Puntata massimaIl gioco d’azzardo è già tornato ai livelli pre-pandemia

In Italia nel 2021 le scommesse hanno raggiunto quota 107,5 miliardi di euro, pareggiando quasi l’ammontare del 2019. È un effetto della pandemia, con la precarietà in aumento e l’incertezza sul futuro, ma anche dell’innovazione tecnologica che ha reso le scommesse più accessibili grazie ai siti specializzati

AP/Lapresse

Il gioco d’azzardo prospera nei momenti di incertezza e nelle difficoltà. Una scommessa è un modo per evadere dalla realtà, creare un’illusione di facile arricchimento che in un periodo di crisi economica può avere un grande potere di attrazione.

Le scommesse tendono ad aumentare nei periodi di disgregazione sociale. Al momento della Rivoluzione francese, nel 1789, il Palais Royal di Parigi era diventato il centro d’attrazione turistica più scintillante d’Europa, con 180 negozi e caffè. Ma già nel 1791 «il seminterrato e il piano secondario del Palais Royal ospitavano più di cento diversi tipi di gioco d’azzardo, tra cui i giochi di dadi e di carte», si legge in un articolo della rivista Journal of Gambling Studies. E tutto questo, ovviamente, era illecito.

Nella Russia di inizio ‘900 ci fu un’impennata di scommesse che attraversò il Paese più o meno dal 1905 fino allo scoppio della Rivoluzione, con molti circoli, società e assemblee metropolitane che cominciarono a trasformarsi in “case da gioco” – anche queste ovviamente vietate dalla legge.

Non è un caso che il 2021 sia stato un anno di fasti per il gioco d’azzardo. Solo in Italia la spesa è arrivata a 107,5 miliardi di euro in 12 mesi, secondo i numeri dell’Agenzia per le Dogane e i Monopoli.

Non siamo sui livelli del 2019 – spesa complessiva di 110,5 miliardi – ma inserendo la pandemia e la crisi nell’equazione si può intuire la peso delle scommesse sull’anno appena trascorso. Mentre a livello globale il 2022 minaccia di superare la spesa del 2019, secondo gli analisti di H2 Gambling Capital – azienda che fornisce dati di mercato e servizi di consulenza.

Ogni anno l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli pubblica una relazione in cui analizza la portata del gioco d’azzardo in Italia. La pandemia inevitabilmente ha pesato, ha cambiato lo stile di vita e modificato le abitudini dei giocatori d’azzardo, patologici e non solo. All’inizio il Covid aveva frenato tutto il settore: nel 2020 la cifra spesa è stata di 88,3 miliardi. La causa più ovvia è la chiusura delle sale e dei casinò, con lockdown primaverili e invernali, a cui va aggiunta la contemporanea sospensione delle competizioni sportive su cui scommettere. Ma nel 2021 gli italiani sono tornati a puntare.

La ripresa dello scorso anno va letta anche con la lente della crisi economica. Con la precarietà in aumento, un mercato del lavoro in rapida evoluzione e minori certezze sul futuro, molti si sono rifugiati in una soluzione che offre un riscatto molto ricco, almeno in termini potenziali.

È un discorso che somiglia molto a quello che lo scorso novembre, qui a Linkiesta, facevamo per gli investimenti in criptovalute e Nft, altrettanto rischiosi: «La criptovaluta è un investimento che può dare importanti ritorni in tempi brevi, per questo è molto ricercata, ma è uno strumento molto rischioso per la sua volatilità e per la mancanza di regole chiare sul suo utilizzo».

Negli ultimi anni il mondo delle scommesse è anche diventato più accessibile, intuitivo, semplice. L’innovazione tecnologica ha cambiato le modalità di gioco d’azzardo, le ha avvicinate agli scommettitori, gliele ha messe in tasca – quasi letteralmente. «Una volta c’era Las Vegas. Adesso c’è una Las Vegas in ogni telefono», ha scritto Stephen Marche sull’Atlantic, lo scorso novembre.

Lo si capisce meglio leggendo i dati italiani sulle scommesse sportive pubblicati da Avvenire: nel 2019 erano stati raccolti 12,5 miliardi di euro, nel 2020 circa 11 e nel 2021 poco meno di 15.

In questo triennio le agenzie hanno visto precipitare gli introiti, passando da 4,8 miliardi a 2,6 e poi a 1,8. A bilanciare il calo, però, c’è la spesa online, cresciuta da 7,7 miliardi del 2019 a 8,3 miliardi nel 2020, in pieno lockdown, fino ai 13 miliardi nel 2021, un aumento del 56,6% in due anni. Stesso discorso anche per altri giochi online, come casinò, poker e slot, passati da 26,3 miliardi del 2019 a 37,5 del 2020 e 54,5 del 2021.

Già nel 2020 l’online aveva superato il fisico ma ora la forbice si allarga, e promette di continuare in questa direzione.

Il gioco online ha travolto il mondo delle scommesse. «Oggi si può scommettere su quasi tutto. Durante la pandemia, mentre i casinò e gli ippodromi chiudevano, si poteva scommettere sulle previsioni della sera in tempo reale, o sulle prossime nevicate invernali», scrive l’Atlantic.

Paradossalmente la trasformazione del settore si traduce anche in una riduzione delle entrate per lo Stato italiano, che non ci guadagna davvero granché rispetto a prima. La crescita delle scommesse online del 2021 porta una riduzione delle entrate dal gioco d’azzardo, perché la tassazione dell’online è sensibilmente minore rispetto a quella che colpisce casinò, centri scommesse, gratta e vinci e così via.

Quindi il boom del gioco d’azzardo non ha giovato particolarmente all’Erario, che rispetto al 2019 ha perso circa un 35% negli incassi derivanti da gioco d’azzardo, passati dagli 11,35 miliardi di euro di tasse del 2019 ai 7,7 miliardi di euro del 2021.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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