La parola numerataCome raccontare la poesia italiana con una mappa

La produzione lirica degli ultimi anni è stata sottoposta a uno studio approfondito, con tanto di statistica e impiego di grafici a torta. Il risultato è il libro di Laura Pugno (pubblicato dal Saggiatore): un lavoro combina critica letteraria antropologia, intelligenza artificiale, digital humanities e lettura dei corpora

di Nicolas Pinilla, da Unsplash

Mappa immaginaria della poesia contemporanea: l’aggettivo non è meno importante del sostantivo a cui si riferisce. Le mappe letterarie non sono mai strumenti del tutto esatti, se la nostra percezione dell’arte cambia più rapidamente della forma dei suoli e delle acque, e se i fenomeni della storia culturale sono più veloci di quelli geologici. Non sono rigorose fino in fondo, perché troppo coinvolte nelle battaglie per il riconoscimento. Non sono mai ineccepibili, queste mappe, perché la letteratura è fantasmatica sempre: riguarda le nostre proiezioni, le nostre aspettative, i nostri desideri – il nostro immaginario, appunto, che cambia, e assegna alla letteratura e alle singole opere letterarie una posizione e un ruolo differenti nel tempo. Ancor meno sicure e affidabili le mappe della contemporaneità, disertate da classici che non hanno il tempo di esserlo; nulla è più fluido, più incerto, più enigmatico e agonistico del presente – e soprattutto del nostro presente.

Eppure, se ammettono di essere immaginarie, se lasciano l’oggettività alla ricostruzione dell’aspetto materiale degli scambi culturali, se accettano insomma di essere fotografie parziali e storicamente determinate di una rappresentazione simbolica, le mappe letterarie possono essere molto utili per orientarsi sul terreno delle scritture contemporanee.

Più utili dei canoni, che muovono da principi di bellezza e importanza che nel presente non hanno modo e spazio per solidificarsi e diventare autorevoli. Più utili naturalmente delle classifiche di vendita, delle schede dei giornali e dei consigli di lettura, delle liste dei blogger e dei libri per l’estate: nei luoghi della promozione – e dell’autopromozione – i sentieri finiscono nei centri commerciali (o in pensioni a conduzione familiare), la carta è sponsorizzata e coincide con il territorio, perdersi è più facile che trovarsi.

Infine, e soprattutto, una mappa serve alla poesia più che ad altri generi letterari. Una carta della poesia contemporanea è più utile, più opportuna di una mappa del racconto e del romanzo attuali. Perché le terre della poesia sono oggi molto meno visibili socialmente, meno comunicate e note, meno frequentate dai lettori di quelle del racconto. Perché il filtro editoriale, in poesia, è oggi meno strutturato che in prosa: se per tutti adesso è facile o facilissimo dirsi scrittori, il rischio di una comunicazione autoreferenziale, di una circolazione settaria, di un riconoscimento a circuito chiuso sono ancora più grandi per i poeti. E infine perché i veri poeti, come qualcuno famosamente ha detto, sono sempre pochi, ed è o sarebbe cruciale distinguerli dai non-poeti, o dai finti poeti.

L’equivoco, nel caso dei narratori, è meno grave. Per come la vedo io, narratori si può anche diventare, ma poeti tutto sommato si è: più facile che un narratore mediocre indovini un racconto interessante che un finto poeta imbrocchi dei versi definitivi. È urgente che la torrenziale poesia italiana scritta in questi decenni venga letta, riletta e sottoposta a qualche forma di verifica, che al di là dei gusti soggettivi possa reagire ad alcuni semplici ma essenziali parametri di tenuta stilistica: un minimo sindacale di energia linguistica, forza e sicurezza del respiro, brillantezza, vitalità, sagacia del pensiero.

Questo lavoro di collaudo è destinato, almeno fino a un certo punto, a rimanere inevaso dal solo servizio cartografico. Non si può surrogare un esercizio critico: nessuna mappa può arrivare a tanto. Può servire però a identificare una comunità di scrittori, e magari di intellettuali, di valore più o meno sicuro, un cerchio al cui interno la poesia soffia e vive – anche se poi saranno come sempre pochi o pochissimi poeti, e pochi o pochissimi testi, tutti da identificare e ricordare fuori da ogni mappa, a dare significato a quest’esercizio ginnico che non sempre riesce – ma che quando riesce è la vera poesia.

