Pagine ambrosianeMarcos y Marcos, la casa editrice che crede in Milano

L’avventura iniziò in una piccola mansarda in porta Venezia nel 1981. Marco Zapparolo e Claudia Tarolo, anime dell’editore, ci hanno detto della città che li ospita: «Adesso è in grado di sfidare a occhi chiusi anche le grandi capitali europee»

≪Compiere quarant’anni di attività, per una casa editrice indipendente è certamente un’impresa , ma noi preferiamo parlare di uno straordinario viaggio infinito. Certo, abbiamo anche affrontato i nostri problemi ma, come diceva Andrè Gide: “Non esistono problemi, ci sono soltanto soluzioni”. Ecco, Il fatto che ci siano stati tanti problemi ha avuto come contropartita che per doverli risolvere abbiamo trovato soluzioni. Lavorare con i libri significa aprire continuamente finestre e, ogni libro, ne apre una diversa. Mi piace vederla così≫.

Marco Zapparolo e Claudia Tarolo, anime di Marcos Y Marcos, parlano del coraggio di fare cultura senza mai cedere alla tentazione del mercato facile, fin dalle origini, legate al mondo difficile della poesia.

«Sicuramente è primigenia. Non è certo quella che ci dà il pane o la notorietà, ma è un lusso a cui non rinunciamo. Va in un terreno dove non riesce ad andare nessun altro genere letterario. La poesia va oltre. A dimostrazione di quanto sia fondamentale per noi, nel trentacinquesimo anno di vita abbiamo affidato la direzione della collana a Fabio Pusterla, primo e più fedele poeta che abbiamo pubblicato».

L’avventura di Marcos y Marcos iniziò in una piccola mansarda in porta Venezia nel 1981, seguendo anche l’evoluzione di Milano, città in passato non sempre facile e vivace, se vista con gli occhi del confronto culturale, del fermento necessario ad un’attività come quella editoriale. Ma per Zapparolo la vera svolta ha coinciso curiosamente con una sorta di “cessione di milanesità”.

«Milano per tanti anni è stata austera. Direi con un senso di scollamento dalla realtà. Era difficile anche trovare un posto dove poter chiacchierare. Era antipatica ai romani. Sembrava solo una città di numeri. Poi, probabilmente, abbiamo cominciato ad aprirci al mondo. Non so se costretti o per nostra volontà. La certificazione è stata proprio l’amore di Roma; nel senso che, quando i romani hanno cominciato a dire che Milano non è male, questo ha certificato che ce l’avevamo fatta. Adesso è in grado di sfidare a occhi chiusi anche le grandi capitali europee. Il cartellone culturale è uno dei più variegati d’Europa. Ogni settimana c’è un evento». 

Una sensibilità sempre crescente, un’apertura al confronto culturale, ma vissuta con la fatica di mantenere l’identità di piccola casa editrice e di affrontare momenti difficili anche per i grandi editori, come il periodo della pandemia.

«All’inizio c’è stata una sorta di paralisi e sgomento dovuto principalmente alla chiusura delle librerie» – racconta Claudia Tarolo – «poi si è avuta la meravigliosa reazione dei librai che potevano consegnare a domicilio e che ha portato a una bellissima rivoluzione. Paradossalmente, grazie alla pandemia, i librai indipendenti hanno scoperto che potevano addirittura fare concorrenza ad Amazon. La successiva riapertura ha trasmesso anche a noi un nuovo entusiasmo. Poi, abbiamo trasferito la nostra Marcos Academy, con i corsi sull’editoria, sull’online ed è stato un trionfo. E poi abbiamo realizzato gli audiolibri. Questo ci ha aperto nuovi orizzonti».

I dati ci dicono che addirittura  si è registrata anche una riscoperta della lettura. Lecito domandarsi se si tratti di una ripresa  che potrebbe durare o soltanto un dato del momento. In questo senso Marco Zapparolo esprime un ottimismo, legato al senso stesso del libro, che per sua natura manterrà un ruolo inscalfibile

«Il libro gode di un suo statuto di solidità che è abbastanza inattaccabile. Ricordo le prime fasi dell’ebook. I vari guru americani dicevano che nel giro di pochi anni il libro sarebbe stato sterminato. La storia ci ha dimostrato che non è così. Il libro aiuta a prendersi delle libertà. Se tu leggi online hai la sensazione di essere dentro un sistema. Il libro diventa l’altrove anche come oggetto. Muoversi con un device, non è come muoversi con un libro di carta. Il libro di carta ti offre un’esperienza molto più libera. Durante la pandemia questa cosa è stata sentita molto dai cosiddetti lettori intermittenti, penso ai ragazzi. Il libro è diventato un’esperienza di relazione tra grandi e piccoli. Anche l’editoria per ragazzi ha avuto un’esplosione. Il contenuto su carta è un’esperienza libera. La lettura è diventata un momento di libertà. L’editoria indipendente, e la nostra casa editrice che è una delle più antiche, ne esce fortificata proprio nel rapporto di fedeltà con il pubblico».

Sul rapporto col lettore, già acquisito o potenziale, Marcos Y Marcos continua a profondere un impegno particolare, con la convinzione che la lettura vada promossa  in tutti i suoi aspetti, compreso quello più sensoriale della parola pronunciata.

Il luogo ideale è la scuola, dove i ragazzi vengono  guidati a godere  della lettura come di una sorta di gesto collettivo, attraverso l’emozione. Booksound è il nome del “format” di lettura al alta voce che l’editrice milanese da anni porta nelle scuole di tutta Italia.

«Un’attività fonte di infinite soddisfazioni» – racconta Claudia Tarolo – «leggere insieme, per molti, è stata una scoperta trascinante con esperienze uniche. Ha colmato quel divario tra chi i libri in casa ce li ha e chi no. Siamo rimasti stupefatti dalla fame che hanno i ragazzi di leggere e conoscere≫

Ma ora c’è da  celebrare il giro di boa dei quarant’anni di attività, con nuove energie. A Marcos y Marcos credono come sempre che le difficoltà vadano vinte osando, investendo  ancora di più. Ci saranno nella loro scuderia due nuovi autori, per il momento  ≪da non nominare per scaramanzia, ma sui quali puntiamo molto» – confessa Marco Zapparolo – «quando un autore dal niente ti entusiasma per quello che ha scritto, questo diventa un grande motore e la curiosità è il primo motore. Non c’è un buon editore se non c’è una curiosità malsana e quasi radicata. La seconda cosa è la soddisfazione, come quando dici “questo è un gran bel libro, mi è piaciuto”. Ma torniamo  anche ad avere un nostro autore al Premio Strega. È Roberto Livi con il suo libro “Solo una canzone”. E poi, vogliamo tornare nelle scuole, nelle biblioteche e nelle librerie per continuare a diffondere la lettura. Ricominciare con gli incontri con gli autori. Ma, soprattutto, ripartire a far vivere i nostri libri».