questi si aggiungono la rovinosa ritirata degli Stati Uniti dall’Afghanistan, i dissapori diplomatici per il caso AUKUS, soprattutto per il disappunto francese, il collasso temporaneo di Facebook (e Instagram e WhatsApp) insieme alla «gentrificazione dello spazio», con Richard Branson prima e Jeff Bezos dopo, che si trasformano in turisti spaziali.

Il nostro pianeta – suggeriscono – non è più il posto migliore in cui stare? Forse è così: da un lato Mark Zuckerberg cerca di inventare un luogo alternativo con “Meta”, che è anche un modo per sfuggire alle critiche, ai whistleblower e all’attacco concentrico della politica al suo dominio incontrastato, dall’altro le trattative per il clima non sembrano portare, con la Cop 26, a niente di risolutivo. L’anno si avvia così alla sua conclusione. Anzi, no: a novembre arriva la variante Omicron e “Death to 2021” fa in tempo a prenderne nota. Di fronte alle sue 30 e passa variazioni i vaccini sono sempre meno efficaci e il rischio è che quell’apparenza di normalità raggiunta venga ancora messa in discussione. Lo sapremo solo nel 2022, il sequel (nella speranza che non sia un reboot del 2020).