Questa Mappa, in particolare, non pretende di scoprire un canone largo, e tantomeno di additare un ristretto manipolo di buoni o grandi poeti. Riesce però a delimitare uno spazio, identifica e permette di identificare un’area di ricerca poetica che si apre alla discussione e al giudizio perché è nel pieno della propria maturità artistica e desidera ascolto. Quindi una mappa parziale, come tutte le mappe – ma intelligentemente o scaltramente parziale, perché restituisce l’immagine della scrittura poetica che un gruppo ricco, vario, ma anagraficamente omogeneo di autori ha elaborato nel tempo; nel proprio tempo.

Gli artisti che si è scelto di cartografare dovevano avere un’età compresa più o meno fra i trenta e i sessant’anni. Ed è interessante notare che i dieci giurati che hanno selezionato i centonove nomi di partenza (diventati 99 dopo la successiva scrematura operata da una diversa e più ampia giuria) hanno a loro volta un’età compresa fra i sessanta e i trent’anni – con una leggera prevalenza, nel gruppo, dei quarantenni: ovvero quelli che per privilegio o dannazione d’anagrafe hanno più da perdere dall’oblio o dalla distrazione circostanti. Ne risulta un’idea di poesia molto articolata, ma comunque legata a una sensibilità storica; un ritratto e insieme un autoritratto di poeti, una affollata foto di famiglia – una famiglia molto allargata, che comprende almeno tre generazioni poetiche. Generazioni mediane.

Mancano i giovanissimi (e sappiamo che spesso i poeti si rivelano, o forse si rivelavano?, da giovani…), e mancano i veterani (tra cui di solito si trovano le figure più celebrate e affermate, ma anche quelle più definite, risolte e in qualche modo concluse nel loro percorso). La scelta di questa angolazione è istruttiva: è come se le tre generazioni qui autorappresentate cercassero una centralità e un ruolo che sentono di meritare, al di là dei debiti con i maestri e dei crediti con le nuove leve.

L’esemplarità del taglio prescelto è tale da spiegare, e in parte giustificare, alcuni paradossi: per esempio, la presenza di Chandra Candiani, che è del 1952, accanto all’assenza di Milo De Angelis, che è del 1951. La presenza di Silvia Bre accanto all’assenza di Patrizia Valduga – nate entrambe nel ’53. Il fatto è che De Angelis e Valduga non hanno bisogno di essere «mappati» (perché gli esploratori della critica hanno già percorso quei territori); Candiani e Bre invece sì. La scrittura di una mappa implica sempre, e anche letteralmente, una ricerca di visibilità. Come in tutti i planisferi, del resto, alcuni territori risultano sovrarappresentati, altri appaiono più piccoli di come sono realmente. Non è una semplice approssimazione tecnica degli strumenti di visione, o una distorsione della nostra retina, ma un aspetto culturale rilevante, e interessante in sé, perché rivelatore della ricerca di capitale simbolico.

Quel che risulta, alla fine, non è né potrebbe essere l’elenco di tutti i poeti italiani che contano (e basti appunto notare l’assenza di De Angelis e Valduga, o dei più anziani Cavalli, Bordini, Buffoni, Viviani, Paris – e sono solo i primissimi nomi che mi vengono in mente); piuttosto una costellazione formata dalle generazioni che oggi più sono e si vogliono al centro del dibattito sulla poesia.

In questa costellazione che cerca posizionamento troviamo progetti, strumenti e risultati anche molto diversi, e talvolta opposti, com’è ovvio che sia. Una mappa che contiene altre mappe, come esplicitamente si definisce (e che non ne contiene altre ancora, aggiungerei io). Ma con una omogeneità di fondo, che emerge tra le righe dalla scelta delle sette categorie che hanno in concreto dato forma, o forme, alla carta: Affettività, Assertività, Conoscenza, Io, Mondo, Performance, Sperimentazione. Sono alcune delle categorie che hanno dominato il discorso sulla poesia degli ultimi vent’anni, su carta e in rete, e che per questo si sono sedimentate nella sensibilità dei dieci poeti che le hanno scelte. Alla (relativa) uniformità generazionale di chi ha impostato la Mappa si somma quindi una sintonia culturale basata su criteri impliciti: la partecipazione al confronto teorico e critico più aggiornato e recente (da posizioni diverse, e a distanza variabile dall’accademia); la prossimità agli ambienti dell’editoria di poesia, della letteratura in rete, degli «eventi» poetici.

da “L’immaginario della Mappa”, di Gianluigi Simonetti, in “Mappa immaginaria della poesia italiana contemporanea”, di Laura Pugno, Il Saggiatore, 2021, pagine 248, euro 23